Novelle per un anno
Nelle Novelle per un anno confluiscono racconti scritti da Luigi Pirandello tra 1884 e il 1936.
La prima edizione originale della raccolta delle novelle pirandelliane risale al 1922, epoca della collaborazione con l’Editore Bemporad, essendo state prima di allora pubblicate singolarmente, di volta in volta, su riviste o sui supplementi di svariate testate giornalistiche.
La raccolta rappresenta per l’autore un progetto fortemente voluto fin dalla giovanissima età, inseguito per tutta la vita e curato nel dettaglio fino agli anni immediatamente precedenti la morte del grandissimo scrittore agrigentino.
Accenni editoriali
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La prima novella risale ai diciassette anni dell’autore, mentre l’ultima fu pubblicata postuma, quando il drammaturgo era ormai famoso. Questa continuità, con assoluta fedeltà al genere della novella, fu sempre mantenuta, pur nel cammino accidentato della carriera di Pirandello, che non pochi generi altri coltivò, spesso abbandonandoli.
Le novelle, invece, alla guisa di trenini che si fermano ad ogni stazione facendo salire a bordo i più disparati personaggi con le loro mirabili esperienze, furono una costante occupazione del grandissimo drammaturgo, probabilmente sempre in viaggio a caccia di storie di vita.
Evidentemente, Pirandello in quelle novelle sofferte e a volte aride, o al contrario provocatorie, trovava, come disse Carducci per Serafino dei Quaderni, il ‘nido ‘dei suoi personaggi, che poi a volte tornavano nel suo superbo teatro.
Le novelle rappresentarono per lo scrittore, dunque, una sorta di cantiere, una fucina di sperimentazione in cui venivano partoriti personaggi, che poi anche a distanza di anni maturavano nella sua mente creativa fino ad assurgere a veri e propri personaggi teatrali! Gettati allora dal celebre capocomico, capace di innovare il teatro fino alla geniale invenzione dei Sei personaggi in cerca d’autore, i protagonisti delle novelle erano costretti dal loro stesso 'padre' ad affrontare la luce del palcoscenico e sostenere la pesante trama della commedia. Ridotti, infine, in carne ed ossa e scaraventati sulla scena, nudi, inermi ed ormai soli, abbandonati dall’autore, passavano dal silenzio delle novelle e delle pagine stampate, spesso con gli stessi nomi, come il signor Ponza o la signorina Frola, al teatro e si trovavano d’emblée di fronte ad un pubblico che applaudiva, pronti per il corpo a corpo tra attore e spettatore, che è tutto il cuore del teatro e, a ben pensare, della vita stessa.
Ecco perché forse Pirandello continuò con slancio e perseveranza a scrivere novelle per tutta la vita; forse nel suo disegno vi era di perseguire un’opera vasta senza inizio, né fine, ma con una continuità retta che giungesse come un fiume al suo delta nel grande mare del teatro. Frammenti, dunque, le novelle, tessere musive di un mosaico il cui disegno definito poteva compiersi soltanto nell’ultimo atto, quello drammaturgico, laddove potevano trovare spazio la disgregazione della personalità, l’umorismo e un’entropia intrinseca che appartiene alla vita stessa.
Perché la realtà, come il drammaturgo dichiarò più volte, è una per ciascuno e non mai la stessa per tutti e la vita è una molto triste buffoneria e abbiamo in noi senza sapere né come, né perché, né da chi la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di quella stessa realtà che si scopre vana e illusoria.[1]
Le novelle pirandelliane rappresentano dunque una sorta di labirinto dove per tante vie diverse, opposte ed intricate, l’anima dell’uomo si aggira, senza riuscire più a trovare modo di uscirne. Inevitabile allora fu l’assoluto rifiuto di Pirandello di dare alle sue novelle scopi didattico-morali, non vi è mai in esse, infatti, un punto di riferimento, una strada maestra che indichi dove andare e nemmeno nulla che possa mostrare se la strada sia buona o cattiva. Nelle novelle di Pirandello lo svolgimento non è affidato ad alcun personaggio. Nessuno parla. Nessuno racconta. L’essenza labirintica di tutto l’insieme non permette classificazioni o un ordine ed anche quando il racconto è in prima persona, l’autore, nella figura del novellatore, è lontano. Leggendo le Novelle per un anno non si intravedono tappe possibili per cui il caos, il caos pirandelliano, diventi cosmo, ma soltanto figurazioni apparenti di un falso cosmo che quasi ineluttabilmente ricomincia ad essere caos.[2]
Il titolo Novelle per un anno indica, perciò, nudamente e rudemente quel che l’autore offre come un dono ai suoi lettori: una novella al giorno. Senza alcuna preparazione, senza una “cornice” e senza interventi diretti dell’autore. Le novelle pirandelliane, dunque, avrebbero dovuto essere 365, in un progetto dell’autore maturato nel 1922 di 24 volumi, e nessuna delle novelle avrebbe tratto dai giorni, dai mesi e dalle stagioni la sua qualità.[3]
