Ribrezzo
La novella Ribrezzo pubblicata da Luigi Capuana nella raccolta Le Appassionate (1893), esplora la psicopatologia della passione femminile, descrivendo il conflitto tra desiderio morale e risposta corporea. Se in altre novelle la nevrosi nasce dalla repressione o dall’eccesso della passione, qui si colloca in una zona più ambigua e disturbante: Giustina non rifiuta l’amore in quanto tale, né l’uomo che la ama, ma è travolta da una reazione fisica di repulsione che la volontà e la ragione non riescono a dominare.
Trama
[edit]La novella racconta la crisi improvvisa di un uomo che, dopo aver a lungo desiderato una donna e averla conquistata, prova nei suoi confronti un sentimento di [repulsione fisica e morale. Ciò che prima lo attraeva con forza passionale diventa motivo di disgusto, soprattutto nel momento dell’intimità. Incapace di spiegare razionalmente questo mutamento, l’uomo vive il ribrezzo come una reazione incontrollabile, che distrugge il rapporto e rivela l’instabilità e la contraddittorietà del desiderio umano. La passione, una volta realizzata, si rovescia nel suo opposto, mostrando il carattere patologico e irrazionale dell’amore.
Analisi
[edit]All’inizio della novella Giustina è presentata come una donna onesta, moglie e madre, che viene brutalmente espulsa dal suo ruolo sociale a causa di un sospetto d’adulterio. La scena dell’allontanamento dalla casa coniugale è costruita con grande intensità emotiva: esce piangendo, vestita di nero, mentre il marito la scaccia credendola colpevole. Il dolore iniziale non è solo affettivo, ma identitario: Giustina è privata contemporaneamente della dignità di moglie e di madre, e la sua innocenza, pur proclamata con forza, non trova ascolto. La sua rivolta è tutta morale e verbale: «Sono innocente! Mentiscono tutti. Fu soltanto un’imprudenza». [1]Ma questa verità non ha peso nel mondo sociale, dove le apparenze contano più dei giuramenti. L’ingiusta accusa provoca in Giustina una profonda sofferenza emotiva. Giustina è costretta a riconoscere che né il marito, né il padre sono disposti a crederle fino in fondo. Il dolore si trasforma allora in solitudine assoluta, resa con forza simbolica dalla musica. In quelle note c’erano i giuramenti di lei, in cui afferma di essere innocente. Ma è una confessione che nessuno ascolta davvero. Il passaggio decisivo avviene quando Giustina, ormai isolata e umiliata, accetta di assistere Fasciotti, l’uomo che l’ha amata e per lei si è battuto in duello. La sua scelta non nasce da desiderio, ma da pietà e da un bisogno di giustificazione morale. Tuttavia, proprio questa decisione segna l’inizio della vera nevrosi. Giustina si trova progressivamente intrappolata in una relazione che la società interpreta come colpevole e che lei stessa tenta di trasformare in riscatto, ma che il suo corpo rifiuta con violenza crescente. Il rapporto con Fasciotti è caratterizzato da una profonda asimmetria. Egli ama con trasporto, con dedizione assoluta, idealizzando Giustina come oggetto di culto; lei, invece, prova per lui gratitudine, tenerezza, compassione, ma non desiderio. Capuana insiste su questa dissociazione. Il problema non è morale, perché Giustina vorrebbe ricambiare, ma è fisico, istintivo, quasi biologico. Ogni tentativo di intimità risveglia in lei una sensazione di ripulsa che culmina nel momento decisivo: “E gli si abbandonava tra le braccia, scossa da un gran convulso di ribrezzo”. Qui la parola del titolo trova il suo significato più pieno: il corpo reagisce come se fosse violato, anche quando la volontà acconsente. Capuana costruisce questa patologia con grande attenzione ai segnali somatici. Il ribrezzo non è mai astratto: si manifesta in tremiti, convulsioni, svenimenti, in una vera e propria ribellione dei nervi e del sangue. Giustina stessa ne intuisce la causa profonda solo molto tardi, quando comprende che quel rifiuto fisico è il marchio indelebile del matrimonio e della maternità.
