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Per le vie. L'introduzione di una prospettiva urbana nel verismo

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Introduzione

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Questa pagina analizza tre novelle estratte dalla raccolta milanese di Giovanni Verga, Per le vie (1883), focalizzandosi sui temi del proletariato urbano, della gelosia e della condizione sociale.

Per le vie
Frontespizio dell'edizione "Per le vie" (Treves)
Autore Giovanni Verga
Titoli analizzati Amore senza benda, L’osteria dei <<Buoni Amici>>, Gelosia
Ambientazione Milano, quartieri popolari e centro storico
Temi cardine Proletariato urbano, logica economica, alienazione

Verga scrisse Per le vie mentre si trovava a Milano nel periodo post-unitario. La scelta di vivere in città è fortemente determinata dall’esigenza di avere contatti diretti con le più importanti case editrici d’Italia: Catania è ancora troppo provinciale per garantirgli successo nel mestiere di scrittore. Inizialmente, approda a Firenze e vi risiede in pianta stabile tra il 1869 e il 1872.[1] Tuttavia, nonostante Firenze rappresenti un importantissimo centro culturale, la città veramente all’avanguardia per l’editoria moderna è Milano, tant’è vero che lì hanno sede editori come Treves, Hoepli e Sonzogno. Inoltre, vivere a Milano gli consente anche di godere della città più avanzata nel processo di industrializzazione e più rinnovata dal punto di vista urbano. Milano, in quegli anni, è spesso al centro dei suoi scritti sia personali sia letterari. È presente una bivalenza[2] nei due ambiti: quando scrive a familiari e ad amici come Capuana, parla di una città viva, che rappresenta fonte d’ispirazione creativa e possibilità concreta di successo; nella rappresentazione letteraria, invece, guarda più all’aspetto alienante della vita milanese, alla solitudine degli abitanti e alle loro sofferenze. L’ambientazione milanese che caratterizza Per le vie non è unica nella produzione letteraria di Verga. Le novelle X (1874) e Primavera (1875), appartenenti alla raccolta Primavera e altri racconti[3] del 1876, sono ambientate a Milano e anch’esse rappresentano un tentativo di realismo urbano. Intitolando la raccolta Per le vie, Verga dà subito l’idea che lo spazio in cui si svolgono le vicende narrate è anch’esso protagonista. Tra le vie della città ogni cosa è simbolica: le persone, gli oggetti, tutto finisce per avere un significato sociale, con l’intento ben saldo di mostrare gli esiti alienanti del progresso. Di fondamentale importanza è il ruolo giocato dalla toponomastica. L’autore segue i personaggi nel loro vagabondaggio[4] Per le vie della città, e lo fa in modo da essere il più oggettivo possibile. Il lettore milanese contemporaneo di Verga, che condivide con l’autore lo stesso orizzonte urbano, può esattamente seguire i movimenti dei personaggi attraverso strade che hanno un nome reale. Il lettore sa che per quelle vie si esprimono le contraddizioni urbane di cui parla l’autore: vecchio e nuovo, progresso e arretratezza, lusso e degrado. Lo sguardo di Verga non è del tutto urbano, è lo sguardo di un provinciale inurbato che osserva la rappresentazione dello spazio, con una prospettiva pessimista proprio su quel progresso che il potere, agli albori del capitalismo, cerca di esibire.[5]. La sezione è dedicata a tre delle dodici novelle contenute in Per le vie: Amore senza benda, L’osteria dei “Buoni Amici” e Gelosia. Sono dimostrazione di come il mondo urbano è strettamente collegato alla vita dei personaggi. Lo spazio urbano è una sorta di contenitore spaziale di situazioni umane. [6]. Verga riesce nell’intento di mostrare la faccia critica del progresso e la condizione di miseria degli umili, spesso privi dei mezzi per vivere e costretti a limitarsi alla sopravvivenza.

