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== Temi e interpretazioni critiche == === Contesto culturale e scientifico === All’interno del progetto di riorganizzazione consapevole della propria produzione narrativa, ''Le appassionate'' si colloca nel clima culturale del secondo Ottocento, dominato dal paradigma positivista e da una nuova centralità del discorso scientifico. In questo contesto «''La scienza è la morale del XIX secolo e la cultura positivista ha sostituito alle categorie metafisiche della ‘virtù’ e del ‘peccato’ quelle più materiali della ‘salute’ e della ‘malattia’, del ‘normale’ e del ‘patologico’. Foucault ha ben dimostrato come, dietro l’oggettività apparente dei nuovi termini, il dibattito scientifico dell’Ottocento non ha fatto altro che interiorizzare in un linguaggio più trasparente le vecchie metafore della morale tradizionale. La malattia è il lato oscuro della vita, il male, il peccato; come la donna è, nella patristica cristiana ma già nel pensiero di Platone, il caos, la tentazione e il fascino del ‘disordine’, di ciò che ha o non ha senso. Studiare la malattia nel XIX secolo significa riflettere su ciò che ha o non ha senso per la società borghese. Così in letteratura l’assunzione della donna come luogo narrativo privilegiato per dire la malattia è un modo alquanto tradizionale per ribadire l’antico primato negativo del femminile''».''<ref>L. Curreri, ''Metamorfosi della seduzione. La donna, il corpo malato, la statua in D’Annunzio e dintorni'', Pisa, ETS 2008, p. 38.</ref> Come nota Curreri, la cultura italiana della fine dell’Ottocento assimila e propone modelli letterari in linea con la diffusione di conoscenze filosofico-scientifiche che contribuiscono alla formazione dell’immaginario collettivo borghese attraverso la centralità della malattia e la debolezza femminile sfociante nella follia. === Psicologia e rappresentazione della nevrosi === L’attenzione per la malattia si riflette persino nel linguaggio metaforico: Capuana descrive il romanzo ''malato''<ref>Lo definisce tale ne ''La crisi del romanzo'', in ''Gli ismi contemporanei. Verismo, Simbolismo Idealismo, Cosmopolitismo e altri saggi di critica letteraria e artistica'', a cura di G. Luti, Milano, F.lli Fabbri 1973, pp. 40-41.</ref>, riconoscendo nella letteratura un parallelismo con la clinica psichiatrica. In diverse opere come ''La crisi del romanzo'' e ''La nevrosi artistica'', lo scrittore esplora l’idea che «un caso letterario equivale a un bel caso patologico»<ref>Vedi A. Carta, ''Le appassionate in camera oscura, in Capuana narratore e drammaturgo. Atti del Congresso per il centenario della morte, Annali della Fondazione Verga'', nuova serie, 8, a cura di D. Marchese, Catania, 2015, pp. 111–121, p. 117, nota 12 in cui l’autrice cita le opere interessate.</ref>, confermando come la malattia nervosa fosse un tema centrale del secondo Ottocento. Nelle sue novelle, Capuana esplora la nevrosi femminile seguendo un approccio ispirato al metodo scientifico, dunque ritraendone i sintomi non solo attraverso pensieri e parole, ma anche tramite gesti e posture: parole sconnesse, pallore del volto, mani tremanti, pianti improvvisi e singhiozzi esorcizzanti. L’acuto interesse dello scrittore siciliano per la psicologia umana è manifestato proprio nei racconti di quegli anni Novanta che rappresentano il decennio di maggior intensità per la produzione di Capuana. In questa fase, egli non si limita più a raccontare semplici storie, ma aspira a contribuire concretamente alla comprensione dei meccanismi psichici dell’essere umano, sia nel caso di soggetti sani, sia nel caso di soggetti malati. A tal fine, la letteratura viene concepita come strumento di indagine scientifica e psicologica, capace di dialogare con la scienza esplorando i meccanismi della mente umana, anche nei suoi aspetti più oscuri, patologici. È lo stesso scrittore a dircelo nell’avvertenza ''Al lettore'' in apertura del romanzo ''Storia fosca'': «''Oggi che il romanzo e la novella son diventati un vero studio psicologico, i