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La Rallegrata

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La rallegrata è una novella di Luigi Pirandello, pubblicata per la prima volta sul Corriere della Sera il 26 ottobre 1913 contenuta, poi, nella raccolta omonima, terzo volume delle Novelle per un anno.

Delacroix, Cavallo imbizzarrito nella tempesta (1825)

Trama

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La novella ha per protagonisti due cavalli, Fofo e Nero. Nero proviene da una scuderia principesca, nella quale era impiegato principalmente per il trasporto ed era abituato a un ambiente ordinato e rispettoso. In seguito alla malattia della principessa, i cavalli diventano inutili e il figlio, adeguandosi ai tempi nuovi, decide di venderli, sostituendoli con le macchine. In questo modo Nero giunge in una nuova scuderia, dove fa la conoscenza di Fofo, cavallo più anziano ed esperto. I due cavalli vengono impiegati per trainare una carrozza nera. Fofo, incline a parlare e a ragionare in modo superficiale, crede inizialmente di dover trasportare semplici oggetti e non comprende la particolare attenzione che gli uomini riservano alla carrozza. Durante il tragitto Nero rimane in silenzio e manifesta un turbamento crescente: avvicinandosi al palazzo, egli riconosce il luogo in cui aveva vissuto in passato: la dimora della principessa, ormai defunta. Giunti a destinazione, Nero si imbizzarrisce, attirando su di sé lo sguardo della folla. Gli uomini lo riconoscono come il cavallo della principessa e si lasciano prendere dalla commozione. Fofo, al contrario, resta del tutto ignaro del significato di quanto accade e non riesce a comprenderne la causa.

Commento e Poetica

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Nella novella La rallegrata, Luigi Pirandello mette in scena, fin dalle prime sequenze, una rappresentazione emblematica della frattura tra passato e presente, affidandola al gesto simbolico della vendita dei cavalli e alla loro sostituzione con le macchine. Attraverso questo passaggio, lo scrittore allude infatti all’ingresso in una nuova epoca storica, nella quale ciò che un tempo era ritenuto essenziale, nobile e carico di valore umano viene progressivamente espulso come inutile e superfluo. In tale prospettiva, il cavallo Nero diventa il portatore di un mondo ormai in declino, fondato sulla tradizione, sul decoro e sulla memoria, mentre le macchine si impongono come emblema di un progresso freddo e impersonale, sempre più sganciato dalla dimensione umana e affettiva.

Questo mutamento, tuttavia, non resta confinato a una dimensione puramente simbolica, ma si inserisce in un contesto storico ed economico più ampio. Infatti, l’affermazione del capitalismo monopolistico e l’espansione della grande industria contribuiscono a ridimensionare l’iniziativa individuale, fino a renderla marginale all’interno di grandi apparati produttivi. Di conseguenza, l’uso sempre più pervasivo delle macchine finisce per determinare una meccanizzazione dell’esistenza umana, trasformando l’individuo in una semplice funzione di un sistema economico e sociale impersonale. È proprio in questo scenario che si colloca la vicenda dei cavalli Fofo e Nero, ai quali Pirandello attribuisce tratti e comportamenti umani per rendere ancora più evidente la contrapposizione tra due visioni del mondo inconciliabili. Da un lato, Nero proviene da una scuderia principesca improntata alla cura, alla dignità e al rispetto; dall’altro, egli viene venduto in seguito alla malattia della principessa, evento che assume un valore fortemente simbolico, poiché allude al trascorrere del tempo e al passaggio generazionale. Giunto in una nuova realtà solo apparentemente decorosa, Nero incontra Fofo, cavallo ormai completamente adattato al nuovo ordine e, per questo, privo di legami autentici con il passato. Proprio questo incontro consente a Pirandello di mettere in scena, in modo indiretto ma efficace, il conflitto tra memoria e adattamento, tra fedeltà alle forme antiche e accettazione passiva della modernità.

