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Mostruosità

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Mostruosità è una novella di Luigi Capuana, inclusa nella raccolta Le appassionate (1893). Il racconto mette in scena un rovesciamento della dinamica abituale di genere nella narrativa capuaniana, rappresentando una forma di sofferenza maschile prodotta all’interno del matrimonio. Attraverso la vicenda di Giovanni e della moglie Virginia, Capuana esplora il tema della relazione coniugale come spazio di conflitto, manipolazione e dipendenza, in cui l’amore si trasforma in strumento di dominio e di annientamento morale. La novella intreccia così l’analisi psicologica con una riflessione sui ruoli di genere, sulla patologia della passione e sul fragile equilibrio tra razionalità e istinto.

Trama

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La novella racconta la vicenda di Giovanni, uomo profondamente innamorato della moglie Virginia, e della loro relazione coniugale segnata da una crescente sofferenza morale. Fin dall’inizio, il matrimonio appare dominato da una forte sproporzione affettiva: Giovanni ama la moglie in modo assoluto e totalizzante, mentre Virginia si mostra fredda, distante e incline a una vita mondana che la porta a frequentare altri uomini.

La condotta della donna provoca nel marito un dolore continuo, fatto di gelosia, umiliazione e frustrazione. Giovanni, pur consapevole della situazione, non riesce a sottrarsi al legame e continua a giustificare e perdonare la moglie, interpretandone il comportamento come il risultato di una sorta di instabilità nervosa più che come una scelta consapevole. Questo atteggiamento lo conduce a una progressiva perdita di dignità e di controllo su sé stesso.

Virginia, dal canto suo, sembra trarre una forma di potere dalla debolezza del marito: il suo atteggiamento sprezzante e provocatorio si alimenta proprio dell’eccessiva dedizione di Giovanni. La relazione si trasforma così in un rapporto di dominio psicologico, in cui l’uomo accetta la sofferenza pur di non rinunciare alla presenza della donna.

A un certo punto, tuttavia, la situazione subisce una svolta. Giovanni, stremato dall’umiliazione e dal dolore, reagisce con un improvviso irrigidimento del proprio atteggiamento, assumendo un comportamento più duro e autoritario nei confronti della moglie. Questo mutamento produce in Virginia un effetto inatteso: la donna, che fino ad allora aveva disprezzato la debolezza del marito, inizia a guardarlo con una nuova forma di attenzione e attrazione.

Il rovesciamento dei ruoli conduce a una fase di riavvicinamento ambiguo e carico di tensione. La violenza latente del rapporto emerge in modo sempre più evidente, fino a sfiorare l’esito estremo. La novella si chiude con il ristabilirsi di un equilibrio fondato non sulla riconciliazione affettiva, ma sulla riaffermazione di un rapporto di forza, in cui il dominio maschile prende il posto della precedente sottomissione.

Analisi e interpretazioni critiche

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Nella novella Mostruosità, lo scrittore rappresenta un caso poco comune di sofferenza maschile, provocata dai reiterati maltrattamenti psicologici di una moglie priva di affetto, la quale viene descritta in più riprese come una strega ammaliatrice, sia attraverso il discorso diretto e indiretto libero, sia mediante la voce narrativa di Capuana stesso.

«- È un'infamia! La trista donna l'ha stregato! - diceva la mamma di lui. […] Anzi ora la sua tenerezza materna era maggiore. Oh! Non ne dubitava piú: la megera glielo aveva stregato. - Senti! - gli disse, tenendolo per le mani, guardandolo negli occhi con sguardo da maga... - Non mi dirai di no[1]!....»

Questo rovesciamento, tuttavia, non modifica la struttura di pensiero dello scrittore sulla differenza naturale di genere: la donna resta un enigma biologico (misteri dell’organismo!), una creatura dominata dall’istinto e dalla nevrosi, mentre l’uomo, pur soffrendo, conserva il ruolo di soggetto razionale, attivo, resistente. Persino nel suo profondo dolore, in cui arriva a piangere per la moglie, Giovanni è descritto come coraggioso (non s’ammazzava, e non già perché gliene mancasse il coraggio) e solo temporaneamente sospeso dalla sua ragionevolezza:

«Gli bastava vivere accanto a lei, sprofondandosi ogni giorno piú nell'abbiezione, fingendo di non vedere […] In che modo un uomo cosí intelligente, vero artista nella sua professione, lasciava calcarsi, senza lamento, dai fangosi stivaletti di una miserabile[2][…]»

