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== Trama == La scena iniziale si apre con la morte per malaria del compare Nanni che era il capofamiglia e marito della madre anziana di Santo e Carmenio ma che era per Lucia matrigna, i quali ora non sapevano come mantenerla. Con la morte di compare Nanni abbiamo una divisione familiare: Santo si sarebbe preso cura della madre, Carmenio, al contrario, avrebbe lavorato come pastore da un tale Vito che possedeva un terreno di pascolo al “Camemi” in territorio di Vizzini e mentre Lucia viveva insieme a Santo, ma per non stare insieme alla cognata, minacciava di diventare serva. La madre pensava che ''<<io vi mangio il pane a tradimento >>''<ref>Verga G. Pane Nero Niccolò Giannotta, Editore Catania 1882 Fondazione Verga</ref> e poteva solo ascoltare e masticare le sofferenze degli altri come le ''<<angustie di Santo, i piagnistei di sua moglie, il pensiero dell’altro figlio lontano >>''<ref>''Ibidem''</ref>. Al suo decesso, quindi, lasciava Santo che aveva moglie, chiamata “la Nena” che aveva come tratto di distinzione i suoi capelli rossi, figlia di un camparo, ma senza dote che, però, nonostante questo difetto, per fare la corte a Santo stesso, conosciuti quando lavorava a Castelluccio, gli aveva regalato la berretta di seta nera che era stata votata a Santa Agrippina oppure gli offrì un pezzo di formaggio che era la sua fonte di sostentamento, e, Lucia, la quale anche lei rischiava di rimanere, invece, ''<<senza dote su di una strada >>''<ref>''Ibidem''</ref> e Carmenio, il quale se avesse voluto sopravvivere, avrebbe dovuto cercare un padrone. Riguardo la Nena, che da nubile aiutava nei lavori agricoli come raccogliere le spighe e levare con le mani i sassi, il padre di Santo raccomandava a suo figlio di non prenderla in sposa perché non aveva nulla e, invece, gli suggeriva la vedova di massaro Mariano che, invece, era ricca ma zoppa e ,però, di certo non si accontentava di uno come Santo. Il padre si voleva opporre rinfacciandogli sempre il fatto che la ricchezza era molto poca e presto sarebbero arrivati i figli. Un incontro significativo che tuttavia sancì la prossima unione tra lui e la Nena fu a Santa Brigida quando Santo stesso la incontrò che stava raccogliendo degli asparagi. In quel momento ebbe l’occasione di baciarle la guancia e confortò poi il padre suo dicendogli che l’avrebbe sposata. Fu proprio la domenica che seguiva che si erano organizzati gli sponsali, cioè il fidanzamento ufficiale. Durante la cerimonia la madre aveva uscito dalla cassapanca il rotolo di filato che era riservato per la dote di Lucia e che, a causa di questo gesto, si indispose tanto. Purtroppo per la povertà economica, la Nena doveva lavorare pure in gravidanza e gli sforzi e le fatiche non bastavano a garantire di certo un buon raccolto ai due e di fronte, per esempio, al campo ingiallito per la secchezza inaugurata dal mese di Maggio, trovavano la ragione di tale situazione in un ''<<castigo di Dio >>''<ref>''Ibidem''</ref>; di certo erano tutte conseguenze della povertà le litigate quando la Rossa gli chiedeva i soldi per la spesa o la lite iniziata se lei stessa si alzava tardi per la gravidanza e lei, per colpa di esse, spesso si prendeva le botte dal marito. Perché era così tanto preso dalle paure e dai problemi, lui voleva arrivare addirittura a farla abortire. Successivamente, però, nacque una bambina e ci fu una veloce riappacificazione. Tuttavia la situazione non migliorò affatto: La Rossa accusava la cognata, cioè Lucia, di non aiutarla nelle faccende di casa però, al contrario, lei si sentiva del tutto isolata e messa da parte come quando veniva invitata dal crocchio delle comari e lei rispondeva che non trovava alcuna utilità in ciò visto che non poteva sfoggiare il vestito di seta che non aveva. I rapporti si incrinarono tra la Rossa e Lucia quando lei spettegolò voci, sostenute dal marito, su come Pino il Tomo, colui che pescava le rane, fosse un fannullone e non un buon marito; di fatti pensavano che un buon partito fosse un contadino che ''<<se non ha roba almeno è fatto della stessa pasta tua >>''<ref>''Ibidem''</ref>. Riguardo sempre Pino il Tomo, si scoprì successivamente che stava progettando un matrimonio con la vedova ricca del massaro Mariano, riempiendo così il ventre, però non riuscendo a rimuovere tutti i rimpianti che espose, successivamente, a Lucia ''<<è stato per amor del pane, vi giuro! >>'' <ref>''Ibidem''</ref>e come risposta Lucia stessa lo intimò di non mettere più piede davanti alla sua porta e la vedova “sciancata” aggiunse