La scena in cui i due cavalli sono destinati a trainare una carrozza funebre rappresenta, a questo punto, il nodo centrale della novella. Qui, infatti, Pirandello costruisce una situazione carica di ironia e straniamento: Fofo, ignaro del significato della morte, interpreta in modo distorto i gesti solenni degli uomini e finisce per giudicarli incapaci di comprendere ciò che fanno. Al contrario, Nero, man mano che la carrozza si avvicina al palazzo della principessa defunta, riconosce attraverso i sensi il luogo del proprio passato e manifesta un turbamento sempre più intenso, che culmina in un’improvvisa ribellione. Ne deriva un netto contrasto tra la commozione degli uomini, che riconoscono il cavallo e si lasciano andare al ricordo, e l’estraneità di Fofo, il quale resta indifferente e inconsapevole.

Proprio questo contrasto conduce al finale della novella, segnato da un’amara ironia: mentre gli uomini si rifugiano in una rallegrata collettiva che maschera il dolore e l’assurdità della condizione umana, l’animale apparentemente più ignorante si rivela, paradossalmente, il più distaccato e lucido. A partire da questo esito narrativo, diventa allora possibile risalire alla più ampia riflessione teorica pirandelliana. La situazione descritta suscita inizialmente un effetto comico, legato alla sproporzione tra la solennità del rito funebre e l’interpretazione ingenua di Fofo; tuttavia, a questo primo avvertimento del contrario segue una riflessione più profonda, che spinge il lettore a interrogarsi sulle ragioni intime dei comportamenti umani e a coglierne il carattere contraddittorio e problematico.

Si entra così nella dimensione dell’umorismo, così come Pirandello la teorizza nel saggio L’umorismo del 1908, fondandola sul sentimento del contrario. Tale sentimento nasce, appunto, quando alla percezione immediata subentra una comprensione più consapevole, spesso accompagnata da pietà, nei confronti dei personaggi. Di conseguenza, la poetica pirandelliana rifiuta le immagini armoniche e coerenti della tradizione classica e mira invece a scomporre la realtà, mettendone in luce le fratture, le incoerenze e gli stridori interni. In questo modo, essa riflette una visione profondamente moderna del mondo, segnata dalla crisi della civiltà novecentesca e dal venir meno della fiducia in un ordine razionale e unitario. L’identità individuale, infatti, non appare più compatta e stabile, ma si frantuma in una molteplicità di prospettive mutevoli e contraddittorie. Da qui deriva un relativismo conoscitivo che nega l’esistenza di una verità assoluta e condivisa e conduce a una condizione di profonda incomunicabilità tra gli uomini, ciascuno prigioniero della propria visione e delle “forme” sociali in cui è costretto a vivere.

Alla luce di queste considerazioni, *La rallegrata* può essere letta come una traduzione narrativa e simbolica della riflessione teorica pirandelliana sull’umorismo e sulla modernità, anticipando temi che troveranno poi un più ampio sviluppo nel romanzo Si gira del 1916, divenuto nel 1925 Quaderni di Serafino Gubbio operatore.

Infine, all'interno della novella il riferimento alle carrozze definite come “quelle diavole là” assume un valore fortemente emblematico: esse non rappresentano soltanto un progresso tecnico, ma diventano il segno inquietante di una realtà nuova e disumanizzata, nella quale l’uomo, pur illudendosi di dominare le macchine, rischia di essere progressivamente espropriato del proprio ruolo e della propria umanità.

Genesi del titolo

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La rallegrata, di origine e uso equestre, indica un particolare movimento del cavallo che manifesta uno stato di eccitazione gioiosa, espresso attraverso nitriti e scalpitii.

La novella rappresenta un unicum all’interno dell’opera pirandelliana, poiché è interamente costruita sul protagonismo di animali dotati di parola e pensiero, ai quali l’autore, secondo un modello di ascendenza esopica, affida il compito di osservare e interpretare i comportamenti umani, senza comprenderne le ragioni profonde. Proprio la scelta del titolo suscitò inizialmente alcune perplessità in ambito redazionale.

Nel 1913 Alberto Albertini, allora redattore del Corriere della Sera, espresse dubbi sulla chiarezza del termine, ritenuto ambiguo e potenzialmente fuorviante per i lettori.[1] Tuttavia, Pirandello difese con fermezza la propria decisione in una lettera datata 18 ottobre 1913, inviata da Girgenti e oggi conservata nei Carteggi inediti [2]. In essa lo scrittore sottolineava come il vocabolo fosse di uso comune tra gli esperti di equitazione e come racchiudesse in sé il significato essenziale della novella.

