La mosca
| Autore | Luigi Pirandello |
|---|---|
| Anno | 1923 |
| Genere | Novella |
| Lingua originale | Italiano |
| Personaggi | -la mosca -Neli Tortorici -Saro Tortorici -Giurlannu Zarù -Sidoro Lopiccolo |
La mosca è una novella di Luigi Pirandello, contenuta nella raccolta omonima, quinto volume delle Novelle per un anno
Trama
[edit]La vicenda si sviluppa nelle campagne di un paesino chiamato Montelusa, dove i due protagonsiti, Neli e Saro Tortorici, insieme al cugino Giurlanno Zarù, lavorano come raccoglitori di mandorle nella tenuta dei Lopes. Le condizioni climatiche del giorno che corre, ovvero il Sabato, sembrano stabili, ma temendo un peggioramento come quello del giorno precedente, il proprietario ordina alle donne lavoratrici di salire in magazzino per smallare le mandorle già raccolte e consente anche agli uomini di svolgere tale mansione al solo compromesso di pagare loro una mezza giornata con una tariffa piena e il resto con una retribuzione ridotta al pari delle donne.
Giurlannu Zarù dapprima protesta indignato di fronte alla proposta, affermando di portare i "calzoni" e di avere dunque diritto ad uno stipendio intero, successivamente decide di abbandonare il posto di lavoro e di attendere il ritorno dei cugini riposando all'interno di una stalla nei pressi delle campagne, dove rimane per tutta la notte.
Il mattino seguente, poco prima del sorgere dell'alba, Saro, che aveva concluso il suo lavoro la notte precedente, va a cercare Giurlannu per informarlo della partenza e lo trova riverso a terra, gonfio, scurito in volto e con una febbre altissima. Preoccupato corre ad avvisare il fratello e insieme a lui corre a chiamare il medico, Sidoro Lopiccolo che, vedendo le condizioni in cui verte l’infermo, diagnostica un ipotetico caso di contagio da carbonchio, dovuto alla presenza di mosche attirate da carcasse di animali in decomposizione nelle vicinanze.
Tale affermazione risveglia qualcosa in Giurlanno che, voltato con la testa verso il muro della stalla, intento ad osservare una mosca poggiata sul muro che pulisce le sue zampette e allunga la sua proboscide, comincia a ricordare di essere stato infastidito da quest'ultima e di averla scacciata con le mani.
L'insetto in questione, nel frattempo, stanco di rimanere fermo nello stesso punto, cambia la propria traiettoria di volo e si posa sulla guancia del cugino Neli causandogli una piccola ferita simile ad un taglio che fa scoppiare la gelosia di Zarù nei confronti del parente. In particolare l'uomo si mostra geloso della condizione giovanile e salutare del cugino, in contrapposizione alla propria, vecchia e morente.
Quando finalmente Neli scrolla la mosca dal suo volto Zarù, sorridendogli in modo orrendo lo indica e gli dice semplicemente: "La Mosca". Nessuno dei presenti capisce cosa questo possa significare fino a quando il cugino non indica il taglio provocatogli dall'insetto al dottore, il quale, uscito alla luce del sole, non lo osserva meglio per poi confermare il contagio e di conseguenza l'imminente stato morente dell'uomo.
Zarù, rimasto dentro in stato di semicoscienza, dopo aver udito l'urlo disperato di Saro, si volta nuovamente verso il muro, convinto di aver immaginato ogni cosa a causa di deliri vari dovuti alla febbre, ma nota che la mosca è ancora lì presente e si rende conto di essere stato vittima di un destino crudele che conferma la sua ciclicità e la sua colpa.
Personaggi
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Neli Tortorici è il più giovane dei fratelli Tortorici, un ragazzo di vent’anni dal carattere allegro, noto nel paese con il soprannome di Liolà per il suo buon umore e la sua indole poetica. È fidanzato con Luzza e guarda con ottimismo alla vita: immagina una famiglia numerosa e affronta il lavoro con spontaneità e sorriso. Neli è descritto come avvenente, biondo, solare e amato da tutti.
Saro Tortorici è il fratello maggiore, sarà lui a prendere l’iniziativa di cercare il medico e a sollecitare Neli nei momenti di urgenza. Pur taciturno e deciso, mostra profonda preoccupazione e affetto verso il fratello minore, come si vede nelle scene in cui teme per la salute di Neli dopo che la mosca si posa sulla ferita del mento. Preoccupato per il fratello, abbandona il cugino nella stalla per condurre il fratello immediatamente in paese.