pure che se avesse continuato ad andarci, lo avrebbe cacciato ''<<nudo e affamato come l’aveva preso >>''. Successivamente la stessa madre si ammalò di malaria e venne aiutata solo per riconoscenza; ''<<infatti ha lavorato anch’essa la sua parte, quand’era tempo >>''. In più si ammalò, sempre di malaria, pure Carmenio al Camemi. A causa della febbre procurata dalla malattia, Carmenio, che era stato assunto precedentemente dal curatolo Vito, poiché lui credeva che, per questa buona azione e, così facendo, si sarebbe fatto vedere benevolmente dalla provvidenza, non riuscì a controllare a causa di un suo svenimento, le pecore che irruppero nello spazio del seminato del vicino Zio Cheli che, vedendo l’annata persa, voleva ora citare in giudizio il curatolo. Carmenio poi ritornò a casa e la madre gli suggerì di non dire a nessuno del motivo perché fu cacciata dal curatolo Vito, altrimenti nessuno l’avrebbe preso per garzone e anche che aveva contratto la malaria poiché questo dettaglio era compromettente. Don Venerando, vicino di casa della famiglia, poi lo assunse e gli fornì lui stesso le medicine contro la malaria, così che stesse attento alle sue pecore; inoltre propose alla famiglia di prendere anche Lucia come serva. Nella casa del padrone lei stessa poteva lavorare per la dote e anche provvedere per un buon partito, il quale era per lei Brasi ''<<lo sguattero che faceva la cucina >>'', seguendo allora la logica per la quale così come il padrone don Venerando si era arricchito quando era al servizio del precedente, così Brasi poteva fare lo stesso. A Lucia spettavano i compiti meno duri ''<<perché veniva da una famiglia benestante caduta in bassa fortuna, e si sapeva che era onesta >>'' come lavare i piatti, scendere in cantina e governare il pollaio e si affezionò a questa vita tanto che la stessa ''<<voleva lasciarli soltanto dopo che era morta >>''. Tuttavia lo stesso padrone stava prendendo confidenza con Lucia stessa e la stuzzicava con l’idea che lui potesse fargli la dote più velocemente di quel che poteva fare lei, sebbene lei resisteva alla sua idea, dicendogli che voleva pensarci lei in modo onesto. Il padrone stesso era un’altra persona quando di fronte alla moglie, la quale si pavoneggiava, la trattava malamente e la ''<<serva e cuoco si confidavano la loro “mala sorte” che nascevano di “gente rispettata” >>''. Tra Brasi e Lucia nacque una certa confidenza. Di fatti le venne raccontata che lo stesso padre di Brasi era “carradore”, cioè artigiano di carri e suo figlio aveva la colpa di non aver seguito il suo mestiere, andando a vagabondare per le stesse fiere. Una sera, per lo stimolo del vino, Brasi e Lucia si erano baciati però al pensiero del matrimonio lui si allontanava e, a causa di questo, lei pensava che gli uomini fossero ''<<tutti bugiardi e traditori>>''<ref>''Ibidem''</ref>. Così non vedendo più un senso del farsi la dote con le sue mani, ripensava all’offerta del padrone. Con il vederla con gli orecchini, Brasi si mostrava, al contrario, servizievole e premuroso e aveva il sogno che, appena arrivava a possedere 20 onze, apriva una piccola bettola e prendeva moglie. Nonostante ciò, Lucia si vergognava al tal punto da non andare alla messa di Pasqua e di Natale, però Brasi la consolava dicendole che era una fortuna il fatto che loro fossero capitati in quella situazione e che le calunnie fossero solo la manifestazione della invidia dei calunniatori. Invece, la Nena e Santo erano totalmente allibiti appena ebbero notizia dello stile di vita condotto da Lucia tanto che quest’ultimo desiderava che tutto questo fosse successo quando la madre non era più in vita. Di fatti lei, inferma, era accudita da Carmenio che aveva invece voglia di raggiungere il curatolo Decu, accettando molto di grado il suo invito di ''<<corri fino alla mandra dei fichidindia, lassù, che c’è gente >>''. La madre, a causa della malattia, non poteva parlare ed era troppo spaventata; Carmenio cercò di chiamare aiuto dai monti ma la voce che udiva da lassù credeva che il problema fosse il rincorrere le pecore e, dunque, era solo in una notte con la neve. Infine erano arrivati Santo, la Nena con i bambini dietro e Lucia stessa che arrivò in gravidanza. Santo si lamentava che almeno non si facesse vedere con la pancia e lei, invece, che non aveva avuto modo di poterla accudire dato che ora aveva medico e speziale. La novella si conclude con la Rossa che afferma che la madre ora sta con Dio per pregare per loro peccatori e che è sicuro che Mastro Brasi sposerà Lucia.
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