Giacinta: Difference between revisions
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'''''Giacinta''''' è il primo [[https://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo| romanzo]] di [[https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Capuana| Luigi Capuana]]. Pubblicato nel '''1879''', l’opera mostra chiaramente la forte influenza delle letture francesi dell’autore ([[https://it.wikipedia.org/wiki/Honor%C3%A9_de_Balzac| Balzac]], [[https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89mile_Zola| Zola]], [[https://it.wikipedia.org/wiki/Gustave_Flaubert| Flaubert]]) ed è considerato un esempio del '''romanzo «documento»''', genere a cui Capuana si dedicò sempre con passione. La pubblicazione del romanzo segue il periodo di collaborazioni come critico letterario e teatrale con [[https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nazione| La Nazione]] e con il [[https://it.wikipedia.org/wiki/Corriere_della_Sera| Corriere della Sera]], testata per cui aveva pubblicato, nel 1877, un’entusiastica recensione de [[https://it.wikipedia.org/wiki/L'ammazzatoio| ''L’Assommoir'']] di Émile Zola. Il '''1877''', infatti, è l’anno in cui il [[https://it.wikipedia.org/wiki/Naturalismo_(letteratura)| naturalismo]] approda in Italia, nonostante fosse presente in Francia già da alcuni decenni. ''Giacinta'', dunque, è considerato il primo [[https://it.wikipedia.org/wiki/Verismo| romanzo verista]] italiano poiché segue alcuni dei principi fondanti del naturalismo: un '''“romanzo vero”''' che tenta di ricostruire un '''“caso clinico”''', ovvero della protagonista. Per la stesura di ''Giacinta'' Capuana segue le orme di Zola: in Giacinta predominano gli impulsi irrazionali determinati da traumi psichici, il cui esito finale rinviene nel '''suicidio'''. A Capuana è conferito un importante ruolo di mediatore dell’ideologia naturalista al fine della teorizzazione della '''corrente letteraria verista'''. Luigi Capuana mette a punto, ad esempio, una differenza fondamentale tra il '''naturalismo''' e il '''verismo''': nel naturalismo, nonostante sia vigente il principio della '''“lastra fotografica”''', l’autore mantiene un certo grado di libertà nella costruzione del romanzo; al contrario, agli autori veristi non è concessa alcuna libertà, poiché la rappresentazione verista deve aderire rigorosamente al [[https://it.wikipedia.org/wiki/Verismo#Il_verismo_poetico| vero]]. A prova del legame tra Capuana e il Naturalismo francese, Giacinta è dedicata a Émile Zola. | '''''Giacinta''''' è il primo [[https://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo| romanzo]] di [[https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Capuana| Luigi Capuana]]. Pubblicato nel '''1879''', l’opera mostra chiaramente la forte influenza delle letture francesi dell’autore ([[https://it.wikipedia.org/wiki/Honor%C3%A9_de_Balzac| Balzac]], [[https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89mile_Zola| Zola]], [[https://it.wikipedia.org/wiki/Gustave_Flaubert| Flaubert]]) ed è considerato un esempio del '''romanzo «documento»''', genere a cui Capuana si dedicò sempre con passione. La pubblicazione del romanzo segue il periodo di collaborazioni come critico letterario e teatrale con [[https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nazione| La Nazione]] e con il [[https://it.wikipedia.org/wiki/Corriere_della_Sera| Corriere della Sera]], testata per cui aveva pubblicato, nel 1877, un’entusiastica recensione de [[https://it.wikipedia.org/wiki/L'ammazzatoio| ''L’Assommoir'']] di Émile Zola. Il '''1877''', infatti, è l’anno in cui il [[https://it.wikipedia.org/wiki/Naturalismo_(letteratura)| naturalismo]] approda in Italia, nonostante fosse presente in Francia già da alcuni decenni. ''Giacinta'', dunque, è considerato il primo [[https://it.wikipedia.org/wiki/Verismo| romanzo verista]] italiano poiché segue alcuni dei principi fondanti del naturalismo: un '''“romanzo vero”''' che tenta di ricostruire un '''“caso clinico”''', ovvero della protagonista. Per la stesura di ''Giacinta'' Capuana segue le orme di Zola: in Giacinta predominano gli impulsi irrazionali determinati da traumi psichici, il cui esito finale rinviene nel '''suicidio'''. A Capuana è conferito un importante ruolo di mediatore dell’ideologia naturalista al fine della teorizzazione della '''corrente letteraria verista'''. Luigi Capuana mette a punto, ad esempio, una differenza fondamentale tra il '''naturalismo''' e il '''verismo''': nel naturalismo, nonostante sia vigente il principio della '''“lastra fotografica”''', l’autore mantiene un certo grado di libertà nella costruzione del romanzo; al contrario, agli autori veristi non è concessa alcuna libertà, poiché la rappresentazione verista deve aderire rigorosamente al [[https://it.wikipedia.org/wiki/Verismo#Il_verismo_poetico| vero]]. A prova del legame tra Capuana e il Naturalismo francese, Giacinta è dedicata a Émile Zola. | ||