Storia editoriale

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La prima edizione della raccolta di Per le vie è stata pubblicata dall’editore Treves nell’estate del 1883 e, grazie alla documentazione inerente ad essa, si evince che l’autore non ha curato le varie vicende editoriali di ogni singola novella che ne fa parte, probabilmente perché in quel periodo era immerso nella revisione del romanzo Mastro Don Gesualdo e occupato nelle versioni teatrali della Cavalleria Rusticana. Per Verga il 1883 è un anno pieno e rimanda a un periodo antecedente molto intenso caratterizzato dalla pubblicazione della raccolta Vita dei campi avvenuta nel 1880 e l’esordio del romanzo I Malavoglia pubblicato l’anno successivo, nel 1881. Verga si mette in contatto con l’editore e stipula l’accordo nel marzo 1882 in cui Treves gli chiede di fissare il numero delle novelle, individuandone 12 all’interno della raccolta; in questo modo aveva in mente il carattere unitario e complessivo dell’opera che progressivamente prendeva sempre più forma. L’ordine in cui sono disposte le novelle nell’edizione in volume della raccolta non corrisponde all’ordine cronologico inerente alla loro stesura e composizione in rivista.[7]

L’ordine del volume è il seguente:

  1. Il bastione di Monforte
  2. In piazza della Scala
  3. Al veglione
  4. Il canarino del N.15
  5. Amore senza benda
  6. Semplice storia
  7. L’osteria dei «Buoni Amici»
  8. Gelosia
  9. Camerati
  10. Via Crucis
  11. Conforti
  12. L’ultima giornata

Segue l'ordine di pubblicazione:

  1. In piazza della Scala
  2. Il canarino del N.15
  3. Amore senza benda
  4. L’ultima giornata
  5. L’osteria dei <<Buoni Amici>>
  6. Semplice storia (che rimane nella stessa posizione)
  7. Gelosia
  8. Camerati
  9. Via Crucis
  10. Conforti
  11. Il bastione di Monforte
  12. Al veglione


Le edizioni

Oltre al totale cambiamento che è avvenuto dell’ordine, si può constatare che la raccolta ebbe due edizioni in volume. La prima indicata con la sigla (Tr) è divisa in tre emissioni appartenenti al 1883, rispettivamente: 1883 (prima emissione) = G. Verga I Per le vie / [stemma editoriale] | Milano I Fratelli Treves, Editori |, 1883 (seconda emissione) = G. Verga | Per le vie I Seconda Edizione | [stemma editoriale] | Milano | Fratelli Treves, Editori |, 1883 (terza emissione) = G. Verga | Per le vie | Terza Edizione I [stemma editoriale] | Milano | Fratelli Treves, Editori | 1883. La seconda edizione pubblicata nel 1899 con quattro stampe tra il 1907 e il 1918 nelle quali l’ultima con due diverse emissioni: 1918 (quarta ristampa, prima emissione) = Per le vie I novelle I di Giovanni Verga | [stemma editoriale] | Milano I Fratelli Treves, Editori / Ottavo Migliaio [la data 1918 è indicata sul verso] mentre 1918 (quarta ristampa, seconda emissione) = Per le vie I novelle I di | Giovanni Verga I [stemma editoriale] | Milano | Fratelli Treves, Editori I Nono Migliaio. Nonostante la seconda e la terza edizione di Tr hanno un frontespizio differente, l’opera viene identificata omogenea con stessa composizione tipografica. Il volume è composto da 243 pagine numerate e seguite da una pagina bianca e dall’indice; i fascicoli sono di 16 pagine tranne l’ultimo che comincia a pagina 241. [8]

Costituzione di testo e criteri editoriali

Non avendo la possibilità di dare un valore ai manoscritti d’autore, il criterio da utilizzare è quello di considerare, sia per gli errori sostanziali che formali, il testo base (Tr) che è l’unica edizione corretta e rivista dallo stesso autore. Un esempio che ci permette di avvalorare quanto enunciato sono le registrazioni delle correzioni avvenute in varie novelle come avviene in Amore senza benda riguardo varianti formali ma nulla d rilevante perché nel manoscritto rimane invariata la punteggiatura, a favore della soluzione adottata per l’edizione scelta. [9]

Amore senza benda

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La novella porge uno sguardo realistico e disincantato sulle relazioni umane, anticipando i principi del Verismo, in cui i personaggi sono guidati più dalle circostanze e dall’interesse che dai sentimenti autentici.