caratteri dei personaggi, l’ambiente dovessi vivono, le circostanze che li fanno agire occupano talmente il posto del fatto, prima creduto l’essenziale, che lo stesso fatto può essere ripreso e studiato con varietà indefinita. Da esso, trasportato in altro ambiente, come da invisibile nucleo, si svolge e si non forma un nuovo organismo di caratteri e di sentimenti, cosa più vaghi e indeterminati, ma concreti, determinatissimi, del tal posto, del tale anno; ed è il completo trionfo dell’individuo vivo sull’individuo astratto, sul tipo classico, insomma una perfettamente moderna. Gli amori di una matrogna col figliastro, per esempio, non potevano considerarsi come una novità neppure quando la Curée fu pubblicata. La novità consisteva nei caratteri dei personaggi, nell’ambiente così analiticamente studiato, nei particolari assolutamente parigini, dell’epoca del secondo impero; talchè l’incesto diventava una cosa proprio secondaria di faccia a tutte le circostanze che lo avevano determinato e prodotto. Non rimaneva forse anche tale trasportato in altri luoghi, fra notevolissime differenze di caratteri e di sentimenti? Ed ecco perché non credo che, scrivendo Storia Fosca, io abbia oltrepassato il mio diritto di artista''».<ref>L. Capuana, ''Storia Fosca'', Catania, Giannotta, 1886, pp. V-VI.</ref> === Temi e struttura della raccolta === La critica ha interpretato questo passo anche come una risposta alle accuse di plagio rivolte a Capuana da chi vedeva nella sua novella un’imitazione del romanzo ''La Curée'' di [https://w.wiki/7k7x Émile Zola], per via del tema dell’incesto tra una matrigna e il figliastro. Risponde infatti chiarendo che nella narrativa moderna non è più il ''fatto'' in sé a essere centrale, come avveniva nella narrativa tradizionale, quanto l’ambiente e le circostanze culturali che determinano le azioni dei personaggi. Ciò che interessa a Capuana, però, non è tanto la follia evidente, quanto il processo della degenerazione mentale che può derivare sia da deviazioni sottili della psiche, sia dalle reazioni psicologiche causate da eventi traumatici che ogni individuo manifesta in maniera differente<ref>A. Storti Abate, ''Introduzione a Capuana'', cit., pp. 88-90.</ref>. Circostanze eccezionali possono alterare l’equilibrio mentale dei personaggi, proprio come accade in ''Storia fosca''. L’incesto tra Cecilia e il figliastro non è presentato come un atto di perversione morale o una scellerata trasgressione, ma come l'esito psicologicamente inevitabile di una combinazione di fattori: la giovane età della donna e il suo isolamento, l'assenza del marito, la complicità forzata con un ragazzo vicino a lei per sensibilità ed età. Capuana non giudica i suoi personaggi, ma li osserva, ne segue l’evoluzione interiore, mostra il cedimento progressivo delle loro difese morali, fino a quando — come scrive — «Ogni sentimento era stato soffocato da quel delirio di sensi scoppiato pari a un fulmine in mezzo alla loro serenità gioconda»<ref>L. Capuana, ''Storia Fosca'', cit., p. 22.</ref>. Questo approccio lo distingue da autori, appunto, come Zola, che nella ''Curée'' aveva raccontato l'incesto in chiave simbolico-sociale, come metafora della decadenza morale della borghesia. Secondo gli studiosi, con ''Le appassionate'' Capuana si impegna a superare la fase sperimentale e a dar forma più compiuta alla propria produzione narrativa. L’ordine delle novelle, infatti, non è cronologico ma tematico, frutto di una riflessione critica sulla varietà dei soggetti. Nella raccolta Capuana studia la «fenomenologia della passione d’amore che si articola in una variabile rete di sintomi»<ref>A. P. Cappella, ''Invito alla lettura di Luigi Capuana'', Mursia, Milano, 1994, p. 106.</ref>, e per questo compie una vera e propria rielaborazione d’autore affinché ogni novella orbiti con ordine e coerenza attorno a un tema centrale. La raccolta esplora le molteplici sfaccettature della passione amorosa, dalla gelosia alla nevrosi, dalla psicopatologia alla morte.
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