== <big>Trama</big> == | |||
Il luogo in cui si svolgono gli eventi non è precisato. Giacinta nasce in una famiglia borghese italiana, ma gli anni della sua infanzia sono segnati da un ambiente familiare emotivamente assente, distanza che percepisce soprattutto da parte della madre. A seguito dei primi anni vissuti sotto le cure esclusive della balia, Giacinta si trasferisce in casa della famiglia. La prima adolescenza di Giacinta è segnata da un evento che condiziona profondamente la vita della protagonista: un episodio di violenza sessuale da parte di Beppe, un ragazzo di umili origini che era diventato il tuttofare della famiglia Marulli. Dopo l’episodio, Giacinta trascorre un periodo in collegio, all’interno del quale non avverte maggiore freddezza di quella vissuta in famiglia, ma soltanto un senso di disagio, dovuto al fatto di essere cresciuta in solitudine e senza relazioni affettive stabili. Giacinta, poco dopo essere ritornata dal collegio debutta in società e contestualmente riceve i primi corteggiatori; la madre Teresa pressa la figlia affinché quest’ultima contragga un buon matrimonio, ma Giacinta si oppone e cresce il suo senso di disagio. Nella vita di Giacinta si inseriscono alcuni personaggi come il cavaliere Mochi, ex amante della madre, che prova in diverse maniere a sedurre Giacinta che, al contrario, prova semplice affetto nei confronti del cavaliere. Durante il periodo del suo debutto in società Giacinta conosce Andrea Gerace, un modesto impiegato di banca. Giacinta e Andrea si innamorano e hanno una relazione, sospettata ma non certa. A tale relazione si pongono alcuni ostacoli: la volontà della ragazza di rimanere nubile, a causa dei sensi di colpa e delle turbe che continuano a perseguitarla e, probabilmente, la condizione non elevata di Andrea. Giacinta decide di sposare un uomo che non ama, ma che è in grado di elevare la sua posizione sociale: il conte Giulio Grippa di San Celso. Il conte Giulio scopre la relazione adulterina della moglie, che nel mentre rimane incinta di Andrea, ma non si oppone alla relazione. Giacinta rimane incinta non del marito ma di Andrea, che continua a rimanere suo amante, e nasce una bambina, Adelina. La figlia rappresenta per Giacinta una speranza e per la coppia adulterina un motivo di unione. In seguito al parto Giacinta vive in uno stato di perenne inquietudine. Il dottor Follini, uno dei medici della famiglia, studia Giacinta come uno scienziato studia il suo “caso clinico”, analizzandola con “fredda curiosità”; il professore interroga Giacinta e lei si confessa, notando lei stessa di star rasentando la pazzia. Adelina dopo pochi anni si ammala e muore. Tale perdita, spacca in due la relazione tra Giacinta e Andrea, che non prova più la passione di prima, ma allo stesso tempo ha difficoltà ad allontanarsi. Anche Giacinta viene sopraffatta da turbamenti legati a trascorsi della sua vita che le rendono impossibile vivere e la portano a prendere la via del suicidio, evento con cui si conclude il romanzo. | |||
Revision as of 06:36, 13 January 2026
Giacinta è il primo [romanzo] di [Luigi Capuana]. Pubblicato nel 1879, l’opera mostra chiaramente la forte influenza delle letture francesi dell’autore ([Balzac], [Zola], [Flaubert]) ed è considerato un esempio del romanzo «documento», genere a cui Capuana si dedicò sempre con passione. La pubblicazione del romanzo segue il periodo di collaborazioni come critico letterario e teatrale con [La Nazione] e con il [Corriere della Sera], testata per cui aveva pubblicato, nel 1877, un’entusiastica recensione de [L’Assommoir] di Émile Zola. Il 1877, infatti, è l’anno in cui il [naturalismo] approda in Italia, nonostante fosse presente in Francia già da alcuni decenni. Giacinta, dunque, è considerato il primo [romanzo verista] italiano poiché segue alcuni dei principi fondanti del naturalismo: un “romanzo vero” che tenta di ricostruire un “caso clinico”, ovvero della protagonista. Per la stesura di Giacinta Capuana segue le orme di Zola: in Giacinta predominano gli impulsi irrazionali determinati da traumi psichici, il cui esito finale rinviene nel suicidio. A Capuana è conferito un importante ruolo di mediatore dell’ideologia naturalista al fine della teorizzazione della corrente letteraria verista. Luigi Capuana mette a punto, ad esempio, una differenza fondamentale tra il naturalismo e il verismo: nel naturalismo, nonostante sia vigente il principio della “lastra fotografica”, l’autore mantiene un certo grado di libertà nella costruzione del romanzo; al contrario, agli autori veristi non è concessa alcuna libertà, poiché la rappresentazione verista deve aderire rigorosamente al [vero]. A prova del legame tra Capuana e il Naturalismo francese, Giacinta è dedicata a Émile Zola.