Trama

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La novella Amore senza benda [10] affronta la storia di Sandro, un ragazzo proveniente da una famiglia di umili condizioni che vive a Milano con la madre Antonietta, una donna povera che attraverso il suo lavoro di levatrice e, considerate le dure condizioni economiche, anche di prostituta spera di poter vedere il figlio realizzato e sposato con una donna nobile e di buon lignaggio, in modo tale da riscattarsi dalla miseria che aveva segnato l’intera sua infanzia e giovinezza. Sandro si reca, con il padrone della casa nella quale fa servizi la madre, ad un ballo chiamato dal Verme e in quell’occasione capisce che vorrebbe diventare un ballerino, rimasto affascinato dal mondo dello spettacolo e della musica. Anche se non riuscirà mai a realizzare il suo sogno di elevazione sociale riesce, tramite le conoscenze e il denaro del padrone, a svolgere il ruolo di comparsa e ballerino di secondo piano al teatro, illudendosi di poter finalmente diventare un vero artista e migliorare la sua condizione sociale; ed è proprio nel mondo lavorativo al quale cerca di imbattersi che conosce una ballerina di nome Olga, un'affascinante ragazza inserita molto bene nel mondo del teatro. La donna incarna il tipo di amore passionale, carnale e fisico che desidererebbe Sandro, ma tutto questo è solo una pura illusione perché ella è attratta da uomini ricchi e di successo che sono molto distanti dalla realtà che vive l’aspirante ballerino, infatti decide di concedersi a un barone mantenendo elevata la sua condizione sociale borghese. Questo provocherà a Sandrino una profonda gelosia e delusione perché si renderà conto che a distanziarlo maggiormente da Olga e dal mondo del teatro è proprio la sua situazione economica e familiare, condizione che lo segnerà a vita privandolo di ogni tipo di miglioramento. Senza alcuna possibilità di riscatto e convinto dalla madre Antonietta, decide quindi di sposarsi con Mariettina, la figlia senza dote del padrone di casa, vivendo così una vita modesta e vicina alla sua rinunciando al sogno del successo e della carriera.

Analisi dei personaggi

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  • Sandro: è il figliuolo di Antonietta, un bel brunetto milanese, un ragazzo promettente, di umile condizione sociale, grosso e pieno di energia. È un sognatore perché vorrebbe praticare l’ascesa sociale, realizzarsi professionalmente e diventare un ballerino, coltivando la passione per il teatro anche se con scarsi risultati; vive anche in un limbo tra l’amore irrealizzato, passionale e carnale per Olga e l’amore verso Mariettina che più si presta per il ragazzo. La passione incontrollata per Olga lo conduce alla violenza, forma più immediata attraverso cui l'uomo esercita il proprio potere su una donna. [11]
  • Antonietta: è la madre rimasta vedova di Sandro, lavora come levatrice e prostituta nella casa di un uomo ricco, in Borgo degli Ortolani, nella speranza di riuscire a costruire delle basi per un avvenire diverso al figlio Sandro, in modo da poter migliorare la sua vita e la sua condizione sociale. Ha cura del figlio e si preoccupa per il suo futuro, è protettiva ma allo stesso tempo è consapevole della legge che vige nella società nella quale il povero viene escluso e privato di ogni possibilità di riscatto; infatti, per regole sociali e senza alcuna speranza fa sposare il figlio con una donna a cui resta solo la possibilità di un matrimonio. È rappresentata magra come un’acciuga, con le mani spolpate, una donna umile e semplice.
  • Olga: è una giovane e attraente componente del corpo di ballo che lavora presso il teatro frequentato dal giovane Sandro; è una ragazza bella, ribelle e impulsiva, che ambisce al meglio in ambito professionale e personale; si sposa con un barone poiché è corteggiata da ricchi spettatori. Viene rappresentata come una giovane ragazzina di 16 anni con il musino da gatta, con tanto di pesche sotto gli occhi, minuta.
  • Mariettina: è la figlia senza dote del padrone di casa di Sandrino; è una donna più stabile rispetto la focosa e passionale Olga, e verrà data in sposa a Sandrino perché a lui non spetta altro che accontentarsi della realtà in cui vive.

Ambientazione

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La novella è ambientata a Milano e pubblicata all’interno della raccolta Per le vie nel 1883. La narrazione ruota attorno alla realtà rappresentata da ambienti urbani e teatri, mondo crudele con cui Sandrino dovrà fare i conti, inclusa la sua condizione sociale e i limiti che ne derivano da essa. Oltre lo spazio esterno che assume un ruolo predominante per capire meglio la novella e ciò che vuole trasmettere, è fin dall’inizio delineato lo spazio interno dove lavora la madre del giovane, il Borgo degli Ortolani, un quartiere di Milano modernizzato e industrializzato, vittima del progresso.

