Novelle rusticane (WIKIPEDIA)

Novelle rusticane è una raccolta di dodici novelle di Giovanni Verga, pubblicata per la prima volta in volume nel 1883 dall'editore torinese Casanova, accompagnata dalle illustrazioni di Alfredo Montalti. Le novelle, che costituiscono la raccolta erano già state pubblicate in ordine sparso, nel corso di circa un anno, in varie riviste («Rassegna settimanale», «Domenica letteraria», «Gazzetta letteraria», «Fanfulla della Domenica», «Fiammetta»). La scrittura delle novelle si inserisce nel periodo più creativo dello scrittore, tra Vita dei Campi (1880), I Malavoglia (1881), Il marito di Elena (1882) e Per le vie (1883).[1]
La raccolta, inoltre, svolge un ruolo di preludio tematico al futuro Mastro don Gesualdo, così come Vita dei campi lo aveva avuto per I Malavoglia. [2]
Pur mantenendo la stessa ambientazione di Vita dei campi - il mondo contadino della Sicilia postunitaria - lo scenario sociale delle novelle si fa più ampio e articolato. Accanto agli umili braccianti compaiono esponenti dei ceti più elevati quali proprietari terrieri, rappresentanti dei poteri locali, “galantuomini”. [3] I sentimenti individuali passano in secondo piano per lasciare spazio al dominaio delle leggi economiche e al valore della “roba” che spingono i personaggi a una dura e istintiva lotta per la sopravvivenza. In essi Verga riflette l’incupirsi del suo pessimismo, trasformatosi in un fatalismo che investe il destino umano. [4]
Nelle Rusticane viene meno l'attaccamento viscerale ai valori tramandati dalla società arcaica, compresa la visione fatalistica della storia, e prevale la soggezione agli interessi economici e materiali. La famiglia, prima luogo di difesa e di culto dei valori affettivi ed etici, si trasforma in uno spazio di conflitti per affermare le esigenze individuali e per accaparrarsi la propria parte di "roba"[5].
Genesi dell'opera
[edit]Origini e antecedenti del genere rusticale
[edit]Novelle rusticane si pone nella poetica dell’autore come un superamento del Ciclo dei Vinti e della raccolta Vita dei campi: i protagonisti delle novelle non appartengono più ai ceti subalterni della Sicilia rurale, ma alla piccola borghesia di provincia. Verga si concentra, dunque, sulla volontà di espandere il proprio campo di ricerca dai valori rurali e arcaici tipici delle prime raccolte, alla dissoluzione degli stessi, i quali vengono soppiantati da ciò che il critico letterario Luigi Russo definì la «religione della Roba»[6]. Nello specifico, è possibile individuare nella novella La roba «il momento generativo delle novelle rusticane», poiché l’ascesa borghese di Mazzarò consente di mostrare, attraverso lo stesso personaggio, lo sgretolamento dei valori che caratterizzano la sopravvivenza degli umili nel panorama rurale siciliano e nel passaggio immediatamente successivo della lotta per il possesso.[7]
Negli anni milanesi, Giovanni Verga sviluppa progressivamente il cosiddetto "genere rusticale", orientato alla rappresentazione della società contadina siciliana. Tale svolta deriva dall’incontro con il realismo europeo e dalla sperimentazione di nuove tecniche narrative, come la focalizzazione interna sui personaggi popolari e il ricorso al discorso indiretto libero. Una tappa fondamentale è la raccolta Vita dei campi (1880), in cui Verga introduce i nuclei essenziali del verismo, ossia la centralità della lotta per la sopravvivenza, la dimensione comunitaria del racconto e la riduzione dell’intervento autoriale. Con Novelle rusticane (1883), questi elementi vengono accentuati nella direzione di una visione più economica e sociale della vita rurale: la famiglia si trasforma in spazio di difesa degli interessi e dei beni e le dinamiche collettive assumono un ruolo primario rispetto ai destini individuali. La critica ha sottolineato come nelle Rusticane emerga una prospettiva più aspra e disincantata rispetto a Vita dei campi, in quanto la comunità popolare non è più osservata attraverso il richiamo ai valori tradizionali, ma come sistema regolato dalle necessità materiali e dai rapporti di forza. Questa evoluzione narrativa coincide con un processo di spoliazione stilistica: Verga elimina progressivamente regionalismi marcati, snellisce le strutture sintattiche e rafforza l’identificazione con il punto di vista dei personaggi, per raggiungere il grado massimo di impersonalità.

