Jump to content
Main menu
Main menu
move to sidebar
hide
Navigation
Main page
Recent changes
Random page
Help about MediaWiki
Special pages
WikiVerismo
Search
Search
Appearance
Create account
Log in
Personal tools
Create account
Log in
Pages for logged out editors
learn more
Contributions
Talk
Editing
Pane nero
(section)
Page
Discussion
English
Read
Edit
View history
Tools
Tools
move to sidebar
hide
Actions
Read
Edit
View history
General
What links here
Related changes
Page information
Appearance
move to sidebar
hide
Warning:
You are not logged in. Your IP address will be publicly visible if you make any edits. If you
log in
or
create an account
, your edits will be attributed to your username, along with other benefits.
Anti-spam check. Do
not
fill this in!
=='''Lessico e sintassi'''== Linguisticamente parlando, la novella viene costruita secondo una tecnica narrativa che si può chiamare musicale o variazionale. Infatti tale stile sembrare che essa ruoti unicamente intorno a un minimo denominatore che è la miseria, però, a un certo punto, si diversifica in diverse variazioni micro-tematiche che culminano sempre nella riaffermazione finale del tema centrale sopra ogni altro aspetto dell’esistenza umana. Questa rende una certa liricità in Verga. Inoltre, tale procedimento della variazione di un unico motivo diventa un principio costitutivo nel Mastro-don Gesualdo che si innesta nella sete del possesso che domina e conduce gli stessi personaggi. Riguardo, invece, il lessico la parola che diventa emblema della novella è proprio il termine “pane” che, dopo che si è rivelata nel titolo, ritorna in altri passaggi essenziali della novella come quando Santo si invaghisce di Nena e suo padre gli consiglia di non sposarla perché ''<<il pane è scarso >>'' oppure quando Santo si pente di non aver sposato, invece, la “sciancata” e confessa di ''<<essersi lasciato sfuggire il pan di bocca >>''<ref>''Ibidem''</ref> oppure lo stesso Pino il Tomo che si giustifica per aver abbandonato Lucia ''<<per amore del pane >>''<ref>''Ibidem''</ref>. Invece, lei stessa intende il termine “pane” in diverse accezioni, cioè non solo in un senso economico ma anche amoroso e il totale contrasto tra queste due sfumature semantiche si vede quando Brasi le fa la proposta di vita in comune senza matrimonio e lei risponde che ''<<non ne mangia di quel pane >>''<ref>''Ibidem''</ref>. Un’altra parola che si ripete è proprio “seminato”. Infatti, nell’idillio di Santo e Nena il primo guardava il petto di lei che ''<<face l’onda al par del seminato >>''<ref>''Ibidem''</ref> e tale parola in questo caso nella sua accezione è legata al sogno di una annata abbondante, di un benessere futuro e diventa una estensione della stessa parola "pane" proprio perché, in senso metaforico, il pane-nutrimento amoroso si amalgama nell’equivalenza seminato-sogno-abbondanza. Abbiamo altre occorrenze, per esempio, nella novella della Lupa dove la parola “seminato” è più associata alla forza istintiva della natura e nel caso di Mazzarò quando sente la morte che è vicina e fissa i campi che ondeggiano di spighe come un mare. In corrispondenza della storia di Santo e la Nena, troviamo un’altra espressione iconica che suggella, invece, il rapporto tra Pino il Tomo e Lucia e cioè “pesci-cantanti” che viene interiorizzata da Lucia assieme alle canzoni del suo amato, sebbene qui la rottura del loro idillio sia profetizzata dalla frase dei spettatori-attori ''<<come se i poveretti di quelle straduccie potessero comperare dei pesci-cantanti >>''<ref>''Ibidem''</ref> e preannuncia la sorte di Pino il Tomo per la quale lui andrà a sposare la “sciancata”. Per quanto riguarda la sintassi, essa è prevalentemente paratattica, con frasi ellittiche e spezzate e l’imperfetto e in generale i tempi storici che scandiscono la trama narrativa. Per quanto riguarda la struttura narrativa, essa è costituta dalla inserzione immediata di scene retrospettive che completano le figure dei personaggi e ne creano anzi la storie interiori; per esempio: nella prima pagina vi sono i fratelli che litigano perché nessuno vuole pagare la spesa del funerale del padre e poi vi è compare Nanni ancora vivo che raccomanda al medico di non scrivere la ricetta troppo lunga oppure quando è già entrata nella narrazione