Giurlannu Zarú è il cugino dei fratelli Tortorici e lavora con loro nelle terre di Montelusa. È fidanzato con Mita Lumía e condivideva con Neli il progetto di sposarsi nello stesso periodo, cosa che sottolinea la loro vicinanza familiare. Quando viene colpito all’improvviso da una grave infezione, appare gonfio, livido e irriconoscibile, consumato dalla febbre e dalla paura. Nel delirio della malattia nasce in lui una profonda e cupa invidia nei confronti del cugino Neli: vede il suo vigore giovanile, la sua futura felicità matrimoniale e la sua vita ancora piena di promesse come un doloroso contrasto con il proprio destino segnato. Questa gelosia si intensifica quando sospetta che la causa del suo male sia una mosca che va poi a posarsi proprio sulla feritina del mento di Neli, evento che simbolicamente accende in Giurlannu il desiderio di trascinare il cugino nel suo stesso destino. La sua figura rappresenta così una miscela di fragilità, affetto, rivalità e disperazione.
Il dottore Sidoro Lopiccolo è il medico del paese, presentato in modo caricaturale e grottesco. Trasandato, stanco e sopraffatto dalla miseria domestica (una moglie malata da mesi, sette figli piccoli, casa in disordine), accoglie inizialmente i fratelli Tortorici con irritazione e sarcasmo. Nonostante il suo malumore, li segue a Montelusa a visitare Giurlannu Zarú e diagnostica il carbonchio, spiegando che il male potrebbe essere stato trasmesso da un insetto. La sua figura rappresenta la precarietà e la fatica dei medici rurali dell’epoca, spesso costretti a operare senza mezzi e sotto forte pressione.
Commento
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La novella La mosca appare per la prima volta nel 1904 all’interno della rivista fiorentina Il Marzocco entrando inizialmente a far parte della raccolta Erma bifronte[1], edita da Treves nel 1906[2]. Successivamente dà il titolo al quinto volume delle Novelle per un anno [3], pubblicato da Bemporad nel 1923.
A differenza di altre raccolte, sottoposte a interventi di riscrittura più ampi e sistematici, La mosca si caratterizza per un’impostazione revisionale decisamente più contenuta. Non vi si riscontrano, infatti, novelle profondamente rimaneggiate e, a ben guardare, solo una parte esigua del corpus è interessata da modifiche sostanziali. L’intervento autoriale si manifesta, piuttosto, attraverso una fitta rete di microvarianti diffuse, mentre alcuni testi sono oggetto di un processo di compressione — quasi mai di espansione, e solo mediante minimi inserti — che non altera né la semantica profonda né il sostrato filosofico. In questo senso "La mosca" si configura come un lavoro di rifinitura interna e di assestamento formale più che di ripensamento strutturale [4]. Tali modifiche risultano particolarmente evidenti nell’edizione Bemporad che, sebbene limitata sul piano quantitativo degli interventi, si orienta verso una più attenta calibratura dei meccanismi umoristici interni al testo e alla poetica Pirandelliana.[5].
Questa particolare attenzione mostrata nella scelta delle microvarianti e alla composizione del testo non rimane ancorata solo a questa sfera, ma si riflette anche in scelte simboliche dell'autore, come quella di sfruttare la presenza di oggetti minimi per la realizzazione di concetti più grandi. Nell’opera di Luigi Pirandello la figura della mosca, insieme a quella di altri insetti, ricorre con una funzione simbolica connessa a temi di crisi, deterioramento e inquietudine interiore. In questo contesto, l’insetto diviene spesso un elemento perturbante, capace di richiamare la frattura tra apparenza e verità che caratterizza la poetica dell’autore.
Nella novella in questione, l’insetto è associato alla malattia e alla morte, e assume un valore fortemente allusivo e contribuendo a rafforzare l’atmosfera di tensione che accompagna la vicenda del protagonista. Pirandello concentra, infatti, in maniera progressiva lo sguardo sull’animale, zoomando in maniera quasi espressionistica su di esso, fino a trasformarlo in una presenza inquietante. La mosca, il più familiare degli insetti, si emancipa dal fondo della scena e conquista il primo piano, divenendo sinistra, mostruosa, persino «compiaciuta» del proprio ruolo di strumento di morte [6].
In altri testi pirandelliani, la presenza di insetti è invece occasione per riflessioni dal tono ironico o paradossale sull’artificiosità dell’esistenza umana, in una prospettiva che privilegia l’indagine morale rispetto allo sviluppo narrativo [7].