Novelle rusticane rappresenta, dunque, l’esito compiuto della fase verista, ossia un modello narrativo corale, deterministico e privo di idealizzazioni, considerato dalla critica come il momento di piena maturità della poetica verghiana.
Storia editoriale
[edit]La genesi delle Novelle rusticane risale al 1881. Tra il 1881 e il 1882 una parte consistente delle novelle, poi confluite nelle Novelle rusticane, viene pubblicata preventivamente su riviste e giornali dell'epoca, quali la Rassegna settimanale, il Fanfulla della Domenica, la Domenica letteraria e la Nuova rivista. Questa modalità di diffusione testimonia come la raccolta non nasca come un progetto unitario e chiuso, ma si configuri piuttosto come il risultato di una composizione progressiva, legata anche alle consuetudini e alle esigenze economiche dell'autore.
Nel corso del 1882 Giovanni Verga formalizza un contratto con l'editore torinese Francesco Casanova per la pubblicazione in volume delle novelle fino ad allora composte. Tale raccolta « prevedeva ora il titolo di Racconti rusticani anziché Bozzetti siciliani».[8] Solo in un secondo momento «Casanova ragionava anche del titolo della raccolta consigliando, per evitare una possibile "mistificazione" commerciale, quello inedito di Novelle rusticane».[9] L'edizione venne inoltre concepita come un volume illustrato con disegni di Alfredo Montalti[10] e fu caratterizzata da un intenso lavoro di revisione da parte dell'autore, che intervenne ripetutamente sul testo in fase di preparazione e di stampa.
La prima edizione viene pubblicata tra la fine del 1882 e l'inizio del 1883, con data editoriale 1883 e rappresenta il risultato di un controllo diretto e consapevole esercitato da Verga sull'assetto definitivo della raccolta.
Nel 1885 l'editore Casanova procede a una ristampa delle Novelle rusticane che, tuttavia, non risulta sottoposta a un controllo diretto da parte di Giovanni Verga. Le differenze rispetto alla prima edizione sono limitate a varianti di carattere prevalentemente tipografico e interpuntivo. Proprio l'assenza di interventi sostanziali o di una revisione consapevole consente di escludere che si tratti di varianti d'autore in senso stretto.[11]
Dopo questa ristampa, Verga sembra progressivamente disinteressarsi del destino editoriale della raccolta, che rimane sostanzialmente invariata per diversi decenni, fino alla ripresa del lavoro di revisione in tarda età.