Giovanni, persino nella sua follia d’amore, decide fingendo di non vedere o ancora, difronte ad un insolito e sospetto cambiamento di lei, non tenta di spiegarsi quell’improvvismo cambiamento./ -Misteri dell’organismo!. È evidente che, contrariamente a quanto accade alle donne di Capuana, la sofferenza dell’uomo non avviene tra sensazioni, silenzi e deterioramento psico-fisico; l’annientamento di Giovanni è esclusivamente morale, non patologico. Egli non si ammala, non delira e non cerca nemmeno la morte pur sotto bruta istigazione del padre, e non s’ammazzava – precisa lo scrittore – non già perché gliene mancasse il coraggio; alla guerra, da volontario, aveva visto piú volte la morte faccia a faccia e non aveva mai avuto paura, semplicemente Non sapea staccarsi da lei!.

Si potrebbe credere che, a differenza delle altre donne di Capuana, Virginia scelga con lucidità i maltrattamenti morali da infliggere al marito, trascorrendo il suo tempo con altri uomini; eppure anche in questo caso le azioni della donna appaiono subordinate agli atteggiamenti amorosi del marito. Da una parte, è lo stesso uomo, in un’ottica paternalistica, a deresponsabilizzare la moglie, interpretandone le scelte come frutto di un eccesso di nervosità e perversione dell’organismo che le compromette la salute:

«- Povera creatura! La perversione dell'organismo la spinge a rotolarsi nel fango. Ha forse coscienza del male che commette? Difatti il maggior male lo fa a se medesima. La sua salute è mezza rovinata. Quando quest'eccesso di nervosità sarà passato, la vedrò tornare a me, buona, affettuosa come nei primi mesi del nostro matrimonio[3]... –.»

D’altra parte, in realtà, la donna non si autodetermina mai pienamente né all’inizio né alla fine della novella: non è del tutto responsabile neppure quando sembra agire con consapevolezza – che sia per crudeltà o per voluttà. Il sentimento di Virginia resta sempre modellato dalle espressioni emotive e morali del marito, attraverso cui la donna accede di volta in volta a uno stato psichico nuovo. Se nei primi due anni l’amore smisurato di Giovanni - fatto di perdoni, giustificazioni, lacrime e umiliazioni - lo rendeva ai suoi occhi un uomo debole, vigliacco e incapace, nel momento in cui il marito ritrova la forza fisica e brutale del dominio, in lei avvenne una trasformazione incredibile:

«Nei primi giorni si sentiva stordita; e guardava, indignata e diffidente, l'uomo da cui vedevasi soggiogata con tanta violenza e in un modo che ella non giungeva a spiegarsi. Dunque suo marito non era l'essere fiacco da lei creduto fin allora? E lo fissava, attratta da crescente ammirazione di donna che non sapeva piú rivoltarsi, con avidità nuova, con curiosità strana, alla quale si mescolava, di giorno in giorno, un sentimento indefinito... - Di gratitudine? Di affetto? - Non lo capiva bene; ma certamente qualcosa che la meravigliava e la deliziava, qualcosa che la faceva rimanere come tra sonno e veglia, con la dolcezza del sogno e la paurosa coscienza ch'esso dovesse subito finire[4]...»

Nella seconda parte della novella, il rovesciamento iniziale viene così riassorbito nell’ordine naturale dei ruoli di genere, che l’amore smisurato dell’uomo aveva temporaneamente alterato. Quando Giovanni ritrova la sua intrinseca forza vitale, Virginia ritorna al posto assegnato al genere che, secondo l'orizzonte ideologico capuaniano, è destinato a sottomettersi. Il cerchio che si chiude non è quello dell’amore ritrovato, ma quello della subordinazione: la moglie supplica, s’inginocchia, si castiga; l’uomo la domina, ora anche fisicamente, fino a tentare di ucciderla.

In questo senso, Capuana – pur esplorando territori psicologicamente innovativi – non arriva mai a sovvertire davvero i valori tradizionali, ma finisce per riaffermarli. «Si può pensare che Capuana, spaventato dai problemi sollevati dal suo racconto, intendesse rassicurare i suoi lettori con il lieto fine, mostrando come l'ordine turbato potesse venire ricomposto grazie anche alla forza della razionalità e dell’autocontrollo maschile»[5].