Temi principali

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La novella affronta diversi temi e alcuni maggiormente sviluppati sono:

  • Disillusione: viene provata dal protagonista, il giovane e povero Sandrino, che vive il peso della miseria e la perdita di tutte le speranze di un riscatto sociale; capisce che il sogno di diventare un ballerino è solo una lontana fantasia e mostra come tutte le sue aspirazioni, perché povero, sono destinate a fallire.
  • Visione dell'amore: l’amore che prova Sandrino per la ballerina Olga è molto idealizzato oltre ad essere influenzato dalla gelosia, dalla condizione economica e dall’ambizione che non potrà mai realizzarsi perché è un sentimento che dipende dalla realtà materiale e non dai sentimenti.
  • Condizione femminile: dipende dalla loro condizione economica e familiare. Olga è una donna borghese e benestante e per questo è destinata ad avere successo nel mondo del teatro che la affascina; la madre di Sandrino, Antonietta poiché vedova, è destinata a svolgere ruoli degradanti come la prostituta e umili come la levatrice per cercare di sollevare dalla miseria il figlio; Mariettina, figlia senza dote del padrone, non è in grado di decidere il proprio avvenire e l’unica possibilità di sistemazione che le rimane è sposarsi.
  • Città alienante: la città di Milano assume delle tinte negative in quanto è rappresentata come un luogo di divisione sociale dove il progresso travolge tutto lasciando esclusi i poveri e coloro che, senza disporre di modeste condizioni sociali, devono rinunciare ai loro desideri e alla carriera, proprio come avviene a Sandro.
  • Rassegnazione: è una condizione del tutto inevitabile. In una città e in una società dove le speranze si perdono, non resta altra soluzione che accontentarsi e accettare il proprio destino senza opporsi; questo emerge particolarmente nel finale della novella, in cui Sandrino manifesta un sentimento di rassegnazione nei confronti del matrimonio combinato dalla madre, ponendo fine a ogni tipo di desiderio di elevazione sociale.

L'osteria dei <<Buoni Amici>>

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La novella intende mostrare uno scorcio di realtà differente dal mondo dei siciliani, decidendo di ambientare la narrazione a Milano e riflettere sulle condizioni di vita del sottoproletariato caratterizzate da povertà e degrado.

Trama

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La novella L’osteria dei <<Buoni Amici>> [12] racconta la storia di Tonino, un giovane ragazzo milanese che ama frequentare le osterie che si trovano nei quartieri popolari della città di Milano; in particolare si reca spesso all’osteria che si trova a San Calimero offrendo sempre agli amici Orbo, Blasetta e Marco detto il Nano. Un giorno Tonino ubriaco finisce in una lite con il merciaio Magnocchi e in seguito viene arrestato, provocando molto dolore e dispiacere alla famiglia che non condivide e critica duramente la vita sregolata che conduce. Nonostante le lamentele che riceve dai familiari, continua a frequentare l’osteria e abbandonarsi a qualunque tipo di eccesso e vizi, provocando altri danni e risse; viene per la seconda volta arrestato insieme a Blasetta e Marco il Nano con l’accusa di aver partecipato e aver fatto da copertura durante un furto di pacchi di candele da una drogheria. Però mentre si trova in prigione sente dire che la Bionda, una giovane donna dei quartieri milanesi con cui instaura una relazione lo ha tradito e pensa che sia stata lei a porre denuncia per scopi economici e ottenere denaro per liberarsi di lui. La novella finisce con la delusione e il dispiacere di Tonino che rimane in solitudine dopo la scoperta della Bionda, senza l’appoggio della famiglia che lo disprezza e lo critica, chiuso in carcere senza alcuna giustizia e riscatto.

