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==<big>Commento e Poetica</big>== Nella novella ''La rallegrata'', '''Luigi Pirandello''' mette in scena, fin dalle prime sequenze, una rappresentazione emblematica della frattura tra passato e presente, affidandola al gesto simbolico della vendita dei cavalli e alla loro sostituzione con le macchine. Attraverso questo passaggio, lo scrittore allude infatti all’ingresso in una nuova epoca storica, nella quale ciò che un tempo era ritenuto essenziale, nobile e carico di valore umano viene progressivamente espulso come inutile e superfluo. In tale prospettiva, il cavallo Nero diventa il portatore di un mondo ormai in declino, fondato sulla tradizione, sul decoro e sulla memoria, mentre le macchine si impongono come emblema di un progresso freddo e impersonale, sempre più sganciato dalla dimensione umana e affettiva. Questo mutamento, tuttavia, non resta confinato a una dimensione puramente simbolica, ma si inserisce in un contesto storico ed economico più ampio. Infatti, l’affermazione del [https://it.wikipedia.org/wiki/Capitalismo capitalismo] monopolistico e l’espansione della grande industria contribuiscono a ridimensionare l’iniziativa individuale, fino a renderla marginale all’interno di grandi apparati produttivi. Di conseguenza, l’uso sempre più pervasivo delle macchine finisce per determinare una '''meccanizzazione dell’esistenza umana''', trasformando l’individuo in una semplice funzione di un sistema economico e sociale impersonale. È proprio in questo scenario che si colloca la vicenda dei cavalli '''Fofo e Nero''', ai quali Pirandello attribuisce tratti e comportamenti umani per rendere ancora più evidente la contrapposizione tra due visioni del mondo inconciliabili. Da un lato, Nero proviene da una scuderia principesca improntata alla cura, alla dignità e al rispetto; dall’altro, egli viene venduto in seguito alla malattia della principessa, evento che assume un valore fortemente '''simbolico''', poiché allude al trascorrere del tempo e al passaggio generazionale. Giunto in una nuova realtà solo apparentemente decorosa, Nero incontra Fofo, cavallo ormai completamente adattato al nuovo ordine e, per questo, privo di legami autentici con il '''passato'''. Proprio questo incontro consente a Pirandello di mettere in scena, in modo indiretto ma efficace, il conflitto tra memoria e adattamento, tra fedeltà alle forme antiche e accettazione passiva della '''modernità'''. La scena in cui i due cavalli sono destinati a trainare una carrozza funebre rappresenta, a questo punto, il nodo centrale della novella. Qui, infatti, Pirandello costruisce una situazione carica di '''ironia e [https://it.wikipedia.org/wiki/Straniamento straniamento''']: Fofo, ignaro del significato della morte, interpreta in modo distorto i gesti solenni degli uomini e finisce per giudicarli incapaci di comprendere ciò che fanno. Al contrario, Nero, man mano che la carrozza si avvicina al palazzo della principessa defunta, riconosce attraverso i sensi il luogo del proprio passato e manifesta un turbamento sempre più intenso, che culmina in un’improvvisa ribellione. Ne deriva un netto contrasto tra la commozione degli uomini, che riconoscono il cavallo e si lasciano andare al ricordo, e l’estraneità di Fofo, il quale resta indifferente e inconsapevole. Proprio questo contrasto conduce al finale della novella, segnato da '''un’amara ironia''': mentre gli uomini si rifugiano in una rallegrata collettiva che maschera '''il dolore e l’assurdità della condizione umana''', l’animale apparentemente più ignorante si rivela, paradossalmente, il più distaccato e lucido. A partire da questo esito narrativo, diventa allora possibile risalire alla più ampia riflessione teorica pirandelliana. La situazione descritta suscita inizialmente un effetto comico, legato alla sproporzione tra la solennità del rito funebre e l’interpretazione ingenua di Fofo; tuttavia, a questo primo '''avvertimento del contrario''' segue una riflessione più profonda, che spinge il lettore a interrogarsi sulle ragioni intime dei comportamenti umani e a coglierne il carattere contraddittorio e problematico. Si entra così nella dimensione dell’'''umorismo''', così come Pirandello la teorizza nel saggio [https://it.wikisource.org/wiki/L%27umorismo ''L’umorismo''] del '''1908''', fondandola sul '''sentimento del contrario'''. Tale sentimento nasce, appunto, quando alla percezione immediata subentra una comprensione più consapevole, spesso accompagnata da pietà, nei confronti dei personaggi. Di conseguenza, la poetica pirandelliana rifiuta le immagini armoniche e coerenti della tradizione classica e mira invece a scomporre la realtà, mettendone in luce le fratture, le incoerenze e gli stridori interni. In questo modo, essa riflette una visione profondamente moderna del mondo, segnata dalla '''crisi della civiltà novecentesca''' e dal venir meno della fiducia in un ordine razionale e unitario. L’identità individuale, infatti, non appare più compatta e stabile, ma si frantuma in una '''molteplicità di prospettive mutevoli e contraddittorie'''. Da qui deriva un '''relativismo conoscitivo''' che nega l’esistenza di una verità assoluta e condivisa e conduce a una condizione di profonda incomunicabilità tra gli uomini, ciascuno prigioniero della propria visione e delle “forme” sociali in cui è costretto a vivere. Alla luce di queste considerazioni, *La rallegrata* può essere letta come una traduzione narrativa e simbolica della riflessione teorica pirandelliana sull’umorismo e sulla modernità, anticipando temi che troveranno poi un più ampio sviluppo nel romanzo ''Si gira'' del '''1916''', divenuto nel '''1925''' ''Quaderni di Serafino Gubbio operatore''. Infine, all'interno della novella il riferimento alle carrozze definite come “''quelle diavole là''” assume un valore fortemente emblematico: esse non rappresentano soltanto un progresso tecnico, ma diventano il segno inquietante di una '''realtà nuova e disumanizzata''', nella quale l’uomo, pur illudendosi di dominare le macchine, rischia di essere progressivamente espropriato del proprio ruolo e della propria umanità.
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