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La casa del Granella

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Viene pubblicata inizialmente nella rivista Il Marzocco nel 1905 e, successivamente, nell’edizione Treves de La vita nuda nel 1910.

Trama
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Nella sala d’attesa dello studio dell’avvocato Zummo arriva la famiglia Piccirilli, composta dal padre Stefano, la madre e la figlia Tinita. I tre raccontano di aver dovuto lasciare la casa presa in affitto dal signor Granella, poiché questa era infestata dagli spiriti. Infatti la famiglia veniva perseguitata da mobili che si spostavano soli, rumori tetri, oggetti che volavano e risate sinistre. Ma la storia non termina qui, poichè Granella cita in giudizio la famiglia con la scusa di aver infamato l’abitazione.
Zummo è molto scettico ma decide di prendere in mano la causa, scelta che lo porterà ad appassionarsi sempre di più al mondo spirituale. Fino al punto di trovarsi con la famiglia Piccirilli in una seduta spiritica, durante la quale Tinita scopre la sua dote da medium, distogliendo sempre di più l’avvocato dal suo unico compito: difendere la famiglia in tribunale.
Durante il processo Zummo si lascia trasportare troppo dallo spiritualismo che, purtroppo, permette ai giudici di decretare che la presenza degli spiriti non possa considerarsi un vizio giuridico. Granella, vinta la causa, trascorre una notte in questa casa e diventa vittima di tutte le manifestazioni paranormali, di cui erano vittime anche i membri della famiglia Piccirilli, e preso dalla paura fugge via. Contemporaneamente l’avvocato aveva organizzato un agguanto con dei testimoni, pronti a coglierlo in flagrante: alla fine Zummo vince trionfante mentre Granella è terrificato.[1]

Note

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