Analisi dei personaggi

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  • Tonino: è il personaggio principale che rappresenta il giovane urbano che non riesce a emanciparsi dalla miseria. È attratto dalle osterie e dalla compagnia degli amici; preferisce infatti la spensieratezza alla responsabilità, ma questa scelta lo porta spesso nei guai: la sua incapacità di impegnarsi nel lavoro serio lo rende un peso per la famiglia e oggetto di continue critiche. Il suo fallimento non è solo morale ma sociale, tipico della visione verista della condizione dei più deboli perchè non riesce a migliorare la sua condizione economica oltre che personale, e il rapporto con la Bionda e la gelosia che prova per lei, sono indizi della sua insicurezza affettiva e della sua incapacità di gestire sentimenti e situazioni.
  • La Barberina: è la sorella di Tonino che rappresenta la voce morale della famiglia, non ha esitazioni a rimproverare il fratello quando si comporta da fannullone.
  • L’Orbo: è amico di Tonino, fa diversi lavori saltuari e gode di una certa autonomia. Vive di artifici, senza responsabilità né legami stabili; ama divertirsi ma non ha una direzione nella vita.
  • Marco il Nano: è un altro compagno d’osteria la cui identità ruota proprio attorno alla frequentazione di questa; tramite la condizione di questo personaggio si evince come l’ambiente che lo circonda influisca profondamente sui suoi comportamenti.
  • Blasetta: è amico nel gruppo di giovani, spesso impegnato in discorsi frivoli; rappresenta infatti l’ingenuità giovanile. Ama la libertà e le discussioni politiche ingenue come, ad esempio, i discorsi riguardo l’avvento della repubblica.
  • La Bionda: è una giovane donna di vita che frequenta il gruppo e con cui Tonino ha un rapporto incerto, oscillante e fonte di gelosia; il suo eventuale legame con l’Orbo dopo l’arresto di Tonino indica la precarietà dei legami nel mondo popolare e il crollo di ogni tipo di certezza che si mostra illusoria.
  • Selvaggia: una giovane donna che la brigata conosce durante una festa, dal suo nome è possibile intuire che si tratta di una ragazza appariscente e procace, peculiarità tipica delle donne dei quartieri periferici di Milano. All'interno della novella Verga la descrive così: « col petto che gli saltava fuori dall'allegria » , « petto che gli infarinava il vestito » . [13]

Ambientazione

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Rappresentazione di un'osteria popolare dell'epoca.

La novella è ambientata a Milano e pubblicata all’interno della raccolta Per le vie nel 1883. La narrazione ruota attorno alla realtà rappresentata da ambienti urbani e osterie, mondo crudele con cui Tonino dovrà fare i conti con la sua condizione sociale e i limiti che ne derivano da essa. Gli ambienti rappresentati sono quartieri malfamati e marginali dove vivono persone povere, prive di una realizzazione professionale ed escluse dalla società in cui vige la legge del più forte nella quale i deboli vengono emarginati senza alcuna possibilità di miglioramento. I luoghi descritti come l’osteria sono tipici dell’ambiente urbano popolare in cui prevalgono gli spazi chiusi, affollati e sporchi praticati da gente degradata, in cerca di lavoro e di una realizzazione; un altro luogo chiuso è la casa di Tonino, caratterizzato da tensione e conflitti a differenza dell’osteria che seppur malfamata offre una pace illusoria al protagonista. Infine un altro luogo freddo è il carcere, dove non esiste la giustizia ma solo il potere repressivo dello Stato che non si preoccupa di educare ma soltanto di punire e accusare, proprio come avviene con il protagonista.

Temi principali

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La novella di Verga esplora la condizione dei giovani delle classi popolari milanesi alla fine dell’Ottocento, mostrando come la povertà, la mancanza di istruzione e l’influenza di un ambiente sociale degradato possano determinare il destino di un individuo. Tonino, protagonista ingenuo e impulsivo, è simbolo di un ragazzo che non riesce a sfuggire ai vincoli economici e morali della sua realtà, scivolando tra trasgressione, risse e comportamenti criminali, senza che vi sia possibilità di redenzione.

I temi principali che si possono evincere dalla novella sono:

