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==Dalla crisi del positivismo alla poetica dell'umorismo: ''L'Esclusa'' e ''Il Turno'' a confronto== Con [https://it.wikipedia.org/wiki/Il_fu_Mattia_Pascal Il fu Mattia Pascal], pubblicato nel 1904, [https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pirandello Luigi Pirandello] approda pienamente alla '''poetica dell’umorismo''', maturata nel corso degli anni in ambito narrativo, anche grazie alla pubblicazione del volume ''L’umorismo'': scritto con intenti accademici sulla base di alcuni stimoli offerti dalla lettura diretta di alcuni emblemi del pensiero umoristico, quali [https://it.wikipedia.org/wiki/Miguel_de_Cervantes Miguel de Cervantes] e [https://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Binet Alfred Binet]. Come esemplificato dal personaggio della vecchia imbellettata, presentata nel saggio, Pirandello espone il nucleo della propria poetica e della cultura del relativismo filosofico. Il concetto di verità, sia soggettiva che oggettiva, entra profondamente in crisi: non esiste più un discrimine definibile tra bene e male, tra vero e falso, così come non può più esistere una piena coerenza e integrità dell’individuo, che si rivela essere semplicemente una “'''maschera'''” che recita la propria parte, scritta in un copione dettato dalle leggi e dalle convenzioni sociali. Lo stesso personaggio pirandelliano può dunque scegliere se aderire passivamente alla “'''forma'''” dell’esistenza, ignorando la spinta delle pulsioni vitali, oppure intraprendere una strada che lo possa portare consciamente a guardare dall’esterno la propria vita e i propri gesti. Secondo Paola Casella, in realtà «''molti passi dell'epistolario attestano come l'umorismo non scaturisca tanto da una riflessione meramente letteraria quanto nasca innanzitutto da una disposizione psicologica e filosofica di Pirandello''»<ref>P.Casella, ''L’Umorismo di Pirandello. Ragioni intra-e intertestuali'', Firenze, Edizioni Cadmo 2002, p. 25.</ref> . Si può dunque parlare di una predisposizione umoristica che emerge già a partire da alcune lettere giovanili dell’autore, destinate alla famiglia, in cui Pirandello mostra già una visione disillusa della realtà e della vita. Tuttavia, durante gli anni della formazione precedenti all’approdo e alla teorizzazione della poetica dell’umorismo, Pirandello subisce l’influenza del [https://it.wikipedia.org/wiki/Positivismo Positivismo], avvicinandosi in particolar modo al mondo del '''Naturalismo siciliano''', che innerva le opere di autori quali [https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Verga Giovanni Verga] e [https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_De_Roberto Federico De Roberto]. L’autore agrigentino pone così in evidenza il materialismo di fondo che governa la realtà, insieme al concetto di progresso, da intendere quale forza demistificatrice. [[File:Esclusa-luigi-pirandello-recensione-476x600.jpeg|thumb| 200px| ''L'Esclusa'', Edizione Bemporad 1927]] Proprio [https://it.wikipedia.org/wiki/L'esclusa L'Esclusa] e ''Il Turno'', scritti alla fine dell’Ottocento, mostrano chiaramente una traccia '''verista''', con la ripresa di [https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Capuana Luigi Capuana] e l’influenza dell’esperienza siciliana dell’autore, che emerge chiaramente dall’argomento e dall’ambientazione delle due opere. In entrambi, si riconoscono alcuni tratti tipici del positivismo: '''Stellina''' e '''Marta Ajala''' sono due donne che appartengono a un mondo chiuso e provinciale, in cui la loro libertà è compromessa dai meccanismi sociali; inoltre, in entrambi i romanzi si riconosce una narrazione in terza persona, con una focalizzazione centrata sulla protagonista e il ricorso al discorso indiretto libero. Entrambi i romanzi prendono dunque le mosse da un fatto tragico, che pesa sulle spalle delle due protagoniste femminili: da una parte l’adulterio, che causa l’esclusione di Marta Ajala dalla famiglia e dalla propria comunità; dall’altra Stellina Ravì, spinta dal padre, in nome del dio denaro, a sposare un anziano vedovo. Ambedue le protagoniste sono inoltre coinvolte in un motivo esistenziale presentato spesso da Pirandello nelle sue opere, ovvero la chiusura del padre nei confronti del proprio figlio, sintomo di una incompatibilità e una distanza di cui l’autore è testimone. Sin dalla sua giovinezza, infatti, Pirandello sperimenta una conflittualità con il padre, da cui deriva un senso di inettitudine. Tuttavia, nel [https://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo romanzo] di Marta Ajala, il tema viene affrontato con maggiore tragicità, rispetto invece al risvolto comico e grottesco presentato nel romanzetto ''Il Turno''. In entrambi si può tuttavia ravvisare una crisi dei rapporti di causa-effetto, da sempre centrali nel positivismo, che ricerca in tal modo un criterio di verità oggettiva: Marta Ajala non è più vittima di un determinismo sociale, ma dell’apparenza, dal momento in cui viene esclusa solo perché si pensa che abbia commesso il tradimento. Allo stesso modo, è il caso a vanificare del tutto i progetti realizzati da '''Marcantonio Ravì''' per la figlia Stellina e '''Pepé Alletto''' otterrà il proprio “turno” in modo del tutto casuale e imprevedibile. In entrambi i romanzi, dunque, la logicità non può nulla di fronte all’assurdo e la verità non può più mantenere la propria integrità, ma solo rivelare il suo inquietante relativismo <ref>G. Baldi, S. Giusso, M. Razetti, ''I classici nostri contemporanei, Dall'età postunitaria al primo Novecento, vol 5.2'', Paravia, 2019</ref>.
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