A partire dal 1914, infatti, Giovanni Verga torna a occuparsi delle Novelle rusticane, anche in relazione a questioni di carattere editoriale e ai diritti d'autore. Dopo un lungo periodo di sostanziale inattività sul piano della revisione del testo, l'autore intraprende tra il 1916 e il 1920 un intervento organico e consapevole sull'intera raccolta, che non si limita a semplici correzioni formali, ma comporta modifiche stilistiche, aggiunte e parziali riscritture. Da questo lavoro prende forma l'edizione definitiva del 1920, significativamente intitolata Novelle rusticane. Edizione definitiva riveduta e corretta dall'autore; curata da Prezzolini per la casa editrice La Voce. Tuttavia le correzioni apportate dallo scrittore, unite a una scarsa cura tipografica, non sempre si fondevano con lo spirito sintattico del testo originario. Difatti Verga si preoccupò di rendere più simmetrico e più italianamente giusto il suo periodo, finendo così per stravolgere l'originario intreccio sintattico che costituiva l'anima del suo racconto parlato.[12]
| Sigla | Tipologia | Data | Descrizione e ruolo nella tradizione del testo |
|---|---|---|---|
| Riv | Stampa in rivista | 1880–1882 | Prima pubblicazione delle novelle in sedi periodiche. Costituisce la fase iniziale della diffusione dei testi; in molti casi la versione in rivista viene successivamente ampliata o riorganizzata per il volume. |
| A | Manoscritto autografo | 1880–1882 | Prime stesure autografe delle singole novelle, spesso alla base della stampa in rivista; documentano una fase redazionale ancora fluida. |
| A¹ | Manoscritto autografo aggiuntivo | 1882 | Carte autografe di ampliamento, soprattutto per Pane nero, con l’inserimento di nuovi episodi funzionali all’edizione in volume. |
| G | Stampa in volumetto | 1882 | Edizione autonoma di Pane nero (Giannotta, Catania), intermedia tra la rivista e il volume Casanova; introduce aggiunte narrative rilevanti. |
| C | Stampa in volume (editio princeps) | 1883 | Prima edizione in volume delle Novelle rusticane (Casanova, Torino). È la base testuale principale (princeps), nonostante errori tipografici. |
| C¹ | Ristampa | 1885 | Seconda edizione Casanova, identica a C per impaginazione e illustrazioni; non rivista dall’autore e contenente errori e varianti minime. |
| Ms | Manoscritto apografo corretto | 1916–1920 | Copia calligrafica di C con correzioni autografe in inchiostro rosso; prima fase della revisione per la nuova edizione. |
| Ds | Dattiloscritti | 1920 | Tre copie dattiloscritte derivate da Ms, con correzioni autografe; introducono nuovi errori ma anche varianti d’autore. |
| Ds¹ | Dattiloscritto | 1920 | Copia inviata a Giuseppe Prezzolini per l’edizione «La Voce». |
| Ds²–Ds³ | Dattiloscritti | 1920 | Copie conservate presso Verga; usate per confronti e ulteriori revisioni. |
| Bz | Bozze di stampa | 1920 | Bozze tipografiche corrette dall’autore e da collaboratori; documentano l’ultima fase della revisione, segnata da interventi sporadici. |
| V | Stampa in volume | 1920 | Edizione «definitiva riveduta e corretta dall’autore» (La Voce, Roma); testo problematico per l’accumulo di errori redazionali. |
| Ed. scolastica Russo | Stampa in volume | 1924 | Ripropone il testo del 1883 (C), ritenuto più autentico rispetto alla revisione del 1920. |
Edizioni
[edit]| Anno | Editore/Rivista | Titolo/Contenuto |
|---|---|---|
| 1881 | «Rassegna settimanale», «Fiammetta», «Fanfulla della Domenica» | Prime novelle (Il reverendo, Cos'è il re, Don Licciu Papa, Gli orfani, ecc.) |
| 1882 | F. Casanova | Bozzetti siciliani → presto ribattezzato Racconti rusticani |
| 1883 | F. Casanova | Novelle rusticane |
| 1885 | F. Casanova | Novelle rusticane (ristampa) |
| 1898 | Friedrich Beck | Edizione scolastica tedesca (selezione di cinque novelle) |
| 1914-1920 | La Voce | Novelle rusticane. Edizione definitiva riveduta e corretta dall'autore. |
Temi della raccolta
[edit]Nelle Novelle rusticane Verga costruisce un universo narrativo dominato da leggi rigide e immodificabili, all’interno del quale gli individui appaiono completamente determinati dal contesto in cui vivono. I personaggi sono definiti fin dalla nascita dalla loro condizione sociale ed economica, e ogni possibilità di mobilità o riscatto risulta esclusa. L’ambiente -la povertà o la ricchezza- e il ruolo occupato nella comunità diventano elementi che segnano in modo irreversibile il destino dei singoli, rendendo vano qualsiasi sforzo di cambiamento.