  • Vita delle classi popolari: La novella mostra il mondo del Verziere, dove le famiglie devono lavorare duramente per sopravvivere. I giovani come Tonino sono cresciuti in un ambiente povero e senza tutele, dove la quotidianità è segnata dalla fatica e dalla vigilanza continua degli adulti.
  • Emarginazione sociale: Tonino vive ai margini della società: la famiglia lo rimprovera, gli amici lo trascinano in cattive compagnie, e le istituzioni come polizia e tribunale lo puniscono senza offrire strumenti di riscatto. Tonino è influenzabile, privo di punti di riferimento stabili, e scivola facilmente nella vita di strada, tra osterie e furti. Il suo destino sembra segnato dalla povertà e dalla mancanza di opportunità.
  • Influenza dell’ambiente in cui vive: La novella mostra come l’ambiente urbano e popolare plasmi il comportamento del giovane, in linea con i principi del Verismo, secondo cui l’individuo è determinato dal contesto sociale.
  • Conflitto tra desiderio e realtà: L’attrazione per donne come nel caso per la Bionda, rappresenta la spinta verso piacere e autonomia, continuamente ostacolata dalla povertà e dalle regole familiari. Tonino è un ragazzo ingenuo, che cerca denaro e affetto, ma viene corrotto dall’ambiente circostante e dalle cattive compagnie. La novella mostra come la società e l’ambiente possano spingere un giovane verso il crimine.
  • Gelosia e amore adolescenziale: La relazione con la Bionda mostra i turbamenti sentimentali di Tonino, legati alla passione, al desiderio e all’ingenuità giovanile che sono spesso in conflitto con la realtà dura che la vita gli propone.
  • Pessimismo verista: Non ci sono soluzioni né redenzioni: il destino di Tonino appare segnato, coerentemente con il determinismo tipico del Verismo, che mette in luce la durezza della vita dei ceti popolari: Tonino subisce il destino imposto dall’ambiente e dalla società, senza riuscire a cambiarlo.

Gelosia

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Gelosia esplora le dinamiche di possesso e violenza nel contesto del proletariato urbano milanese, seguendo i principi dell'impersonalità verista.

Trama

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Protagonista della novella Gelosia [14] è Carlotta, donna dal passato difficile che vive una relazione con Bobbia, uomo rozzo e possessivo. Il loro rapporto è fondato sul bisogno e sul dominio più che sull’amore. La donna intreccia una relazione segreta con Crescioni, un giovane debole e malaticcio. Bobbia scopre il tradimento e reagisce con violenza, dando luogo a una rissa che coinvolge tutti e costringe le autorità a intervenire. Dopo questo episodio, Carlotta offesa si separa da Bobbia e si lega a Crescioni, il quale la sposa perché è incinta. Il matrimonio non si rivela felice: Crescioni è logorato dalla malattia e dall’insicurezza, sviluppa una gelosia ossessiva e sospetta continuamente arrivando a dubitare persino della paternità della figlia. Peraltro, a causa della malattia Crescioni perde il lavoro e la famiglia cade presto in miseria. Accanto alla coppia si muove la figura del portinaio dello stabile in cui vivono, sor Gostino che si mostra premuroso e disponibile verso Carlotta. Il suo comportamento è ambiguo, sotto la maschera del galantuomo nasconde un interesse personale, Carlotta. Crescioni viene ricoverato in ospedale, immobilizzato a letto continua ad accusare Carlotta di tradimento e a temere che, approfittando della sua assenza, torni con Bobbia o si leghi addirittura a sor Gostino. Bobbia ricompare nella vita della donna, convinto di avere ancora dei diritti su di lei, comincia a minacciarla apertamente e tenta di costringerla a tornare con lui, Carlotta cede. Anche Bobbia come Crescioni sospetta che Carlotta abbia un legame con sor Gostino, così esplode in un eccesso di furia e affronta il portinaio, dando luogo a una violenta rissa nel cortile del palazzo. Lo scontro coinvolge anche la moglie di sor Gostino e il padrone di casa, creando uno scandalo che non può essere ignorato. A seguito dell’episodio, Carlotta viene licenziata e costretta a lasciare l’abitazione entro pochi giorni. Rimasta senza casa e senza protezione, si reca in ospedale a vedere Crescioni Lo trova ormai ridotto a un’ombra, con lo sguardo fisso e accusatorio. Anche in quel momento estremo, l’uomo continua a interrogarla sul suo comportamento e a sospettare di lei, la novella si chiude con questa scena amara, Carlotta rimane sola e schiacciata da una catena di gelosie e violenze da cui non è mai riuscita a liberarsi.