Trama
Il luogo in cui si svolgono gli eventi non è precisato. Giacinta nasce in una famiglia borghese italiana, ma gli anni della sua infanzia sono segnati da un ambiente familiare emotivamente assente, distanza che percepisce soprattutto da parte della madre. A seguito dei primi anni vissuti sotto le cure esclusive della balia, Giacinta si trasferisce in casa della famiglia. La prima adolescenza di Giacinta è segnata da un evento che condiziona profondamente la vita della protagonista: un episodio di violenza sessuale da parte di Beppe, un ragazzo di umili origini che era diventato il tuttofare della famiglia Marulli. Dopo l’episodio, Giacinta trascorre un periodo in collegio, all’interno del quale non avverte maggiore freddezza di quella vissuta in famiglia, ma soltanto un senso di disagio, dovuto al fatto di essere cresciuta in solitudine e senza relazioni affettive stabili. Giacinta, poco dopo essere ritornata dal collegio debutta in società e contestualmente riceve i primi corteggiatori; la madre Teresa pressa la figlia affinché quest’ultima contragga un buon matrimonio, ma Giacinta si oppone e cresce il suo senso di disagio. Nella vita di Giacinta si inseriscono alcuni personaggi come il cavaliere Mochi, ex amante della madre, che prova in diverse maniere a sedurre Giacinta che, al contrario, prova semplice affetto nei confronti del cavaliere. Durante il periodo del suo debutto in società Giacinta conosce Andrea Gerace, un modesto impiegato di banca. Giacinta e Andrea si innamorano e hanno una relazione, sospettata ma non certa. A tale relazione si pongono alcuni ostacoli: la volontà della ragazza di rimanere nubile, a causa dei sensi di colpa e delle turbe che continuano a perseguitarla e, probabilmente, la condizione non elevata di Andrea. Giacinta decide di sposare un uomo che non ama, ma che è in grado di elevare la sua posizione sociale: il conte Giulio Grippa di San Celso. Il conte Giulio scopre la relazione adulterina della moglie, che nel mentre rimane incinta di Andrea, ma non si oppone alla relazione. Giacinta rimane incinta non del marito ma di Andrea, che continua a rimanere suo amante, e nasce una bambina, Adelina. La figlia rappresenta per Giacinta una speranza e per la coppia adulterina un motivo di unione. In seguito al parto Giacinta vive in uno stato di perenne inquietudine. Il dottor Follini, uno dei medici della famiglia, studia Giacinta come uno scienziato studia il suo “caso clinico”, analizzandola con “fredda curiosità”; il professore interroga Giacinta e lei si confessa, notando lei stessa di star rasentando la pazzia. Adelina dopo pochi anni si ammala e muore. Tale perdita, spacca in due la relazione tra Giacinta e Andrea, che non prova più la passione di prima, ma allo stesso tempo ha difficoltà ad allontanarsi. Anche Giacinta viene sopraffatta da turbamenti legati a trascorsi della sua vita che le rendono impossibile vivere e la portano a prendere la via del suicidio, evento con cui si conclude il romanzo.
