Se...
Se… è la dodicesima novella inserita da Luigi Pirandello nella raccolta Scialle nero, nonché la più antica del volume.
La sua prima pubblicazione risale al 1894, collocandola tra le novelle più antiche di tutta la produzione novellistica pirandelliana, dopo Capannetta (1884) e La ricca (1892).[1]
Trama
[edit]Seduto ad un tavolino di un caffè nei pressi di una stazione ferroviaria il Valdoggi si appiglia ai suoi pensieri per distrarsi dallo sguardo opprimente di un avventore che, accompagnato da una donna anziana, continua a fissarlo.
Esasperato dall’insistenza di quello che crede essere uno sconosciuto, il Valdoggi inizia a guardarlo a sua volta finché l’uomo misterioso non bisbiglia il suo nome e si presenta come Lao Griffi, suo ex commilitone. Dopo un primo momento di smarrimento dovuto all’aspetto mutato dell’uomo, il Valdoggi riconosce il vecchio amico e i due iniziano a parlare dei vecchi tempi. Il Griffi gli racconta in tono concitato di come, nonostante le sue richieste di essere assegnato al reggimento di Udine, fu lasciato a Potenza, città in cui non voleva assolutamente restare.
L’agitazione e i gesti convulsi dell’uomo nel raccontare la vicenda richiamano l’attenzione degli avventori del caffè e dell’anziana donna, che si rivela essere la madre e che cerca di calmare il figlio. Il Griffi, davanti alle occhiatacce della gente e allo stupore del Valdoggi, si offre di pagare e di andare via dal caffè.
Appena si allontanano il Griffi riprende il suo racconto descrivendo all’amico la vita che avrebbe potuto avere e che ha immaginato per tutto questo tempo, se solo non fosse stato costretto a restare a Potenza per decisione del governo. La madre allora lo interrompe dicendogli che è il destino, ma lui si infuria con lei convinto che gli avvenimenti della vita non siano dovuti ad un destino superiore, ma alle scelte che si compiono e che possono modificare completamente il corso degli eventi. Arriva a chiedersi se in circostanze diverse, in un’altra città magari, avrebbe potuto incontrare un’altra donna, un’alternativa a Margherita, la donna che aveva sposato. Il Valdoggi, incuriosito, gli chiede di lei e l’amico si rabbuia prima di ammettere secco che l’ha uccisa.
Il Griffi inizia a raccontare all’amico stupito le dinamiche dell’accaduto: dopo aver scoperto che la donna che amava, e per cui si era indebitato, l’aveva tradito con l’ex fidanzato, cercò con violenza di farle confessare i motivi dell’infedeltà commessa, ma nel farlo finì per afferrarla per il collo con tale brutalità da strangolarla. Aveva da poco finito di scontare la pena preventiva di cinque mesi di carcere al momento dell’incontro con il Valdoggi, ma, nonostante ciò, confessa al vecchio amico di essere ancora ossessionato dal “se”, incapace di vivere senza immaginarsi continui scenari alternativi a ciò che è accaduto. Immagina cosa sarebbe successo se la moglie non avesse mai lasciato l’ex fidanzato per mettersi con lui, o ancora cosa sarebbe successo se fosse stato mandato al reggimento di Udine, come desiderava.
In preda al delirio e all’esasperazione per tutti i possibili scenari che si sarebbero potuti realizzare se anche solo qualcosa fosse andato diversamente, la madre dell’uomo sospira affranta, ripetendo dentro di sé ciò che precedentemente aveva già detto al figlio: “Destino!”
Commento
[edit]All’interno della raccolta Scialle nero, la novella Se… si colloca nella seconda metà del volume, quella in cui si concentrano i racconti di ambientazione prettamente romana. [2] In questa sezione Pirandello opera una progressiva rarefazione dell’intreccio, per cui gli eventi si assottigliano, la trama si minimizza e a occupare lo spazio narrativo sono soprattutto pause riflessive e analisi interiori, che hanno lo scopo di rallentare il ritmo narrativo e di spostare l’asse della narrazione sull’indagine psicologica del personaggio pirandelliano.[3]
In questo contesto, persino il titolo della novella contribuisce a orientare la lettura: Se… non allude solo al contenuto del racconto, ma incarna l’inclinazione all’interiorità, richiamando in modo diretto anche l’umorismo pirandelliano e il continuo sdoppiamento tra ciò che è e ciò che sarebbe potuto essere. Il titolo funziona dunque come una soglia concettuale, un mezzo che introduce il lettore in uno spazio narrativo dominato dal rimpianto, dalle possibilità mancate e dalla riflessione ipotetica, motore centrale della novella.[4]
È proprio questa la cornice in cui si inserisce la vicenda di Lao Griffi, un uomo ossessionato dal “se” che non riesce a vivere il presente perché bloccato nelle possibilità perdute della vita che lo avrebbero potuto condurre ad un destino diverso, un destino in cui non avrebbe ucciso la moglie o addirittura in cui non l’avrebbe mai conosciuta. [5] Un ruolo non secondario è svolto anche dalla figura inquietante della madre, la cui presenza contribuisce a enfatizzare la fragilità psicologica di Lao, poiché la sua visione fatalistica, che riconduce tutto ad un destino immutabile, non fa altro che alimentare la tensione psicologica del figlio. [6]
Anche i luoghi del racconto contribuiscono a definire questa condizione: spazi anonimi, sospesi, dei non-luoghi che hanno il compito di riflettere l’alienazione e la crisi interiore dell’individuo. Pirandello costruisce un ambiente rarefatto e privo di radicamento, che rispecchia la disgregazione percettiva del personaggio di Lao Griffi. Il luogo cardine che trasmette ciò è la stazione, che si prefigura sin dall’incipit come teatro di infinite possibilità, un luogo che promette movimento, ma che produce solo stasi, diventando così simbolo perfetto della condizione di Lao. [7]


Storia editoriale
[edit]La novella Se… compare per la prima volta il 26 agosto 1894 sulla rivista La Tribuna illustrata della domenica. Una seconda pubblicazione segue nel 1897 sulla rivista Psiche, in cui Pirandello interviene sul testo con alcune modifiche stilistiche e lessicali. Solo a distanza di un anno l’autore rimaneggia nuovamente la novella, questa volta in modo più drastico, e la ripubblica sulla rivista Ariel in una versione profondamente trasformata.