Analisi dei personaggi

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Rappresentazione di tipi popolari e interni (Archivio Verga).
  • Carlotta: è il personaggio centrale della novella. È una donna vitale e sensuale, ma profondamente segnata dalla povertà e da un passato di abbandono. Appare opportunista, talvolta incoerente, ma soprattutto vittima delle circostanze. Dipende economicamente dagli uomini e non ha reali possibilità di scelta. I suoi legami non nascono dall’amore, ma dalla necessità di sopravvivere. La maternità non la redime né la salva, la incatena ulteriormente a una vita di sacrifici vani. I giudizi della gente del paese gravano su di lei più che sugli uomini coinvolti nella vicenda.
  • Bobbia: rappresenta la gelosia più brutale e istintiva. È violento, possessivo e dominato dall’orgoglio ferito. Considera Carlotta come una proprietà e reagisce al tradimento con furia animalesca e irrefrenabile. Il suo non è un sentimento autentico, è puro istinto di dominio e porta solo distruzione. Vede la donna come un oggetto da possedere, nulla di più.
  • Crescioni: è una figura patetica. Malato, debole e insicuro, manifesta una gelosia morbosa e ossessiva. A differenza di Bobbia, non esercita violenza fisica, ma consuma Carlotta con sospetti continui e accuse implicite. La sua malattia fisica si riflette in un degrado psicologico che avvelena il rapporto con la moglie e con la figlia. Pensare di vietare alla madre di tenere la piccola in braccio, per evitare che diventi in futuro come lei, è probabilmente la cosa peggiore che escogita.
  • Sor Gostino: è il personaggio più ambiguo. Si presenta come un galantuomo, un uomo buono sempre pronto ad aiutare la povera Carlotta. Dietro questa facciata nasconde desiderio, invidia e gelosia. Rappresenta l’ipocrisia sociale: non apertamente violento come Bobbia, né apertamente ossessivo come Crescioni, ma ugualmente egoista.

Ambientazione

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Scorcio dei quartieri popolari urbani: vicoli e caseggiati chiusi.

L’ambientazione è quella dei quartieri popolari cittadini, fatta di osterie, scale condominiali, cortili, botteghe e stanze anguste. Sono luoghi chiusi e soffocanti, che rispecchiano la condizione dei personaggi, imprigionati in una vita senza vie d’uscita. Anche l’ospedale, anziché rappresentare il luogo di cura per antonomasia, diventa luogo di sospetto, dolore e rancore, dove Crescioni impiega le ultime forze ancora per umiliare Carlotta. Dal punto di vista temporale, la vicenda si colloca tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e si sviluppa in modo lineare, seguendo il ritmo monotono della vita quotidiana: lavoro precario, malattia, litigi, feste spesso senza lieto fine. L’ambiente sociale è quello del proletariato urbano, segnato dalla miseria economica, dall’assenza di protezione e da un forte controllo morale da parte della comunità. In Gelosia, Verga descrive la città non solo come sfondo, ma come elemento attivo che influenza i comportamenti dei personaggi e amplifica le tensioni emotive. Gli spazi urbani, strade, vicoli, cortili e piazze diventano luoghi di osservazione e giudizio sociale: i vicini e la comunità partecipano indirettamente alla vicenda, attraverso commenti, pettegolezzi e sguardi critici. La vita in quartiere crea un contatto continuo tra persone, rendendo difficile la privacy e accentuando il senso di controllo sociale. La vita cittadina è osservata sia individualmente che come dinamica sociale. La comunità urbana, attraverso vicini e conoscenti, interviene sia direttamente che indirettamente nella vicenda, contribuendo a tensioni e conflitti. Se nei lavori siciliani il verismo si concentrava su destino, povertà e lavoro contadino, in Gelosia Verga applica gli stessi principi di osservazione oggettiva e impersonalità al tema urbano.