Storti Abate sottolinea, dunque, come Capuana, pur essendo un innovatore nel campo letterario dell’indagine psicologica, resti figlio del suo tempo, e alla fine non rompe davvero con la visione patriarcale. La razionalità maschile resta così la medicina che cura la malattia femminile, lo strumento contro l’irrazionalità femminile e il catalizzatore della sicurezza dei valori sociali tradizionali, anche nel mondo narrativo di Capuana.

Personaggi

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La novella presenta un numero ristretto di personaggi, funzionali alla messa in scena del rovesciamento e del successivo ripristino dei rapporti di potere all’interno della coppia.

  • Giovanni – Protagonista maschile della novella. Marito di Virginia, è inizialmente dominato da un amore assoluto, che lo conduce all’umiliazione, al perdono continuo e all’annullamento di sé. Vive una sofferenza esclusivamente morale, senza mai cedere alla dissoluzione fisica o alla follia, e conserva una razionalità che, nella seconda parte della novella, si traduce in una reazione autoritaria e violenta. Il suo ritorno al dominio segna il ripristino dell’ordine patriarcale all’interno della coppia.
  • Virginia – Moglie di Giovanni. Figura femminile ambigua e disturbante, viene rappresentata come fredda, crudele e incline alla seduzione e alla volubilità. Nella prima parte della novella esercita un potere distruttivo sul marito attraverso il disprezzo e la distanza affettiva; nella seconda, quando Giovanni recupera una posizione di forza, subisce una trasformazione che la conduce alla sottomissione e alla dipendenza emotiva. Il suo comportamento è spiegato come effetto di una “perversione dell’organismo” e di una nevrosi naturale, più che come esito di scelte consapevoli, riducendone la responsabilità morale e l’autonomia.
  • La madre di Giovanni – Figura secondaria ma significativa. Interpreta la relazione del figlio con Virginia in termini superstiziosi e demonizzanti, descrivendo la donna come una “strega” e una “megera” che ha soggiogato il marito. Rappresenta una voce sociale che rafforza la visione della donna come creatura pericolosa e irrazionale.

Temi

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La novella affronta alcuni temi centrali della narrativa capuaniana, declinati in una prospettiva di rovesciamento apparente dei ruoli di genere, che tuttavia finisce per riaffermare una visione tradizionale della differenza sessuale e del potere coniugale.

Rovesciamento dei ruoli e sofferenza maschile

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In Mostruosità Capuana mette in scena un caso atipico all’interno della raccolta: non è la donna a soffrire per amore, ma l’uomo. Giovanni è vittima di una relazione coniugale segnata da disprezzo, umiliazione e violenza psicologica, e il suo dolore occupa il centro emotivo del racconto. Questo rovesciamento, tuttavia, non produce una vera messa in discussione dell’ordine di genere, ma serve piuttosto a costruire una figura maschile martire all’interno di una dinamica che resta ideologicamente asimmetrica.

Demonizzazione della donna

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La figura di Virginia è costantemente descritta attraverso un lessico che la associa all’irrazionale, al patologico e al mostruoso. La moglie non viene rappresentata come soggetto responsabile delle proprie azioni, ma come creatura dominata da una natura perversa, da un’“anomalia dell’organismo” o da una forza oscura che la spinge a distruggere il marito. La violenza che esercita è così privata di una reale dimensione etica e ricondotta a una presunta deviazione biologica o nervosa, che la rende meno persona che sintomo.

Razionalità maschile e patologia femminile

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La novella oppone in modo sistematico due modelli di soggettività: da un lato Giovanni, uomo razionale, resistente, capace di autocontrollo anche nel dolore; dall’altro Virginia, creatura istintiva, dominata da impulsi che sfuggono alla volontà. Anche quando soffre, Giovanni non perde la sua dignità morale né la sua integrità mentale, mentre la donna viene costantemente associata alla follia, alla nevrosi e all’eccesso. Il racconto rafforza così una concezione biologizzante della differenza di genere.

Amore, potere e subordinazione

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Il matrimonio in Mostruosità non è uno spazio di reciprocità, ma un campo di lotta simbolica e affettiva. Quando Giovanni ama in modo assoluto e si sottomette, Virginia lo disprezza; quando egli riacquista una postura di dominio fisico e morale, la donna si trasforma e torna a essere attratta da lui. La dinamica suggerisce che l’ordine della relazione si fondi sulla subordinazione femminile e sulla forza maschile, e che ogni deviazione da questo schema produca disordine, violenza e sofferenza.

