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===Dalla scena all’edizione in volume (1916-1917)=== Con la prima edizione in volume del 1917 '''T17''', ''Se non così…'' si presenta come una vera e propria riscrittura di NA16, maturata all’incrocio fra esperienza scenica e riflessione autoriale. Il punto di svolta è la lunga lettera di Marco Praga del 4 dicembre 1915, in cui il drammaturgo, pur confermando l’ammirazione per il testo sul piano artistico, ne denuncia l’inefficacia teatrale: la commedia gli appare «scarna», «scheletrica», «oscura», priva di adeguato sviluppo dialogico, appesantita da un parlato di «mezze frasi» e sospensioni che il lettore può «leggere fra le righe», ma che in platea si traducono in oscurità e «monotonia massacrante»; da qui il consiglio di «mettere un po’ di polpa su quelle ossa». <ref> Marco Praga a L. Pirandello, 4.XII.1915, AESP </ref> Praga si offre di ripresentare l'opera con la distribuzione voluta da Pirandello solo con le giuste modifiche. <ref> L. Pirandello, ''Maschere nude, vol. I'', a cura di Alessandro d’Amico, Premessa di Giovanni Macchia, «I Meridiani», Mondadori, 1986, p. XLIV </ref> Sollecitato dall’autore a precisare le proprie indicazioni, Praga risponde in modo sfuggente, sicché Pirandello decide di intervenire autonomamente: nei primi giorni del 1916 scrive al figlio [[Stefano]] di avere «un po’ rimpolpato il ''Se non così…''», destinato a debuttare in Quaresima a Roma. <ref> L. Pirandello a S. Pirandello, 3.I.1916, in ''Il figlio prigioniero. Carteggio tra Luigi e Stefano Pirandello durante la guerra 1915-1918'', Milano, Mondadori, 2005, p. 74 </ref> Nonostante la revisione, la [[Stabile Milanese]], nel gennaio del 1916, cancella la tournée romana e la commedia non sarà ripresa. T17 registra l’esito di questa revisione post-teatrale. Rispetto a NA16, il volume del 1917 mostra: un ampliamento del dialogo, con aggiunte per lo più espansive che chiariscono i movimenti psicologici dei personaggi e spezzano la monotonia percettiva del parlato estremamente franto di NA16. Sul piano linguistico e grafico, T17 corregge i pochi refusi di NA16 e normalizza alcune oscillazioni morfologiche oltre a intervenire sulla punteggiatura: il trattino lungo, tipico segnale di scarto mentale nella prosa pirandelliana, è di regola sostituito da virgole o puntini di sospensione, con un effetto di maggiore scorrevolezza nel dettato scenico. L’elenco dei personaggi viene asciugato: spariscono Dina, le indicazioni relazionali e le note d’ambientazione «A Roma - Oggi» e scompare la Nota per la rappresentazione di NA16, con le minute schedature fisiche e vocali dei protagonisti, legata a un preciso contesto produttivo. <ref> L. Pirandello, ''Maschere nude, vol. 5'', Milano, Mondadori, 2021, pp. 410-417</ref> Dal punto di vista drammaturgico, T17 ridisegna in profondità alcune scene-chiave del primo atto. Il dialogo fra Livia e D’Albis sul “mistero” degli occhi della protagonista e sull’impossibilità di vedersi come gli altri ci vedono, ampliato rispetto a NA16, esplicita la tematica dello scarto fra identità vissuta e identità percepita. <ref> D’Amico, in MN-I, p. 142; L. Pirandello, «Tutti i romanzi», Milano, Mondadori, 1994, p. 759 </ref> Il rapporto con il padre Guglielmo Groa viene arricchito da passaggi che insistono sulla fragilità filiale e sull’idea della protagonista “divisa in due”, mentre una sistematica attenuazione delle didascalie emotivamente sovraccariche (“sorpreso, sconcertato”, “smarrito nell’eccitazione”) sposta il baricentro patetico sul personaggio femminile. Alcune scene, in particolare il duetto con Leonardo, risultano chiaramente pensate per interpreti capaci di reggere lunghi silenzi carichi di sottotesto, come [[Eleonora Duse]]. <ref> L. Pirandello, ''Lettere giovanili da Palermo e da Roma 1886-1889'', a cura di [[E. Providenti]], Roma, [[Bulzoni]], 1993, pp. 197, 237 </ref> È presente una ricalibrazione del personaggio di Livia, meno dura ed enigmatica, più riconoscibilmente donna ferita e abbandonata. Si aggiunge inoltre un intervento sul paratesto, con la lettera-prefazione indirizzata a Livia Arciani che finge di rivolgersi alla personaggia, ma allude trasparentemente alla prima attrice.
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