Temi principali

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  • Gelosia: è il tema dominante della novella e si manifesta in forme diverse: brutale in Bobbia, morbosa in Crescioni, repressa e ipocrita in sor Gostino. In ogni caso non nasce dall’amore, poiché l’amore non è mai opprimente, ma dal bisogno di possesso e di controllo. Sicuramente si ripercuote su Carlotta, la quale ne subisce gli effetti negativi in quanto donna povera, quindi doppiamente debole.
  • Violenza: la violenza attraversa tutta la narrazione. È violenza fisica, fatta di percosse e aggressioni, ma anche violenza psicologica, espressa attraverso minacce, sospetti e controllo continuo. È una violenza normalizzata, parte integrante della vita quotidiana. E’ un linguaggio, un modo di esprimersi, Bobbia è violento quando viene tradito, Crescioni è violento psicologicamente perché non si fida di Carlotta; la donna non ha i mezzi per opporsi a nessuna delle violenze che riceve e le subisce inesorabilmente.
  • Condizione femminile: attraverso Carlotta emerge una dura rappresentazione della condizione femminile. La donna è giudicata, sfruttata e colpevolizzata, ma non dispone di reali alternative. La società patriarcale la condanna senza offrirle protezione o comprensione. Attenzione, non sono solo gli uomini a condannarla, anche le altre donne, per esempio la moglie di sor Gostino, non le prestano aiuto poiché è la società tutta colpevole dello stesso meccanismo di giudizio misto a punizione; infatti, viene anche cacciata dalla casa in cui vive a seguito di una scenata.
  • Miseria e la fatalità: i personaggi sembrano prigionieri di un destino già segnato dall’ambiente sociale e dalle loro condizioni di partenza. Non c’è possibilità di riscatto: la miseria materiale e morale trascina tutti verso il fallimento. Nessuno si evolve, nessuno riesce a migliorarsi, neanche la maternità offre possibilità di una vita tranquilla a Carlotta.
  • Ipocrisia sociale: la novella denuncia l’ipocrisia della comunità: tutti osservano, parlano e giudicano, ma nessuno aiuta davvero l'altro. Il personaggio più ipocrita in assoluto è sor Gostino, il quale non palesa le sue reali intenzioni, gli altri personaggi quantomeno non nascondono di essere spietati e non fingono di essere diversi da come sono in realtà.

Note

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  1. P. D'Arrigo, Lo spazio urbano in Italia fra modernità e modernismo. Le novelle di Verga e Pirandello, 2022, p. 23.
  2. P. D'Arrigo, Lo spazio urbano in Italia fra modernità e modernismo. Le novelle di Verga e Pirandello, 2022, p. 29.
  3. P. D'Arrigo, Lo spazio urbano in Italia fra modernità e modernismo. Le novelle di Verga e Pirandello, 2022, p. 30.
  4. P. D'Arrigo, Lo spazio urbano in Italia fra modernità e modernismo. Le novelle di Verga e Pirandello, 2022, p. 66.
  5. P. D'Arrigo, Lo spazio urbano in Italia fra modernità e modernismo. Le novelle di Verga e Pirandello, 2022, p. 39.
  6. P. D'Arrigo, Lo spazio urbano in Italia fra modernità e modernismo. Le novelle di Verga e Pirandello, 2022, p. 38.
  7. R. Morabito, Per le vie Giovanni Verga, edizione critica a cura di Raffaele Morabito, Le Monnier, Firenze, 2003, pp. IX-XIX
  8. R. Morabito, Per le vie Giovanni Verga, edizione critica a cura di Raffaele Morabito, Le Monnier, Firenze, 2003, pp. LVI-LXII
  9. R. Morabito, Per le vie Giovanni Verga, edizione critica a cura di Raffaele Morabito, Le Monnier, Firenze, 2003, pp. LXII-LXVI
  10. Edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Per le vie, piano reprint prima serie, Le Monnier, Firenze, 2003, pp. 29-42
  11. Annali della fondazione Verga 15 (Nuova serie), a cura di Gabriella Alfieri e Andrea Manganaro, Catania 2022, p.156
  12. Edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Per le vie, piano reprint prima serie, Le Monnier, Firenze, 2003, pp. 53-70
  13. Annali della fondazione Verga 9 (Nuova serie), Verga e noi. La critica, il canone, le nuove interpretazioni, a cura di Riccardo Castellana, Andrea Manganaro, Pierluigi Pellini, Siena 16-17 marzo 2016, pp. 55-56
  14. Edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Per le vie, piano reprint prima serie, Le Monnier, Firenze, 2003, pp. 59-64

Bibliografia

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  • Fondazione Verga, Annali n.s. 15, 2022.
  • Fondazione Verga, Annali n.s. 9, 2016.
  • Raffaele Morabito, Per le vie Giovanni Verga, edizione critica a cura di R. Morabito, Le Monnier, Firenze, 2003.
  • Edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Per le vie, piano reprint prima serie, Le Monnier, Firenze, 2003.
  • Patrizia D'Arrigo, Lo spazio urbano in Italia fra modernità e modernismo. Le novelle di Verga e Pirandello, 2022.