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== <big>Commento</big> == [[File:Immagine mosca.png|thumb|right|]] La novella ''La mosca'' appare per la prima volta nel 1904 all’interno della rivista fiorentina ''[https://it.wikipedia.org/wiki/Il_Marzocco Il Marzocco]'' entrando inizialmente a far parte della raccolta ''Erma bifronte''<ref> L. Pirandello, ''L’Erma bifronte. Novelle.'', Milano, Treves, 1906.</ref>, edita da Treves nel 1906<ref>L. Pirandello,''La mosca'', a cura di M. Giuffrida, Poichilia. Antologia digitale, Univ. di Catania.</ref>. Successivamente dà il titolo al quinto volume delle Novelle per un anno <ref>L. Pirandello, ''Novelle per un anno. L’uomo solo – La mosca – In silenzio'', Milano, Mondadori, 2025.</ref>, pubblicato da Bemporad nel 1923. A differenza di altre raccolte, sottoposte a interventi di riscrittura più ampi e sistematici, ''La mosca'' si caratterizza per un’impostazione revisionale decisamente più contenuta. Non vi si riscontrano, infatti, novelle profondamente rimaneggiate e, a ben guardare, solo una parte esigua del ''corpus'' è interessata da modifiche sostanziali. L’intervento autoriale si manifesta, piuttosto, attraverso una fitta rete di microvarianti diffuse, mentre alcuni testi sono oggetto di un processo di compressione — quasi mai di espansione, e solo mediante minimi inserti — che non altera né la semantica profonda né il sostrato filosofico. In questo senso "''La mosca''" si configura come un lavoro di rifinitura interna e di assestamento formale più che di ripensamento strutturale <ref>R. Morace, ''La Mosca'' in ''Novelle per un anno'' vol. II, Mondadori, Milano, 2021, p. 598.</ref>. Tali modifiche risultano particolarmente evidenti nell’edizione Bemporad che, sebbene limitata sul piano quantitativo degli interventi, si orienta verso una più attenta calibratura dei meccanismi umoristici interni al testo e alla poetica Pirandelliana.<ref>L. Pirandello,''La mosca'', a cura di M. Giuffrida, Poichilia. Antologia digitale, Univ. di Catania.</ref>. Questa particolare attenzione mostrata nella scelta delle microvarianti e alla composizione del testo non rimane ancorata solo a questa sfera, ma si riflette anche in scelte simboliche dell'autore, come quella di sfruttare la presenza di oggetti minimi per la realizzazione di concetti più grandi. Nell’opera di Luigi Pirandello la figura della mosca, insieme a quella di altri insetti, ricorre con una funzione simbolica connessa a temi di crisi, deterioramento e inquietudine interiore. In questo contesto, l’insetto diviene spesso un elemento perturbante, capace di richiamare la frattura tra apparenza e verità che caratterizza la poetica dell’autore. Nella novella in questione, l’insetto è associato alla malattia e alla morte, e assume un valore fortemente allusivo e contribuendo a rafforzare l’atmosfera di tensione che accompagna la vicenda del protagonista. Pirandello concentra, infatti, in maniera progressiva lo sguardo sull’animale, zoomando in maniera quasi espressionistica su di esso, fino a trasformarlo in una presenza inquietante. La mosca, il più familiare degli insetti, si emancipa dal fondo della scena e conquista il primo piano, divenendo sinistra, mostruosa, persino «compiaciuta» del proprio ruolo di strumento di morte <ref>''Idem''.</ref>. In altri testi pirandelliani, la presenza di insetti è invece occasione per riflessioni dal tono ironico o paradossale sull’artificiosità dell’esistenza umana, in una prospettiva che privilegia l’indagine morale rispetto allo sviluppo narrativo <ref> G. Pannunziola, ''La mosca al naso: entomografia popolare e narrativa verghiana d’ambiente rusticano'' è un contributo incluso in Aa.Vv., ''Animali e metafore zoomorfe in Verga'', pubblicato da Bulzoni nel 1999, alle pp. 217-247, cit. in p. 7</ref>.
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