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=== Psicologia e rappresentazione della nevrosi === L’attenzione per la malattia si riflette persino nel linguaggio metaforico: Capuana descrive il romanzo ''malato''<ref>Lo definisce tale ne ''La crisi del romanzo'', in ''Gli ismi contemporanei. Verismo, Simbolismo Idealismo, Cosmopolitismo e altri saggi di critica letteraria e artistica'', a cura di G. Luti, Milano, F.lli Fabbri 1973, pp. 40-41.</ref>, riconoscendo nella letteratura un parallelismo con la clinica psichiatrica. In diverse opere come ''La crisi del romanzo'' e ''La nevrosi artistica'', lo scrittore esplora l’idea che «un caso letterario equivale a un bel caso patologico»<ref>Vedi A. Carta, ''Le appassionate in camera oscura, in Capuana narratore e drammaturgo. Atti del Congresso per il centenario della morte, Annali della Fondazione Verga'', nuova serie, 8, a cura di D. Marchese, Catania, 2015, pp. 111–121, p. 117, nota 12 in cui l’autrice cita le opere interessate.</ref>, confermando come la malattia nervosa fosse un tema centrale del secondo Ottocento. Nelle sue novelle, Capuana esplora la nevrosi femminile seguendo un approccio ispirato al metodo scientifico, dunque ritraendone i sintomi non solo attraverso pensieri e parole, ma anche tramite gesti e posture: parole sconnesse, pallore del volto, mani tremanti, pianti improvvisi e singhiozzi esorcizzanti. L’acuto interesse dello scrittore siciliano per la psicologia umana è manifestato proprio nei racconti di quegli anni Novanta che rappresentano il decennio di maggior intensità per la produzione di Capuana. In questa fase, egli non si limita più a raccontare semplici storie, ma aspira a contribuire concretamente alla comprensione dei meccanismi psichici dell’essere umano, sia nel caso di soggetti sani, sia nel caso di soggetti malati. A tal fine, la letteratura viene concepita come strumento di indagine scientifica e psicologica, capace di dialogare con la scienza esplorando i meccanismi della mente umana, anche nei suoi aspetti più oscuri, patologici. È lo stesso scrittore a dircelo nell’avvertenza ''Al lettore'' in apertura del romanzo ''Storia fosca'': «''Oggi che il romanzo e la novella son diventati un vero studio psicologico, i caratteri dei personaggi, l’ambiente dovessi vivono, le circostanze che li fanno agire occupano talmente il posto del fatto, prima creduto l’essenziale, che lo stesso fatto può essere ripreso e studiato con varietà indefinita. Da esso, trasportato in altro ambiente, come da invisibile nucleo, si svolge e si non forma un nuovo organismo di caratteri e di sentimenti, cosa più vaghi e indeterminati, ma concreti, determinatissimi, del tal posto, del tale anno; ed è il completo trionfo dell’individuo vivo sull’individuo astratto, sul tipo classico, insomma una perfettamente moderna. Gli amori di una matrogna col figliastro, per esempio, non potevano considerarsi come una novità neppure quando la Curée fu pubblicata. La novità consisteva nei caratteri dei personaggi, nell’ambiente così analiticamente studiato, nei particolari assolutamente parigini, dell’epoca del secondo impero; talchè l’incesto diventava una cosa proprio secondaria di faccia a tutte le circostanze che lo avevano determinato e prodotto. Non rimaneva forse anche tale trasportato in altri luoghi, fra notevolissime differenze di caratteri e di sentimenti? Ed ecco perché non credo che, scrivendo Storia Fosca, io abbia oltrepassato il mio diritto di artista''».<ref>L. Capuana, ''Storia Fosca'', Catania, Giannotta, 1886, pp. V-VI.</ref>
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