Ripristino dell’ordine patriarcale

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Nonostante l’apparente radicalità psicologica del racconto, Mostruosità si chiude con una ricomposizione dell’ordine tradizionale. La sofferenza maschile non conduce a una revisione delle strutture di potere, ma al loro rafforzamento: Giovanni ritrova il controllo, mentre Virginia rientra in una posizione di soggezione. Il “lieto fine” non è la guarigione di un amore, ma la restaurazione di una gerarchia, in cui la razionalità e la forza maschile tornano a dominare l’elemento femminile considerato deviante.

Stile e struttura

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La novella è narrata in terza persona, con una focalizzazione prevalentemente interna sul personaggio di Giovanni. Il lettore accede infatti soprattutto alla sua sofferenza, ai suoi pensieri e al suo tormento morale, mentre la figura di Virginia rimane in larga misura filtrata attraverso lo sguardo e le interpretazioni del marito. Questa scelta narrativa non è neutra: contribuisce a costruire la donna come oggetto di osservazione e di giudizio, più che come soggetto dotato di una propria interiorità autonoma.

Lo stile di Capuana è fortemente analitico e teso alla resa dei processi psicologici, in linea con il verismo psicologico che caratterizza l’intera raccolta. Tuttavia, a differenza delle novelle incentrate sulla sofferenza femminile, in Mostruosità l’analisi privilegia il tormento morale dell’uomo piuttosto che la disgregazione psico-fisica della donna. Il dolore di Giovanni viene espresso attraverso riflessioni, esitazioni e autoinganni, mentre quello di Virginia viene descritto soprattutto attraverso etichette patologiche, immagini di alterazione e giudizi di valore.

La costruzione del personaggio femminile avviene infatti attraverso un linguaggio fortemente simbolico e medicalizzante. Virginia è rappresentata come una figura ambigua e perturbante, associata a immagini di stregoneria, perversione e mistero organico. Il discorso indiretto libero e le voci dei personaggi che la circondano contribuiscono a consolidare questa immagine, creando un coro interpretativo che la definisce costantemente come “mostruosa” prima ancora che il lettore possa comprenderne le motivazioni.

Dal punto di vista strutturale, la novella si articola come un progressivo ribaltamento della dinamica coniugale. La prima parte è dominata dalla passività e dalla sofferenza di Giovanni, che subisce le umiliazioni della moglie; la seconda parte mostra invece il ritorno della sua forza e del suo dominio, che provoca una trasformazione radicale in Virginia. Questa struttura bipartita non segue tanto un’evoluzione psicologica autentica, quanto una logica ideologica: il racconto conduce il lettore dal disordine prodotto dall’eccesso amoroso maschile alla restaurazione dell’ordine patriarcale attraverso la violenza e il controllo.

In questo senso, lo stile e la struttura di Mostruosità non servono solo a raccontare una storia di coppia, ma a costruire una vera e propria dimostrazione narrativa. La forma del racconto guida il lettore verso l’idea che l’equilibrio possa essere ristabilito solo quando il soggetto maschile recupera la propria autorità, mentre la donna, privata della sua presunta devianza, rientra nei limiti di un ruolo subordinato. La visione patriarcale rimane, dunque, sostanzialmente immutata.

Edizioni e pubblicazioni

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La novella Mostruosità conobbe una prima pubblicazione sulla stampa periodica prima di essere inclusa in volume. Il testo apparve infatti per la prima volta il 24 luglio 1881 sulla rivista Fanfulla della Domenica.

Successivamente la novella fu ripresa da Luigi Capuana nella raccolta Le appassionate (Giannotta, Catania, 1893), entrando così a far parte del progetto organico con cui l’autore riorganizzò una parte significativa della propria produzione novellistica a tema passionale e psicologico. Come osserva Ilaria Muoio, la raccolta non costituisce una semplice compilazione di testi già apparsi, ma il risultato di una vera e propria riflessione d’autore sul proprio percorso narrativo, che porta Capuana a selezionare e ricontestualizzare racconti di periodi diversi all’interno di una nuova architettura tematica[6].

Note

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  1. L. Capuana, Le Appassionate, Giannotta, Catania, 1893, pp. 274-280.
  2. Ivi, pp. 272-277.
  3. Ivi, p. 272.
  4. Ivi, p. 284.
  5. A. Storti Abate in Introduzione a Capuana, cit., p. 101; nel passo citato, si riferisce specificamente alla novella Tortura. Tuttavia, questa riflessione può essere estesa all’intera raccolta.
  6. I. Muoio, Capuana e il modernismo, Pacini Editore, Pisa, 2023.