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== Analisi e interpretazioni critiche == Nella novella ''Mostruosità'', lo scrittore rappresenta un caso poco comune di sofferenza maschile, provocata dai reiterati maltrattamenti psicologici di una moglie priva di affetto, la quale viene descritta in più riprese come una strega ammaliatrice, sia attraverso il discorso diretto e indiretto libero, sia mediante la voce narrativa di Capuana stesso. «''- È un'infamia! La trista donna l'ha stregato! - diceva la mamma di lui. […]'' ''Anzi ora la sua tenerezza materna era maggiore. Oh! Non ne dubitava piú: la megera glielo aveva stregato.'' ''- Senti! - gli disse, tenendolo per le mani, guardandolo negli occhi con sguardo da maga...'' ''- Non mi dirai di no<ref>L. Capuana, ''Le Appassionate'', Giannotta, Catania, 1893, pp. 274-280.</ref>!....''» Questo rovesciamento, tuttavia, non modifica la struttura di pensiero dello scrittore sulla differenza naturale di genere: la donna resta un enigma biologico (''misteri dell’organismo!''), una creatura dominata dall’istinto e dalla nevrosi, mentre l’uomo, pur soffrendo, conserva il ruolo di soggetto razionale, attivo, resistente. Persino nel suo profondo dolore, in cui arriva a piangere per la moglie, Giovanni è descritto come coraggioso (''non s’ammazzava, e non già perché gliene mancasse il coraggio'') e solo temporaneamente sospeso dalla sua ragionevolezza: «''Gli bastava vivere accanto a lei, sprofondandosi ogni giorno piú nell'abbiezione, fingendo di non vedere […]'' ''In che modo un uomo cosí intelligente, vero artista nella sua professione, lasciava calcarsi, senza lamento, dai fangosi stivaletti di una miserabile<ref>''Ivi'', pp. 272-277.</ref>[…]''» Giovanni, persino nella sua follia d’amore, decide ''fingendo di non vedere'' o ancora, difronte ad un insolito e sospetto cambiamento di lei, non tenta di ''spiegarsi quell’improvvismo cambiamento./ -Misteri dell’organismo!.'' È evidente che, contrariamente a quanto accade alle donne di Capuana, la sofferenza dell’uomo non avviene tra sensazioni, silenzi e deterioramento psico-fisico; l’annientamento di Giovanni è esclusivamente morale, non patologico. Egli non si ammala, non delira e non cerca nemmeno la morte pur sotto bruta istigazione del padre, e ''non s’ammazzava'' – precisa lo scrittore – ''non già perché gliene mancasse il coraggio; alla guerra, da volontario, aveva visto piú volte la morte faccia a faccia e non aveva mai avuto paura, semplicemente Non sapea staccarsi da lei!.'' Si potrebbe credere che, a differenza delle altre donne di Capuana, Virginia scelga con lucidità i maltrattamenti morali da infliggere al marito, trascorrendo il suo tempo con altri uomini; eppure anche in questo caso le azioni della donna appaiono subordinate agli atteggiamenti amorosi del marito. Da una parte, è lo stesso uomo, in un’ottica paternalistica, a deresponsabilizzare la moglie, interpretandone le scelte come frutto di un ''eccesso di nervosità e perversione dell’organismo'' che le compromette la salute: «''- Povera creatura! La perversione dell'organismo la spinge a rotolarsi nel fango. Ha forse coscienza del male che commette? Difatti il maggior male lo fa a se medesima. La sua salute è mezza rovinata. Quando quest'eccesso di nervosità sarà passato, la vedrò tornare a me, buona, affettuosa come nei primi mesi del nostro matrimonio<ref>''Ivi'', p. 272.</ref>... –.''» D’altra parte, in realtà, la donna non si autodetermina mai pienamente né all’inizio né alla fine della novella: non è del tutto responsabile neppure quando sembra agire con consapevolezza – che sia per crudeltà o per voluttà. Il sentimento di Virginia resta sempre modellato dalle espressioni emotive e morali del marito, attraverso cui la donna accede di volta in volta a uno stato psichico nuovo. Se nei primi due anni l’amore smisurato di Giovanni - fatto di perdoni, giustificazioni, lacrime e umiliazioni - lo rendeva ai suoi occhi un uomo debole, vigliacco e incapace, nel momento in cui il marito ritrova la forza fisica e brutale del dominio, ''in lei avvenne una trasformazione incredibile'': «''Nei primi giorni si sentiva stordita; e guardava, indignata e diffidente, l'uomo da cui vedevasi soggiogata con tanta violenza e in un modo che ella non giungeva a spiegarsi. Dunque suo marito non era l'essere fiacco da lei creduto fin allora? E lo fissava, attratta da crescente ammirazione di donna che non sapeva piú rivoltarsi, con avidità nuova, con curiosità strana, alla quale si mescolava, di giorno in giorno, un sentimento indefinito... - Di gratitudine? Di affetto? - Non lo capiva bene; ma certamente qualcosa che la meravigliava e la deliziava, qualcosa che la faceva rimanere come tra sonno e veglia, con la dolcezza del sogno e la paurosa coscienza ch'esso dovesse subito finire<ref>''Ivi'', p. 284.</ref>...''» Nella seconda parte della novella, il rovesciamento iniziale viene così riassorbito nell’ordine naturale dei ruoli di genere, che l’amore smisurato dell’uomo aveva temporaneamente alterato. Quando Giovanni ritrova la sua intrinseca forza vitale, Virginia ritorna al posto assegnato al genere che, secondo l'orizzonte ideologico capuaniano, è destinato a sottomettersi. Il cerchio che si chiude non è quello dell’amore ritrovato, ma quello della subordinazione: la moglie supplica, s’inginocchia, si castiga; l’uomo la domina, ora anche fisicamente, fino a tentare di ucciderla. In questo senso, Capuana – pur esplorando territori psicologicamente innovativi – non arriva mai a sovvertire davvero i valori tradizionali, ma finisce per riaffermarli. «''Si può pensare che Capuana, spaventato dai problemi sollevati dal suo racconto, intendesse rassicurare i suoi lettori con il lieto fine, mostrando come l'ordine turbato potesse venire ricomposto grazie anche alla forza della razionalità e dell’autocontrollo maschile''»<ref>A. Storti Abate in ''Introduzione a Capuana'', cit., p. 101; nel passo citato, si riferisce specificamente alla novella Tortura. Tuttavia, questa riflessione può essere estesa all’intera raccolta.</ref>. Storti Abate sottolinea, dunque, come Capuana, pur essendo un innovatore nel campo letterario dell’indagine psicologica, resti figlio del suo tempo, e alla fine non rompe davvero con la visione patriarcale. La razionalità maschile resta così la medicina che cura la malattia femminile, lo strumento contro l’irrazionalità femminile e il catalizzatore della sicurezza dei valori sociali tradizionali, anche nel mondo narrativo di Capuana.
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