Il titolo rinvia infatti allo stato d’animo del cavallo Nero, che si rallegra credendo di essere ricondotto alla scuderia del padrone, senza cogliere il significato umano e funebre del viaggio che sta compiendo. Secondo Pirandello, l’apparente vaghezza del termine ne potenzia l’efficacia espressiva, poiché rispecchia la duplicità della situazione narrativa: il lutto vissuto dagli uomini è contrapposto alla gioia inconsapevole degli animali.[3]

L’autore osservava inoltre che il significato del titolo viene chiarito all’interno del testo stesso, in particolare attraverso il dialogo tra i cavalli Nero e Fofo, e che un’eventuale sostituzione con titoli più generici, come Allegria o Fofo capisce tutto, avrebbe compromesso la precisione semantica e la forza simbolica della novella, indebolendone il valore espressivo e interpretativo.

Copertina "La Rallegrata" terzo volume di Novelle per un anno, edizione Bemporad, Firenze (1922)

Storia editoriale

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La rallegrata è la novella di Luigi Pirandello che darà il titolo al terzo volume della terza raccolta di Novelle per un anno, pubblicato nel 1922 dall’editore Bemporad. Il testo, tuttavia, aveva già conosciuto una precedente diffusione: apparso nel 1913 sul Corriere della Sera, fu successivamente incluso nel 1915 nella raccolta La trappola, edita a Milano da Treves.[4] La sua storia editoriale risulta pertanto articolata e anteriore alla sistemazione definitiva del volume del 1922.

La raccolta riunisce complessivamente quindici novelle, scritte e pubblicate in un arco temporale piuttosto ampio, compreso tra il 1896 e il 1916. Molti di questi racconti erano già stati diffusi attraverso quotidiani e periodici, secondo una modalità consueta per Pirandello, e solo in un secondo momento confluirono in volume. I testi inclusi sono: La rallegrata, Canta l’Epistola, Sole e ombra, L’avemaria di Bobbio, L’imbecille, Sua Maestà, I tre pensieri della sbiobbina, Sopra e sotto, Un «goj», La patente, Notte, O di uno o di nessuno, Nenia, Nenè e Nini e Requiem aeternam dona eis, Domine!.[5]

Dal punto di vista compositivo, il volume mostra una stretta continuità con La trappola: ben undici racconti provengono infatti da quella raccolta e nove erano stati pubblicati originariamente sul Corriere della Sera. Eppure, nonostante questa evidente parentela, l’edizione Bemporad introduce una riorganizzazione significativa dei materiali. In particolare, l’ordine delle novelle viene profondamente ripensato: La rallegrata, che nella raccolta Treves occupava una posizione avanzata ma non centrale, viene collocata in apertura e diventa il titolo dell’intero volume, assumendo così una funzione programmatica e orientando la lettura dei testi successivi. Al contrario, Requiem aeternam dona eis, Domine!, che nella Trappola figurava al sesto posto, viene spostata in chiusura, acquisendo in questo modo un valore conclusivo e retrospettivo.[6]

All’interno della raccolta, la novella La rallegrata assume anche un ruolo tematico centrale. In essa compaiono infatti elementi simbolici che ritornano, con variazioni, in più racconti del volume. Tra questi spiccano le immagini animali, che contribuiscono a costruire un filo conduttore riconoscibile: dalla storia dei due cavalli costretti a trainare un carro funebre, fino alla rappresentazione di una folla di emarginati alla ricerca di un lembo di terra per il camposanto. In questo modo, la dimensione animale diventa uno strumento espressivo attraverso cui Pirandello lega tra loro racconti segnati dalla presenza, reale o mancata, del rito funebre, rafforzando l’unità tematica della raccolta e accentuandone il tono tragico e grottesco.

Osservazioni critiche

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Testimoni de La Rallegrata
N3= Novelle per un anno edizione Bemporad, Firenze 1922.
OM1= edizione Mondadori Omnibus di Novelle per un anno (1936-1937).
TR= "La trappola" raccolta edizione Treves, Milano 1915.