Temi
[edit]Relativismo: la novella riflette uno dei pensieri più radicalizzati nella storia della teoria pirandelliana, ovvero quello della soggettività della vita. Pirandello infatti, mostra la mancata presenza di una verità unica e definitiva, e affonda il suo studio nella concezione relativista dell’esistenza.
Simbolismo della mosca: Pirandello evidenzia la precarietà dell’equilibrio psichico dell’individuo, mostrando come esso possa essere compromesso da stimoli apparentemente insignificanti. La reazione alla presenza della mosca fa si che l’equilibrio umano appaia come una costruzione fragile, costantemente esposta alla possibilità di crollo di fronte all’imprevedibilità della realtà.
Fragilità dell’equilibrio umano: Pirandello evidenzia la precarietà dell’equilibrio psichico dell’individuo, mostrando come esso possa essere compromesso da stimoli apparentemente insignificanti. La reazione alla presenza della mosca fa si che l’equilibrio umano appaia come una costruzione fragile, costantemente esposta alla possibilità di crollo di fronte all’imprevedibilità della realtà. In questo contesto il «sorriso mostruoso» di Giurlanno — da leggere in parallelo con il «ghigno aggraziato» del dottore di fronte al proprio ritratto giovanile — rappresenta il riso che accompagna il pianto delle due facce dell’Erma bifronte: è l’espressione dell’umoristica consapevolezza della materialità della vita e della sua distruzione incontrollabile ad opera del destino [8] .
Ossessione e alienazione: l’attenzione persistente rivolta alla mosca si traduce in una vera e propria ossessione, che gradualmente assorbe le facoltà cognitive del protagonista. Il pensiero, concentrandosi su un unico elemento, perde la capacità di rapportarsi alla realtà circostante. Tale dinamica conduce a una forma di alienazione in cui il soggetto rimane prigioniero della propria percezione deformata del reale.
La morte e la caducità dell’esistenza: la mosca diventa elemento metaforico della condizione di morte che tocca il protagonista. Attraverso questo elemento, punto cardine della novella, si vuole sottolineare la precarietà della vita, intorno alla quale gira la condizione di impotenza di alcuni suoi elementi in relazione al complesso.
La visione della vita come priva di ordine, governata dal caso e segnata dall’angoscia, avvicina la novella a tematiche che saranno centrali nel pensiero esistenzialista del Novecento.
Edizioni
[edit]- Luigi Pirandello, La Mosca, in «Corriere della Sera», Milano, 1904.
- Luigi Pirandello, La Mosca, R.Bemporad & figlio, Firenze, 1923.
- Luigi Pirandello, La Mosca, nella collana "Biblioteca moderna", Edizioni Omnibus, Arnoldo Mondadori Editore, 1949.
- Luigi Pirandello, La Mosca, in Id., Novelle per un anno, II, Edizione diretta da Simona Costa, a cura di Marcello Sabbatino, Rosanna Morace, Simona Onorii, Milano, Oscar Mondadori, 2021.
Collegamenti esterni
[edit]- L. Pirandello, La mosca, a cura di M. Giuffrida, Poichilia. Antologia digitale, Univ. di Catania.
- La mosca di Luigi Pirandello – PDF della raccolta disponibile online
- Luigi Pirandello - «La mosca» - Audio lettura sottotitolata - Voce di Gaetano Marino
Note bibliografiche
[edit]- ↑ L. Pirandello, L’Erma bifronte. Novelle., Milano, Treves, 1906.
- ↑ L. Pirandello,La mosca, a cura di M. Giuffrida, Poichilia. Antologia digitale, Univ. di Catania.
- ↑ L. Pirandello, Novelle per un anno. L’uomo solo – La mosca – In silenzio, Milano, Mondadori, 2025.
- ↑ R. Morace, La Mosca in Novelle per un anno vol. II, Mondadori, Milano, 2021, p. 598.
- ↑ L. Pirandello,La mosca, a cura di M. Giuffrida, Poichilia. Antologia digitale, Univ. di Catania.
- ↑ Idem.
- ↑ G. Pannunziola, La mosca al naso: entomografia popolare e narrativa verghiana d’ambiente rusticano è un contributo incluso in Aa.Vv., Animali e metafore zoomorfe in Verga, pubblicato da Bulzoni nel 1999, alle pp. 217-247, cit. in p. 7
- ↑ L. Pirandello,La mosca, a cura di M. Giuffrida, Poichilia. Antologia digitale, Univ. di Catania.