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==Temi principali e lettura critica== Il teatro di [[Luigi Pirandello]] non nasce come un’entità isolata, ma rappresenta l’approdo naturale di un lungo percorso creativo iniziato con la narrativa. Esiste, infatti, un legame inscindibile tra le sue novelle e la scena: il personaggio pirandelliano viene spesso concepito nella pagina scritta per poi compiere un itinerario verso il palcoscenico,<ref>N. Borsellino, Ritratto e immagini di Pirandello, Laterza, Roma-Bari,1991,pp. 70-71</ref> dove la teatralizzazione serve a dare corpo e credibilità a figure che altrimenti resterebbero astratte. Il fulcro filosofico di questa produzione risiede nello scontro tra "Vita" e "Forma". La realtà non è statica, ma un flusso continuo che il pensiero tenta di fissare in forme rigide: convenzioni, ruoli sociali e tradizioni. Questo processo crea la maschera: l'individuo smette di essere "uno" per diventare i "centomila" riflessi negli occhi degli altri. La vita viene congelata in forme per rivelare l'inconsistenza della realtà sociale; opere come ''Enrico IV'' o [[Il giuoco delle parti]] mostrano personaggi che, consapevoli della vanità di cercare una verità oggettiva, si rifugiano nella maschera come unica forma di esistenza possibile, trasformando il teatro in una "farsa trascendentale". All'interno di questa struttura, le relazioni umane diventano un terreno di scontro brutale. L'incomunicabilità e l'egoismo impediscono un vero contatto con l'altro. I personaggi oscillano tra il desiderio di dominio esercitato attraverso l'autorità o la manipolazione della verità (come ne [[Il berretto a sonagli]] o [[La giara]]) e l'uso del sospetto come arma per distruggere la felicità altrui.<ref>F. Virdia, ''Invito alla lettura di Pirandello'', Mursia, Milano, 1975, pp. 118-120</ref> Emerge inoltre il tema dell’identità fittizia, come nella commedia [[Come prima, meglio di prima]], e l'incapacità di comprendere l'altro: una chiusura del proprio "io" che sfocia in reazioni violente di fronte al dolore, come avviene ne [[L'innesto]]. Molti personaggi pirandelliani falliscono nei rapporti perché prigionieri del proprio isolamento. L'universo delle ''Maschere nude'' è permeato da un'incomprensione spesso volontaria: gli uomini si rifugiano nelle tradizioni e nelle abitudini (la forma) per paura dell'ignoto, finendo per dubitare costantemente del prossimo. In questo contesto, i personaggi diventano figure autonome, entità vive e indipendenti dall'autore stesso, identificate totalmente nel proprio carattere-maschera. Contrariamente al teatro borghese tradizionale, Pirandello non parte dalla vicenda, ma dall'intuizione di un carattere centrale da cui scaturisce l'intreccio: il suo teatro è la messa in scena del "dramma del pensiero" nel suo scontro con la vita. Ne ''La ragione degli altri'', l’opera illustra la "dialettica dello spirito" in cui una ragione superiore (rappresentata da Livia) finisce per assorbire e vincere le ragioni inferiori e passionali degli altri. La ragione non è qui intesa come saggezza, ma come la logica spietata che si impone sull'individuo. Livia rivendica il suo diritto di moglie tradita, ma per farlo calpesta il sentimento materno di Elena. La tragedia nasce dal fatto che ogni personaggio possiede la sua ragione, rendendo impossibile una verità assoluta. Le tematiche cardine dell’opera sono: *'''La maternità''': esplorata nel contrasto tra Elena, simbolo di una maternità naturale e viscerale, e Livia, simbolo di una maternità sociale.<ref>R. Alonge, ''Madri, baldracche, amanti: la figura femminile nel teatro di Pirandello'', Costa & Nolan, Genova, 1997, p. 30</ref> *'''La maschera e l’incomunicabilità''': Leonardo è l'uomo debole diviso tra due nuclei familiari; Livia è la moglie integerrima ma gelida. * '''La menzogna sociale''': il protagonista, Leonardo Arciani, vive una doppia vita con la moglie e con l'amante. La menzogna iniziale è il tradimento, ma Pirandello sposta l'attenzione sulla fatica di mantenere questa "forma". Leonardo mente a sé stesso credendo di poter conciliare le due realtà, ma alla fine finisce per essere schiacciato dalla "ragione". *'''La morale e l’opinione pubblica''': forze che si impongono sulle volontà dei singoli, costringendoli a un adeguamento forzato dei ruoli. *'''Anatomia della famiglia borghese''': lo scontro tra il vincolo matrimoniale e il legame madre-figlia, sempre sotto la pressione dell'opinione pubblica. Nel saggio di [[Adriano Tilgher]] sul teatro pirandelliano,<ref>A. Tilgher, Studi sul teatro contemporaneo, Gobetti, Torino, 1929, pp. 218-219</ref> viene analizzato come l'autore abbia rivelato alla letteratura che lo spirito umano non è semplice, ma una "voragine di cui lo sguardo non tocca il fondo", dove verità, errore, finzione e realtà lottano in un groviglio confuso. Non mancarono tuttavia le critiche,<ref>F. Virdia, Invito alla lettura di Pirandello,Mursia, Milano,1975 pp. 117-118</ref> specialmente riguardo al rischio di "cerebralità": l'opera fu inizialmente considerata troppo legata ai canoni del [[Verismo]] o del dramma di conversazione francese, e il pubblico faticò ad accettare la paradossale richiesta di Livia, giudicandola poco verosimile. Successivamente, la critica ha rivalutato il dramma come il laboratorio di Pirandello, rintracciandovi il sentimento del contrario: Livia suscita contemporaneamente pena e sconcerto per l'assurdità crudele della sua pretesa. Infine, sebbene non sia ancora presente la rottura della [[quarta parete]], la critica moderna nota come i personaggi stiano già recitando una parte imposta dalle convenzioni sociali: un chiaro preludio a [[Sei personaggi in cerca d'autore]] e a quell'evoluzione tecnica che culminerà nel [[metateatro]].
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