A regolare questo mondo è quella che Verga stesso ha definito la “religione della roba”: il possesso dei beni materiali e simbolici — la terra, il denaro e il prestigio sociale — diventa il valore supremo, attorno al quale si organizza l’intera società. Ogni azione, ogni relazione umana è subordinata alla difesa o all’accrescimento di ciò che si possiede. La “roba”, infatti, non è solo ricchezza, ma misura dell’esistenza stessa: chi ne ha è destinato a conservarla con ferocia, chi non ne ha rimane inevitabilmente escluso.
Il potere, nelle Novelle rusticane, si manifesta sempre come forza oppressiva e distante. Le istituzioni politiche, religiose e giuridiche non appaiono mai come strumenti di tutela o di giustizia, ma come meccanismi astratti che garantiscono la stabilità dell’ordine sociale esistente. La legge, la Chiesa e l’autorità civile intervengono sistematicamente a vantaggio dei più forti, mentre i deboli ne subiscono solo il volto repressivo.
Da questa visione deriva il profondo fatalismo che attraversa l’intera raccolta. Ogni tentativo di ribellione o di emancipazione è destinato al fallimento e si risolve in una sconfitta più dolorosa. I personaggi finiscono per interiorizzare la propria condizione, accettandola come una necessità naturale, quasi biologica. La rassegnazione diventa di conseguenza una vera e propria forma di sopravvivenza, l’unica possibile in un mondo in cui il destino appare già scritto e inalterabile.
Il cantiere dell’opera
[edit]Verga, come Pirandello, in Novelle per un Anno, è un instancabile revisore di sé stesso: molte novelle esistono in più redazioni, spesso profondamente diverse, e l’autore interviene con tagli, riscritture e spostamenti di prospettiva per raggiungere quella “trasparenza” stilistica che è la cifra del Verismo. Il Verga compie una operazione correttoria già dal 1920. Di fatti, in essa troviamo anche delle puntualizzazioni legate a motivi storici come in “Libertà” nella quale il “fazzoletto a tre colori” viene sostituito da un “fazzoletto rosso” in seguito al clamore dei moti insurrezionali del 1919-20. Secondo il giudizio di Gian Paolo Marchi, la “varia lectio” è legata solo a una serie di reazioni mutevoli e occasionali o per conformarsi a un cupo “pessimismo integrale” o per sopprimere qualche asperità sintattica e metaforica più marcata. Infine, Giorgio Patrizi riconosce nelle tarde “Rusticane” un’opera autonoma concepita secondo un canone realista tradizionale. Andando oltre al giudizio dello studioso, “Le Rusticane” costituiscono un tassello fondamentale nell’intero percorso verista: non sono semplici racconti autonomi, ma veri e propri studi preparatori, nuclei narrativi che anticipano temi, dinamiche sociali e tensioni psicologiche in forma concentrata e potentissima che troveranno pieno sviluppo nei romanzi maggiori: la legge dell’interesse, la lotta per la sopravvivenza, l’illusione del riscatto sociale, la violenza latente nelle comunità rurali. Ogni novella è un frammento di un mondo chiuso, regolato da codici implacabili, dove la vita scorre secondo ritmi antichi e dove l’individuo è sempre subordinato alla comunità: contadini, massari, piccoli proprietari, donne segnate dalla fatica, uomini schiacciati dalla legge ferrea dell’interesse e dell’onore. Molti di questi personaggi, come accadrà poi per La Lupa o, approdando alla prospettiva romanzesca, Mastro‑don Gesualdo, maturano fino a diventare figure emblematiche del teatro narrativo verghiano. Sempre focalizzandoci sulle tematiche, il tema centrale è quello della “roba”, già presente in altre opere verghiane (si pensi al celebre Mastro- don Gesualdo), che assurge a simbolo della condizione esistenziale dei personaggi.

