La buon'anima
Viene pubblicata inizialmente nella rivista La Riviera Ligure nel 1904 e, successivamente, nell’edizione Treves del La Vita nuda nel 1910.
Trama
[edit]Il protagonista è Bartolino Fiorenzo, un giovane e timido chimico, il quale sposa Lina Sarulli, una donna vedova. Lina, nonostante il nuovo matrimonio, ricorda incessantemente il marito deceduto Cosimo Taddei, rivolgendosi a lui con l’appellativo ‘’la buon’anima’’. Bartolino deve convivere con la presenza di Taddei, poichè Lina non solo ne conserva oggetti e abitudini, ma ha esposto un ritratto in casa che pare osservare il nuovo marito.
Lina non si limita a questo ma, durante il viaggio di nozze, ripercorre con Bartolino le stesse tappe già visitate con il precedente marito: stessi luoghi, stesso albergo e stessa camera. Nonostante ciò, Bartolino non riesce ad essere onesto con la moglie e ad esternare il profondo disagio, decide di assecondarla passivamente, ma in lui accrescono disagio ed esclusione.
Accade che Ortensia, un’amica di famiglia, perde il marito ed affronta il lutto con un dolore inconsolabile; Bartolino osservando Ortensia, arriva alla conclusione che la moglie Lina aveva affrontato il proprio lutto in modo distaccato. L’uomo da questo momento in poi inizierà a ribellarsi, compiendo azioni insolite come tradire Lina con Ortensia. Questo tradimento, però, non è dettato da reali sentimenti bensì da una vendetta da parte di Bartolino per essere stato messo in secondo piano rispetto a Taddei, motivo per cui poi verrà pervaso dai sensi di colpa.
La vicenda culmina con una scena amara e ironica: Bartolino raccoglie un ciondolo perso da Ortensia e aprendolo scorge un piccolo ritratto di Cosimo Taddei, che anche in questo caso pare sorridergli e salutarlo.[1]