Personaggi
[edit]La novella Ribrezzo presenta pochi personaggi, funzionali alla rappresentazione della psicopatologia passionale e del determinismo naturalistico.
- Giustina – Protagonista. Donna fragile e passiva, dilaniata tra desiderio e ribrezzo, incapace di sottrarsi al proprio destino.
- Enrico – Marito. Figura dell’autorità morale, incapace di assolvere.
- Fasciotti – Amante. Alternativa illusoria al matrimonio, priva di valore risolutivo.
- Il padre – Autorità familiare e simbolica, invocata nel finale.
Temi
[edit]La novella Ribrezzo concentra la propria attenzione su pochi nuclei tematici essenziali, sviluppati secondo una visione rigidamente naturalistica e deterministica, tipica della narrativa di Luigi Capuana.
Passione patologica
[edit]Al centro della vicenda si colloca una passione deviata e incontrollabile, che non evolve in compimento sentimentale, ma si rovescia progressivamente in ribrezzo e autodistruzione. Il desiderio, anziché rappresentare una forza vitale, assume caratteri morbosi e conduce inevitabilmente alla rovina della protagonista, senza lasciare spazio a redenzione o riscatto.
Determinismo naturale e psicopatologia
[edit]Il dramma di Giustina è interpretato da Capuana secondo una prospettiva deterministica, che esclude qualsiasi giudizio di ordine morale o sociale. La protagonista appare come una creatura passiva, dominata dalla propria natura e incapace di governare gli impulsi istintivi. Il conflitto tra desiderio e corpo si traduce in una forma di psicopatologia passionale, in cui l’individuo è schiacciato da forze interne incontrollabili. Il destino di colpa, sofferenza e morte assume così il valore di una necessaria espiazione, inscritta nella logica stessa della natura.
Colpa e innocenza
[edit]Un elemento centrale della novella è l’ambiguità tra colpa e innocenza. Giustina si proclama innocente, poiché non riconosce una responsabilità consapevole nelle proprie azioni; tuttavia, l’esito tragico della sua vicenda conferisce alla sua fine un significato espiante. La punizione non deriva da una colpa morale, ma dall’ineluttabilità delle leggi naturali che regolano l’esistenza.
Fragilità femminile
[edit]La rappresentazione della donna riflette una concezione profondamente segnata dal determinismo verista. La figura femminile appare più vulnerabile al conflitto tra istinto e norma, maggiormente esposta al disordine delle passioni e destinata a subirne le conseguenze. La fragilità femminile diventa il luogo privilegiato in cui si manifesta la violenza della natura, che annulla ogni possibilità di autodeterminazione.
Stile e struttura
[edit]La novella adotta uno stile riconducibile al verismo di Capuana, caratterizzato da un narratore impersonale e da un linguaggio sobrio, privo di commenti morali espliciti. L’attenzione è rivolta alla registrazione dei sintomi psicologici e fisici della protagonista, con un’impostazione quasi clinica. La struttura è lineare e chiusa: la narrazione procede per accumulo di eventi negativi, senza svolte risolutive o possibilità di riscatto. Il finale tragico, segnato dalla malattia e dalla morte di Giustina, conferma l’impostazione deterministica del racconto e l’assenza di una prospettiva di redenzione.
Edizioni e pubblicazioni
[edit]Ribrezzo fu pubblicata per la prima volta nel 1885 all’interno della raccolta omonima, edita da Giannotta a Catania. In precedenza, alcune delle novelle che avrebbero fatto parte della raccolta erano apparse su riviste come Fanfulla della Domenica (8 ottobre 1882), una prassi comune nell’Italia post-unitaria per la diffusione del racconto breve. Successivamente, Ribrezzo fu inclusa nella raccolta Le appassionate (1893).
Note
[edit]- ↑ L. Capuana, Le Appassionate, Giannotta, Catania, 1893, cit. p. 416.