Il passaggio in volume avviene nel 1902,quando Se… viene inclusa nella raccolta Beffe della morte e della vita, pubblicata presso l’editore fiorentino Lumachi a seguito di un ulteriore intervento sul testo.
Nel 1922 la novella entra a far parte della raccolta Scialle nero, il primo volume del grande progetto delle Novelle per un anno. Pirandello immaginava una raccolta di 365 novelle, una per ogni giorno dell’anno, che rappresentava una monumentale impresa novellistica, rimasta poi incompiuta alla sua morte. L’edizione Bemporad del 1922 inaugura il progetto con la pubblicazione di tredici volumi; Mondadori ne cura poi una nuova edizione nella collana «Omnibus», ampliando la raccolta con un quattordicesimo volume nel 1934 e un quindicesimo pubblicato postumo nel 1937. [8]
Testimoni e varianti
[edit]La tradizione testuale della novella Se… documenta un processo di riscrittura continuo, che segue l’evoluzione stilistica e narrativa compiuta da Pirandello nel corso degli anni.
Il testimone più antico, TI (1894), presenta uno stile ancora vicino alla prosa giovanile dell’autore e una struttura relativamente lineare narrata in terza persona. PS (1897) mantiene l’impianto originario, ma subisce delle variazioni nell’assetto lessicale e sintattico, con interventi che vanno a snellire la punteggiatura, arricchire le descrizioni e rendere più colloquiali e vicini al parlato i dialoghi tra i personaggi.
La trasformazione più radicale avviene con AR (1898). L’intera novella è ampliata e riscritta in prima persona, accentuando così la soggettività e la tensione psicologica del racconto. Con la prima edizione in volume, BF (1902), l’autore ritorna alla terza persona e attenua alcune ridondanze, lasciando però immutate molte delle innovazioni introdotte in AR. La versione definitiva della novella, rappresentata dal testimone N1(1922), conserva la struttura di BF, ma con alcune modifiche lessicali e stilistiche che vanno a perfezionare il progetto ormai pienamente maturato dall’autore.
| Sigla | Anno | Sede di pubblicazione | Tipologia |
|---|---|---|---|
| TI | 1894 | La tribuna illustrata della domenica | Rivista |
| PS | 1897 | Psiche | Rivista |
| AR | 1898 | Ariel | Rivista |
| BF | 1902 | Beffe della morte e della vita | Volume |
| N1 | 1922 | Scialle nero | Volume |
Note
[edit]- ↑ Venturini Monica , Scialle nero, in Pirandello Luigi, Novelle per un anno 1, Mondadori, 2025, p. 547.
- ↑ Bellinzani Debora, Un percorso di lettura tra le novelle di Scialle nero, in Le novelle di Pirandello «raccolte», a cura di Stefano Milioto, Caltanissetta, Edizioni Lussografica, 2022, p. 131.
- ↑ Messina Raffaele, La contaminazione dei movimenti narrativi nella raccolta «Scialle nero» di Luigi Pirandello, in «Critica Letteraria», XXXV (2007), IV-137, p. 665.
- ↑ Venturini Monica, Scialle nero, in Pirandello Luigi, Novelle per un anno 1, Mondadori, 2025, p. 547.
- ↑ Bellinzani Debora, Un percorso di lettura tra le novelle di Scialle nero, in Le novelle di Pirandello «raccolte», a cura di Stefano Milioto, Caltanissetta, Edizioni Lussografica, 2022, p. 129.
- ↑ Venturini Monica , Scialle nero, in Pirandello Luigi, Novelle per un anno 1, Mondadori, 2025, p. 547.
- ↑ Venturini Monica, Narrazione, spazialità e distopia nella novellistica pirandelliana, p. 3. [1]
- ↑ Venturini Monica , Scialle nero, in Pirandello Luigi, Novelle per un anno 1, Mondadori, 2025, p. 540.
Bibliografia
[edit]- Bellinzani Debora, Un percorso di lettura tra le novelle di Scialle nero, in Le novelle di Pirandello «raccolte», a cura di Stefano Milioto, Caltanissetta, Edizioni Lussografica, 2022.
- Messina Raffaele, La contaminazione dei movimenti narrativi nella raccolta «Scialle nero» di Luigi Pirandello, in «Critica Letteraria», XXXV (2007), IV-137.
- Venturini Monica, Narrazione, spazialità e distopia nella novellistica pirandelliana. [2]
(data ultima consultazione: 12/01/2026) - Venturini Monica , Scialle nero, in Pirandello Luigi, Novelle per un anno 1, Mondadori, 2025.