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== Analisi == La struttura della novella è volutamente lineare e si articola in tre sequenze distinte. La prima è dedicata alla sommossa e alla violenza collettiva; la seconda registra ciò che accade nell'immediato ritorno alla calma; la terza segue la repressione e il processo. Ognuna ha un tono proprio. '''Prima sequenza''': Nella prima, Verga adotta un punto di vista oscillante: da una parte sembra vicino ai galantuomini quando condanna la furia della folla, dall'altra si avvicina ai contadini e fa emergere le ragioni profonde della loro ribellione. Questa alternanza non è casuale: mostra quanto la rivolta sia figlia di ingiustizie antiche e quanto sia impossibile ridurla a un semplice atto criminale. '''Seconda sequenza''': La seconda sequenza mette invece in risalto il pessimismo sociale di Verga. Una volta svanita l'euforia della rivolta, riemergono gli egoismi di sempre. L'illusione di un cambiamento collettivo lascia posto alla constatazione che la violenza e la sopraffazione non sono incidenti, ma elementi strutturali della vita sociale, destinati a riproporsi anche in assenza dei vecchi padroni. Lo stesso Verga sintetizza questa dinamica con una frase che ha un peso enorme: ''"I galantuomini non potevano lavorare le loro terre colle proprie mani, e la povera gente non poteva vivere senza i galantuomini. Fecero la pace"''. '''Terza sequenza''': La terza sequenza, infine, recupera un tono più pietoso. I contadini, sconfitti dalla forza militare, diventano figure cariche di dolore: uomini che piangono sotto gli occhi delle madri, donne che li seguono disperate, bambini che non capiscono. La macchina giudiziaria procede impassibile, impermeabile alle ragioni umane. la distanza tra popolo e istituzioni raggiunge il suo apice <ref> <span style="font-variant: small-caps;">G. Baldi, S. Giusso, M. Razzetti, G. Zaccaria</span>, ''I classici nostri contemporanei'' vol. 5,2: ''Dall'età postunitaria fino al Novecento'', pp.275-276. </ref>
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