Nella versione di La rallegrata curata da Mario Costanzo per la collana I Meridiani di Novelle per un anno (1985), viene privilegiata la lezione dell’edizione Omnibus (1937-1938), considerata da Costanzo come la più attendibile tra le edizioni postume.[7]

Tra le principali varianti tra le edizioni N3 (Bemporad, 1922) e OM1 (Omnibus) si segnalano:

Interpunzione: normalizzazione dei segni di sospensione, sostituiti spesso da punti fermi, virgole o punti esclamativi, per rendere la lettura più scorrevole e il ritmo più lineare.[8]

Sintassi: riformulazioni di alcune espressioni, come il passaggio da “di + infinito” a “infinito semplice” («Nessuno, come t’ho detto, ardisce di montarci sopra» → «Nessuno, come t’ho detto, ardisce montarci sopra»).[9]

Lessico: modernizzazione del linguaggio, con sostituzioni come «s’arrestano» → «restano».[10]

Elementi testuali aggiunti o eliminati: in genere si tratta di brevi sintagmi eliminati per rendere il testo più scorrevole («tanta buon’erba grassa, da mangiare; roba sprecata anche quella» → «tanta buon’erba grassa, sprecata anche quella»).[11]

Grafia e neologismi: occasionali variazioni di termini e formazione di sintagmi, come il passaggio da «cappello a cilindro» → «cappello a stajo».[12]

Questi interventi mostrano un lavoro di ammodernamento del testo e di razionalizzazione della narrazione, coerente con l’orientamento editoriale delle successive edizioni postume.

Esempio di variante di interpunzione tra N3 e OM1








Bibliografia

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- La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/

- G. Baldi, I classici nostri contemporanei - Dall'età post unitaria al primo Novecento - Vol. 5.2, Paravia, 2019 , pp. 870-879 e 885-887.

- R. Luperini, Pirandello, Editori Laterza, Roma - Bari, 2015.

- Per un' analisi delle novelle cfr. R. Luperini, Il conflitto e l’interpretazione. Per un’ermeneutica materialistica , Laterza, Roma - Bari, 1999, pp. 100 - 127.

-R. Luperini, Controtempo. Letteratura e critica fra moderno e postmoderno, Liguori, Napoli 1999, pp. 111 - 121.

- G. Pirodda, Il relativismo pirandelliano nelle «Novelle per un anno». Ideologia e forma narrativa, in AA.VV., Letteratura e società. Scritti di italianistica e di critica letteraria per il XXV anniversario dell’insegnamento universitario di Giuseppe Petronio, II , Palumbo, Palermo 1980, pp. 533 - 547.

- Le novelle di Pirandello. "Raccolte" 2 a cura di S. Milioto, Lussografica, Saggi e documentazioni del Centro Nazionale Studi Pirandelliani, 2023.

- M. Polacco, Gli amori, le beffe e la tragedia. Storia di Pirandello novelliere 1894-1908, Pacini Fazzi, Lucca 1999.

Sitografia

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- Testo della novella reperibile su https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/59/Pirandello_-_Novelle_per_un_anno%2C_Volume_III_-_La_rallegrata%2C_Verona%2C_Mondadori%2C_1955.pdf

- Pirandello web sulla raccolta La rallegrata https://www.pirandelloweb.com/la-rallegrata/ .

Edizioni

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- L. Pirandello "Novelle per un anno: Scialle nero - La vita nuda - La rallegrata vol. 1 , Mondadori, Oscar moderni, 2025.

- L. Pirandello Novelle per un anno- Vol. I, a cura di Pietro Gibelli, Schole', 2024.

- Pirandello, Novelle per un anno 2, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello, Mondadori, 2023.


Note

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  1. La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 229.
  2. Cfr. L. Pirandello, Carteggi inediti, Bulzoni editore Roma, p. 193
  3. La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 223.
  4. La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 266.
  5. La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, pp. 224-226.
  6. La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 226-228.
  7. - La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 231
  8. - La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 233.
  9. - La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 234
  10. - La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 235.
  11. - La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 236.
  12. - La Rallegrata in Novelle per un anno 2, a cura di Fabrizio Miliucci, Edizione nazionale dell'opera omnia di Luigi Pirandello disponibile su https://www.pirandellonazionale.it/, p. 242.