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===Atto II=== Il secondo atto è ambientato nello studio di Leonardo, elegante e ordinato, arredato con cura borghese. La scena si apre all'alba: Livia trova il padre addormentato sulla [[greppina]], con un giornale sul volto, lo sveglia rivelandogli che Leonardo non è rientrato per tutta la notte. Guglielmo ritiene che Leonardo abbia colto nel loro colloquio il pretesto per allontanarsi. Livia sostiene che l'apparente equilibrio domestico si reggeva sul silenzio e che una parola lo ha fatto crollare. Rivela al padre che il suo intervento giunge ormai tardivo, la colpa è già stata consumata e ne restano solo le conseguenze che nessun ragionamento può ormai modificare. Da questo dialogo emerge il quadro della loro vita coniugale dopo la scoperta del tradimento: la relazione era già compromessa, ma essi hanno continuato a vivere insieme per convenienza sociale e per non far crollare l'apparenza di una famiglia unita. «È rimasto qui, perché così ho voluto; non per me, per gli altri. Ma io non l’ho più guardato.» <ref>L. Pirandello, Maschere nude, vol. I, a cura di Alessandro d’Amico, «I Meridiani», Mondadori, 1986, p. 193 </ref> Livia ricostruisce l'origine del tradimento: una lettera inviata dalla cugina di Leonardo, sua precedente fidanzata, Elena Orgera, rimasta vedova e in difficoltà economiche. La stessa Livia aveva insistito perché il marito la aiutasse, senza sospettare nulla. «Le era morto il marito. Non avendo altri parenti a cui rivolgersi, chiedeva a Leonardo un soccorso[...] e io stessa, insistentemente, spinsi Leonardo a mandarglielo».<ref> Ivi, p. 198</ref> Da quel contatto si era, però, riaccesa la relazione sentimentale, Leonardo aveva ricominciato a scrivere la notte, usando l'arte come giustificazione per le sue assenze finché la relazione aveva portato alla nascita di una bambina. Livia confessa di essersi accorta del tradimento troppo tardi, quando la figlia Dina era già nata. Preoccupato di tutelare sua figlia, Guglielmo vorrebbe che Leonardo si separasse dalla bambina nata dalla relazione [[adulterina]]. Livia respinge con decisione questa proposta sostenendo che la vera casa è dove vivono i figli e che il marito non rinuncerà alla piccola Dina. «Sì, la moglie, rappresentavo. Finché tu non l’hai messo al bivio: tra la moglie e la figlia. Se n’è andato dalla figlia, vedi».<ref> Ivi, p. 199</ref> «Io vedo me, babbo; quel che mi manca! Dove sono i figli è la casa! E qua, lui, figli non ne ha!».<ref> Ivi, p. 199</ref> Guglielmo, indignato, non accetta questa rassegnazione. Considera la figlia come «una barca senza vele» <ref> Ivi, p. 190</ref> e le propone di lasciare la casa coniugale e di tornare a vivere con lui; di fronte all'esitazione di Livia, esasperato annuncia che partirà da solo. L'arrivo di Cesare D'Albis introduce nuovamente il piano politico e professionale. Cerca Guglielmo per indurlo a recarsi dall'onorevole Ruvo, da poco eletto, così da garantire al giornale e a Leonardo una posizione più sicura. Guglielmo rifiuta di intervenire negli affari del genero ed è deciso nel non congratularsi con l'onorevole. Quando Leonardo entra, il suocero conferma la sua scelta di partire da solo e abbandona la scena. D'Albis, rimasto con Leonardo, lo esorta a riconciliarsi con Guglielmo e a servirsi della sua influenza presso l'onorevole per salvaguardare la collaborazione con il giornale e assicurare al proprio lavoro una posizione stabile. Leonardo, già provato dalle difficoltà economiche e morali in cui si trova, rifiuta di assecondarlo; D'Albis irritato, lo avverte che, in tali condizioni, non potrà più garantirgli la collaborazione al giornale e si allontana, lasciandolo solo. Nel successivo confronto tra i coniugi, Leonardo ringrazia Livia per il silenzio con cui ha sopportato l’offesa e afferma che, finita la colpa, per lui resta soltanto il castigo di dover mantenere due nuclei familiari senza riuscire a provvedere pienamente né alla moglie né alla figlia. Livia, che non ha mai desiderato il ritorno del marito a prezzo dell’abbandono della bambina, indaga sul legame fra padre e figlia e lascia intravedere la possibilità che la bambina possa un giorno vivere con loro. L’ipotesi non si traduce però in una soluzione immediata: Livia rifiuta la prospettiva di una vita familiare sdoppiata, con il marito diviso fra lei e la figlia, e sostiene che in tali condizioni Leonardo non può continuare a vivere nella casa coniugale. Lo invita ad andarsene temporaneamente, chiedendo tempo per riflettere. Leonardo esce; Livia, rimasta sola, si abbandona al pianto.
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