La “roba” non è soltanto il possesso materiale di terre e denaro, ma diventa la misura del valore sociale e della possibilità di resistere agli imprevisti della natura e alle avversità della vita. In questo senso, Verga mette in scena la “legge del più forte”, secondo cui soltanto chi riesce ad accumulare beni può garantirsi una relativa sicurezza. Dunque, Le Novelle rusticane introducono una riflessione di carattere socio-economico, che si intreccia con la poetica verista: la rappresentazione impersonale e oggettiva della realtà, priva di idealizzazioni, restituisce un quadro crudo e realistico della Sicilia contadina. In modo inequivocabile, l’autore abbandona ogni prospettiva di riscatto o di progresso, insistendo invece sulla ciclicità della miseria e sulla condanna ineluttabile dei protagonisti, incapaci di emanciparsi da un destino segnato.
Lingua e stile
[edit]La lingua delle Novelle rusticane è uno dei risultati più alti della ricerca verghiana. Pur scritte in italiano, sono percorse da un fitto tessuto di dialettismi, toscanismi, modi di dire, inflessioni sintattiche che riproducono la voce collettiva della comunità siciliana. La tecnica dell’impersonalità — il famoso “coro” — raggiunge qui una delle sue espressioni più compiute: il narratore arretra, si mimetizza, lascia che siano i personaggi, o meglio l’ambiente stesso, a raccontare. Verga, quindi, adotta una lingua che si avvicina più al parlato popolare, con frequenti incursioni nel dialetto siciliano, ma sempre filtrata da un rigoroso controllo narrativo. Nonostante ciò, rimane sempre autentica la rappresentazione dei personaggi e delle loro vicende, accentuando il senso di fatalismo che permea l’opera. Infatti, per immergersi totalmente nell’universo verbale dei personaggi, Verga include dei veri e propri calchi dialettali come “paraspolo” da paraspolu che può significare “pezzo di terra quanta può seminare un contadino” nel “Reverendo” oppure “mostaccoli” da mustazzolu che significa “biscotto di pasta dolce” nel “Cos’è il re” oppure lavuraturi, cioè “zappatore” in Malaria. Al contrario di ciò, elimina i modi di dire troppo spiccatamente dialettali come ad esempio “dava impaccio” da dari impacciu e cioè “ostacolare il maneggio degli affari” dal (Il Reverendo). Le forme dialogiche, quindi risultano essenziali, spesso spezzate, e la narrazione procede per scorci, ellissi, improvvise accelerazioni. Il dramma non è mai psicologico, ma sociale: i protagonisti sono figure “vittime”, ingranaggi di un sistema immutabile, e la loro vicenda individuale è sempre inscritta in un destino collettivo. Le novelle si distinguono anche per la loro struttura asciutta, quasi scheletrica: nessuna concessione al patetico, nessuna morale esplicita, nessuna via d’uscita. Il mondo rusticano è un labirinto senza centro, regolato da leggi ferree che nessuno può infrangere senza pagarne il prezzo. In conclusione, le Novelle rusticane non sono soltanto un documento letterario, ma anche una testimonianza storica e antropologica: esse restituiscono la voce di una comunità segnata dalla povertà e dalla lotta per la sopravvivenza, offrendo al lettore moderno una chiave di lettura imprescindibile per comprendere la poetica verghiana e il contesto socio-culturale della Sicilia ottocentesca.
Influenza culturale
[edit]Esistono molte riscritture indipendenti delle opere di Giovanni Verga. La maggior parte dei riadattamenti teatrali o cinematografici che si ispirano alla raccolta verghiana Novelle rusticane si concentrano sulla figura di Mazzarò, protagonista della novella La roba. Uno dei più recenti riadattamenti vede, in occasione del centenario della morte di Giovanni Verga nel 2023, la realizzazione della riduzione teatrale de La roba ad opera del regista Guglielmo Ferro, figlio del celebre attore e regista catanese Turi Ferro, con la drammaturgia di Micaela Miano e l’interpretazione, in alcune stagioni, di Enrico Guarneri nel ruolo del protagonista.
Novelle
[edit]- Il Reverendo.
- Cos'è il re.
- Don Licciu Papa.
- Il Mistero.
- Malaria.
- Gli orfani.
- La roba.
- Storia dell'asino di S. Giuseppe.
- Pane nero.