la Nena deve fare un passo indietro per parlare della storia dell’innamoramento tra lei e Santo e, successivamente, le loro nozze. Malgrado l’utilizzo della stessa tecnica da parte di altri autori, lui la sfrutta non per spiegare il presente ma facendo vedere come queste stesse scene retrospettive provengano dall’animo del personaggio che le rivive nella memoria come anche lo stesso Santo che rivive nel ricordo suo la vicenda del suo innamoramento per Nena e tale rimuginare attuale e contemporaneo non tanto è rivolto allo stesso personaggio ma anche allo spettatore e al lettore come succede nei pezzi puramente lirici o musicali. Così Verga fa parlare gli stessi suoi personaggi, facendo loro rivelare segreti e confessioni. In questo senso è necessaria la mancanza di spiegazioni. Questo suo procedere si basa sulla sua aderenza al ''“semplice fatto umano”'' e alla ''“narrazione popolare”'', di cui parlò nella nota lettera a Salvatore Farina. Tale peculiarità emergono nel racconto popolare che si scorge un apparente disordine logico. Altre parole come la ''<<coda del drago >>''<ref>''Ibidem''</ref> che si connette al passaggio di una civetta, ''<<''malanotte''>>''<ref>''Ibidem''</ref>'' o le inflessioni regionali come ''<< i loro uomini anch’essi>>''<ref>''Ibidem''</ref> appaiono negli ultimi paragrafi della novella e qualificano i dati folcloristici che rappresentano le elementari superstizioni e primordiali paure. Per quanto riguarda il ritmo stesso della novella e, soprattutto gli ultimi suoi paragrafi, con l’omissione dei legamenti logici, esso segue i movimenti del coro popolare, sostenuto dalla narrazione impersonale e il rimuginare dei personaggi, dispiegandosi, infine, in una letterale cantilena. Sempre negli ultimi paragrafi che illustrano la solitudine di Carmenio ritroviamo la ''<<nepitella e ramerino >>''<ref>''Ibidem''</ref> che vengono posti sempre in un’aurea di benessere, di “festa” seppure i momenti sono diversi: nell’episodio di Carmenio e della sua solitudine vengono invocati sempre nello scopo del ricordo assieme alle usanze contadine e ai dati paesistici. Inoltre la presenza di tanti elementi come i racconti delle streghe, l’abitino della Madonna, lo zufolo definisce il carattere pre-impressionistico della prosa verghiana. Troviamo, come è stato annunciato prima, la presenza del coro pseudo-reale nascosto negli interstizi del racconto ''<<L’è che è una bella cosa quando si può piangere i morti senza pensare ad altro!>>''<ref>''Ibidem''</ref>. Questo enunciato fa capire come gli stessi poveri, incalzati dalla fame, non possono dedicare nemmeno un istante al dolore provocato dalla scomparsa d’una persona cara. Tuttavia, la vita, seppur spiazzata dalla miseria, e così anche la narrazione non deve essere considerata ferma, arida e quindi morta. Di fatti, è sempre in movimento proprio perché i desideri e le passioni coprono e trovano un certo sviluppo, sebbene devono riconoscere il dominio della sopravvivenza fisica. Infine possiamo constatare come il linguaggio verghiano sia composto da parole dotte, popolari e dialettali come “arrabbiata” in accezione sessuale, detto da Nena a Lucia, che diventano necessarie a estrinsecare l’animo dei personaggi. Nella stessa novella si trovano inflessioni, toni, moduli ritmici e parole isolate e composte come la stessa ''<<Malanotte>>''. Dal dialetto siciliano provengono il continuo uso del pronome ''<<esso-essa>>'' e anche l’uso errato dell’articolo. Invece da quello toscano troviamo il ''“gli”'' femminile toscano e anche il più grammaticale ''“le”''. Troviamo, infine, il pronome pleonastico ''“E’”''. Finiamo questa trattazione ricordando ancora una volta come il lessico e la sintassi hanno una finalità di rappresentazione del sentimento umano degli stessi personaggi.
Summary:
Please note that all contributions to WikiVerismo may be edited, altered, or removed by other contributors. If you do not want your writing to be edited mercilessly, then do not submit it here.
You are also promising us that you wrote this yourself, or copied it from a public domain or similar free resource (see
WikiVerismo:Copyrights
for details).
Do not submit copyrighted work without permission!
Cancel
Editing help
(opens in new window)
Search
Search
Editing
Pane nero
(section)
Add topic