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===Lettera a Livia Arciani=== [[File:Lettera.png|500px|Lettera a Livia Arciani|thumb]] Nella Lettera alla protagonista, inserita nel paratesto dell’edizione [[Treves]] del 1917 de ''La ragione degli altri'', Pirandello si rivolge direttamente a Livia Arciani, costruendo un testo [[metateatrale]] in cui l’autore riflette esplicitamente sulla natura del personaggio e sulla sua problematica resa scenica. La lettera assume fin dall’inizio un tono paradossalmente severo: Pirandello afferma che Livia «non fa una bella figura» nella commedia e che difficilmente una prima attrice di ruolo accetterebbe di interpretarla, poiché il personaggio è privo di ciò che il teatro richiede in termini di efficacia spettacolare.<ref> L. Pirandello, ''Lettera alla protagonista'', in ''Maschere nude, vol. V'', Milano, Mondadori, 2021, pp. 395-396</ref> Livia è definita non solo come moglie sterile, ma come figura priva di grazia, di bellezza e di brillantezza scenica; una donna abituata al silenzio, all’ombra e a un dolore vissuto interiormente. Quando, nel terzo atto, è costretta a parlare e ad agire, il suo sfogo risulta sproporzionato e si traduce in una scena che Pirandello giudica teatralmente inadeguata: Livia non sa fare una scena, perché la sua verità morale non si presta naturalmente alla rappresentazione. Il punto decisivo della lettera è il confronto implicito tra la protagonista morale e la protagonista scenica. Pirandello osserva che Livia, pur dominando idealmente l’intera vicenda con il proprio pensiero e con la propria logica rigorosa, quella di una moglie che riconosce il dovere del marito verso la figlia avuta da un’altra donna, scompare fisicamente dalla scena prima della conclusione dell’opera. Al contrario, l’amante del marito, madre della bambina, resta sola sul palcoscenico nel finale con una scena di forte impatto emotivo rilevante dal punto di vista teatrale. Ne deriva una contraddizione centrale: Livia è davvero la protagonista sul piano etico e concettuale, poiché tutto il dramma nasce dal suo modo di pensare e di sentire; tuttavia, sul piano teatrale, ella è destinata a soccombere, perché le manca ciò che Pirandello chiama, con termine tecnico, la [[carrettella]], cioè l’insieme degli elementi di effetto necessari alla riuscita scenica. <ref> Ivi, p. 397</ref> La lettera si chiude così con un giudizio netto e ironico: Livia appartiene al libro più che al palcoscenico e la sua verità resta difficilmente rappresentabile nel teatro contemporaneo.
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