- I galantuomini.
- Libertà.
- Di là del mare.
Bibliografia
[edit]- G. Alfieri, Verga, Roma, Salerno Editrice, 2016.
- G. Alfieri, «Scrittura lenticolare e stile reticolare: cosa rivela l'Edizione Nazionale di Giovanni Verga», in Oblio, X, n. 40, 2020.
- G. Barberi Squarotti, La narrativa verghiana, Milano, Mursia, 1997.
- R. Carnero, G. Iannaccone, Al cuore della letteratura. Il secondo Ottocento, Firenze-Roma, Giunti-Treccani, 2016.
- A. Casadei, M. Santagata, Manuale di letteratura italiana medievale e moderna, Bari-Roma, Laterza, 2007.
- Comitato per l'edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, I tempi e le opere di Giovanni Verga: Contributi per l'edizione nazionale, Firenze, Le Monnier, 1986.
- R. Luperini, Verga moderno, Palermo, Palumbo, 2005.
- G. Mazzacurati, Verga e le Rusticane, Torino, Einaudi, 1984.
- C. Muscetta, Giovanni Verga, Bari-Roma, Laterza, 1976.
- C. Musumarra (a cura di), «Novelle rusticane» di Giovanni Verga 1883-1983. Letture critiche, Palermo, Palumbo, 1984.
- P. Pellini, Verga. Profili di storia letteraria, a cura di A. Battistini, Bologna, Il Mulino, 2013.
- F. Pilato, L. Mesiano, Verga, Roma, Carocci, 2011.
- A. Roncoroni, Gli studi leggiadri. Tra Ottocento e Novecento, Milano, Signorelli-Mondadori Education, 2015.
- G. Verga, Novelle rusticane, a cura di L. Russo, Firenze, Vallecchi, 1924.
- G. Verga, Novelle rusticane, edizione critica a cura di G. Forni, Novara, Interlinea (Edizione Nazionale), 2016.
- G. Verga, Novelle rusticane, Milano, Treves, 1883 (e successive edizioni Mondadori; Garzanti).
- G. Verga, Tutte le novelle, a cura di G. Carnazzi, Milano, BUR Rizzoli, 2008.
- G. Verga, Tutte le novelle, Milano, Mondadori, coll. I Meridiani, 2001.
Note
[edit]- ↑ C. Musumarra (a cura di), Novelle rusticane di Giovanni Verga 1883 - 1983, letture critiche, Palumbo editore, p.5
- ↑ R. Carnero, G. Iannaccone, Al cuore della letteratura. Il secondo Ottocento, Giunti editori, Treccani, 2016, p.173
- ↑ A. Roncoroni, Gli studi leggiadri. Tra Ottocento e Novecento, Signorelli scuola, Mondadori education, 2015, p.226
- ↑ R. Carnero, G. Iannaccone, Al cuore della letteratura. Il secondo Ottocento, Giunti editori, Treccani, 2016, p.173
- ↑ G.Alfieri, Verga, Roma, Salerno editrice, 2016, p.147
- ↑ Pierluigi Pellini, Verga. Profili di storia letteraria, a cura di Andrea Battistini, Bologna, Il Mulino, 2013, p. 110.
- ↑ Giovanni Verga, Novelle Rusticane, a cura di Giorgio Forni, Novara, Fondazione Verga - Interlinea, 2016, p. XVI.
- ↑ G. Verga, Novelle rusticane, edizione critica a cura di Giorgio Forni - edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Novara, Interlinea, 2016, p.XLVIII
- ↑ Ivi p.XLIV
- ↑ Ivi, p.XXXVII
- ↑ Ivi pp.LII-LVI
- ↑ G. Verga, Novelle rusticane, a cura e con un saggio introduttivo di Luigi Russo, Firenze, Vallecchi editore, 1924, p. V
- ↑ G.Alfieri, Scrittura lenticolare e stile reticolare: cosa rivela l'Edizione Nazionale di Giovanni Verga, in «Oblio», X (2020), N.40, pp.26-30.