Il cantiere dell'opera
[edit]Dei ventiquattro volumi progettati ne uscirono però soltanto quattordici (i primi tredici per Bemporad, Firenze — Scialle nero, La vita nuda, La rallegrata, L’uomo solo, La mosca, In silenzio, Tutt’e tre, Dal naso al cielo, Donna Mimma, Il vecchio Dio, La giara, Il viaggio, Candelora e gli ultimi due per Mondadori, Milano — Berecche e la guerra e Una giornata) a causa dell’intervenuta morte dell’autore, esattamente quattordici anni dopo, e il quindicesimo dal titolo Una giornata fu infatti pubblicato postumo. «Ogni volume» aveva avvertito lo scrittore «ne conterrà non poche nuove e di quelle già edite alcune sono state rifatte da cima a fondo, altre rifuse e ritoccate qua e là, e tutte insomma rielaborate con lunga e amorosa cura». Pirandello novelliere, infatti, era spesso insoddisfatto della prima redazione delle sue novelle, offerte il più delle volte a giornali e riviste, e anche dopo molti anni ritornava a rielaborazioni delle stesse con revisioni minute ed implacabili ed anzi a volte il testo subiva, da una redazione all’altra, non soltanto radicali trasformazioni, ma robusti ingrossamenti o potature feroci. Come se l’imperfezione stessa dei suoi prodotti, di cui Pirandello aveva piena coscienza o magico presagio, fissato il punto di partenza della novella, desse alla sua opera in divenire una paradossale garanzia di continuità e di apertura.[4] Ciascuno dei quindici tomi contiene 15 novelle per un totale di 225 ed inoltre alcune novelle sono divise in più capitoli, con un numero totale effettivo di 211 novelle cui furono aggiunte successivamente altre 32 novelle, dette ‘estravaganti’, recuperate più tardi come appendice, fino al definitivo numero di 243.[5]
Lingua e stile
[edit]Tutte le novelle del grande drammaturgo e novelliere agrigentino sono in lingua italiana, se pur con molti dialettismi, e caratterizzate da una narrazione interna e da un racconto in prima persona con prevalenza di forme dialogiche e, soprattutto a partire dal 1931, monologiche e con tematiche fortemente focalizzate sul dramma quotidiano e privato e sull’incessante travaglio dei protagonisti, vinti o inetti, sulla famiglia, sul lavoro alienato e ripetitivo, sui temi tanto cari a Pirandello quali l’umorismo e il relativismo e la maschera come ruolo e stereotipo paralizzante, il paradosso e la follia, e sono, infine, distinte per ambientazione in “siciliane” e “romane”.
Sitografia
[edit]PirandelloWeb, analisi Novelle per un anno: https://www.pirandelloweb.com/novelle-per-un-anno/
Audiolibro integrale: https://www.recitarleggendo.it/037novelleperunanno
Bibliografia
[edit]- B. Terracini, Le “Novelle per un anno” di Luigi Pirandello, in Analisi stilistica. Teoria, storia, problemi, Feltrinelli, Milano 1966.
- F. Grilli, L’arte novellistica di Pirandello, Longo, Ravenna 1980.
- Giovanni Macchia, Premessa a Novelle per un anno di Luigi Pirandello, a cura di Mario Costanzo, Collana I meridiani di Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1985.
- G. Pirodda, Il relativismo pirandelliano nelle “Novelle per un anno”. Ideologia e forma narrativa, in AA. VV., Letteratura e società. Scritti di italianistica e di critica letteraria per il XXV anniversario dell’insegnamento di Giuseppe Petronio, Palumbo Palermo 1980.
- G. Taviani, Dalla parola al silenzio: le “Novelle per un anno” di Luigi Pirandello, in “Allegoria”, n. 37, gennaio – aprile 2001.
Berecche e la guerra
[edit]Segue un approfondimento riguardo la trama, la storia editoriale e l'analisi tematica della novella Berecche e la guerra.
La Rallegrata
[edit]Seguirà un approfondimento sulla trama con relativo commento, nonché un’analisi della questione editoriale della novella e della raccolta omonima.
Note
[edit]- ↑ G. Pirodda, Il relativismo pirandelliano nelle “Novelle per un anno”. Ideologia e forma narrativa, in AA. VV., Letteratura e società. Scritti di italianistica e di critica letteraria per il XXV anniversario dell’insegnamento di Giuseppe Petronio, Palumbo Palermo 1980.
- ↑ G. Taviani, Dalla parola al silenzio: le “Novelle per un anno” di Luigi Pirandello, in “Allegoria”, n. 37, gennaio – aprile 2001.
- ↑ Giovanni Macchia, Premessa a Novelle per un anno di Luigi Pirandello, a cura di Mario Costanzo, Collana I meridiani di Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1985.
- ↑ F. Grilli, L’arte novellistica di Pirandello, Longo, Ravenna 1980.
- ↑ Francesco Flora, Novelle per un anno, in Dizionario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature, VI, Milano, RCS Libri, 2005 [1947], pp. 6138-42, ISSN 1825-78870 (WC · ACNP).