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Novelle rusticane (WIKIPEDIA)
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=== Origini e antecedenti del genere rusticale === ''Novelle rusticane'' si pone nella poetica dell’autore come un superamento del [https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclo_dei_Vinti#HeroSection Ciclo dei Vinti] e della raccolta [https://it.wikipedia.org/wiki/Vita_dei_campi ''Vita dei campi'']: i protagonisti delle novelle non appartengono più ai ceti subalterni della Sicilia rurale, ma alla piccola borghesia di provincia. Verga si concentra, dunque, sulla volontà di espandere il proprio campo di ricerca dai valori rurali e arcaici tipici delle prime raccolte, alla dissoluzione degli stessi, i quali vengono soppiantati da ciò che il critico letterario [https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Russo Luigi Russo] definì la «religione della Roba»<ref> Pierluigi Pellini, ''Verga. Profili di storia letteraria'', a cura di Andrea Battistini, Bologna, Il Mulino, 2013, p. 110.</ref>. Nello specifico, è possibile individuare nella novella ''La roba'' «il momento generativo delle novelle rusticane», poiché l’ascesa borghese di Mazzarò consente di mostrare, attraverso lo stesso personaggio, lo sgretolamento dei valori che caratterizzano la sopravvivenza degli umili nel panorama rurale siciliano e nel passaggio immediatamente successivo della lotta per il possesso.<ref> Giovanni Verga, ''Novelle Rusticane'', a cura di Giorgio Forni, Novara, Fondazione Verga - Interlinea, 2016, p. XVI.</ref> Negli anni milanesi, [https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Verga Giovanni Verga] sviluppa progressivamente il cosiddetto "genere rusticale", orientato alla rappresentazione della società contadina siciliana. Tale svolta deriva dall’incontro con il realismo europeo e dalla sperimentazione di nuove tecniche narrative, come la focalizzazione interna sui personaggi popolari e il ricorso al discorso indiretto libero. Una tappa fondamentale è la raccolta [https://it.wikipedia.org/wiki/Vita_dei_campi ''Vita dei campi''] (1880), in cui Verga introduce i nuclei essenziali del verismo, ossia la centralità della lotta per la sopravvivenza, la dimensione comunitaria del racconto e la riduzione dell’intervento autoriale. Con ''Novelle rusticane'' (1883), questi elementi vengono accentuati nella direzione di una visione più economica e sociale della vita rurale: la famiglia si trasforma in spazio di difesa degli interessi e dei beni e le dinamiche collettive assumono un ruolo primario rispetto ai destini individuali. La critica ha sottolineato come nelle ''Rusticane'' emerga una prospettiva più aspra e disincantata rispetto a [https://it.wikipedia.org/wiki/Vita_dei_campi ''Vita dei campi''], in quanto la comunità popolare non è più osservata attraverso il richiamo ai valori tradizionali, ma come sistema regolato dalle necessità materiali e dai rapporti di forza. Questa evoluzione narrativa coincide con un processo di spoliazione stilistica: Verga elimina progressivamente regionalismi marcati, snellisce le strutture sintattiche e rafforza l’identificazione con il punto di vista dei personaggi, per raggiungere il grado massimo di impersonalità. [[File:Contadini_Vizzini_1892.jpeg|350px|thumb|left|Francesco Cippiti Ciappiti con la pipa accanto alla moglie e ai figli Turi Sessa e la gna Vanna 'a regina seduta con un vaglio colmo di legumi secchi, Vizzini 1892. Lastra 9x12 cm.]] ''Novelle rusticane'' rappresenta, dunque, l’esito compiuto della fase verista, ossia un modello narrativo corale, deterministico e privo di idealizzazioni, considerato dalla critica come il momento di piena maturità della poetica verghiana.
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