Jump to content
Main menu
Main menu
move to sidebar
hide
Navigation
Main page
Recent changes
Random page
Help about MediaWiki
Special pages
WikiVerismo
Search
Search
Appearance
Create account
Log in
Personal tools
Create account
Log in
Pages for logged out editors
learn more
Contributions
Talk
Editing
Il Turno
(section)
Page
Discussion
English
Read
Edit
View history
Tools
Tools
move to sidebar
hide
Actions
Read
Edit
View history
General
What links here
Related changes
Page information
Appearance
move to sidebar
hide
Warning:
You are not logged in. Your IP address will be publicly visible if you make any edits. If you
log in
or
create an account
, your edits will be attributed to your username, along with other benefits.
Anti-spam check. Do
not
fill this in!
==Personaggi== *'''Marcantonio Ravì''' È il padre di Stellina. Viene descritto come un bonaccione, di grossa statura, con la testa rasata e con un volto «sanguigno», segno di vitalità, ma anche di rozzezza. Ad accentuare la pesantezza fisica sono le gambe tozze, sproporzionate rispetto al resto del corpo, e del pancione, dettagli capaci di rendere il suo passo oscillante e incerto. Don Marcantonio era solito parlare a voce alta e fare larghi gesti, il che lo rendeva rude e grezzo agli occhi della gente. La descrizione fisica che Pirandello fa del personaggio è perfettamente in linea con il carattere morale: Marcantonio rappresenta l’emblema di una personalità semplice, istintiva e profondamente conformista. Il suo carattere si contraddistingue per una reale generosità d’animo accompagnata dall’inclinazione alla comodità e all’assenza di conflitti: il Ravì tende ad assecondare gli eventi, non a dominarli, scegliendo ciò che appare più vantaggioso. Lui impone alla figlia di sposare Don Diego, nonostante la disapprovazione di tutti, perché pensa ad un ipotetico futuro in cui, alla morte del marito, Stellina erediterà tutta la sua fortuna. È un uomo che accetta il ruolo che la società gli riserva, muovendosi entro schemi prestabiliti, ma non è “cattivo”, è moralmente inconsapevole, incapace di guardare oltre il proprio benessere immediato. La sua mentalità è pratica e materiale infatti riduce i rapporti umani a rapporti di convenienza. Pirandello riesce a tratteggiare con ironia il carattere del personaggio, conciliando perfettamente la sua pesantezza fisica con la sua pesantezza interiore, legata all’impossibilità di muoversi non solo all’interno dello spazio, ma anche nel pensiero. Marcantonio Ravì è un personaggio perfettamente inserito nel mondo di convenzioni e automatismi che Pirandello evidenzia ne ''Il Turno''. *'''Don Diego Alcozèr''' [[File : Il Turno, persoanggi 2.jpg |thumb|300px|Scena tratta dal film ''Il Turno'', ispirato al romanzo di Pirandello, 1981]] È l’uomo che viene scelto da Marcantonio Ravì per sua figlia. Pirandello mette subito in evidenza l’età, settantadue anni, ed i diversi matrimoni già alle spalle del personaggio, in modo da accentuare maggiormente la sua vecchiaia rispetto alla giovane sposa. Don Diego viene mostrato come un uomo piccolo e fragile, con un’andatura leggera, ricco, attento alla propria immagine: l’unica ciocca di capelli rimasta appare ben curata e sistemata con attenzione per nascondere la calvizie, ha gli occhi piccoli e acquosi (simbolo di invecchiamento e fragilità), gli abiti appartenevano alla moda di almeno vent’anni prima, ma apparivano in buone condizioni. La fragilità messa in luce nella descrizione si oppone al ricordo della sua giovinezza: Don Diego era un uomo affascinante ed un gran conquistatore, esperto spadaccino, ballerino, colto e raffinato, capace di parlare il latino; ha sempre amato la compagnia, rifiutando la solitudine e cercando di godere dei piaceri della vita fino all’ultimo (è per questo che ha avuto diverse mogli), in linea con la filosofia epicurea. Don Diego rappresenta l’emblema del fascino e della galanteria di un’epoca passata; il contrasto tra passato e presente suscita nel lettore una combinazione di simpatia, nostalgia e comicità lieve. L’uomo cerca, attraverso il matrimonio con Stellina, di assicurarsi la presenza di giovani attorno a sé, continuando la sua vita galante, risultano, però, vittima del proprio orgoglio e della propria vanità. L’autore, tramite la rappresentazione del personaggio, mette in evidenza la differenza tra apparenza e realtà, mostrando come la memoria dei tempi passati e l’attaccamento ai piaceri giovanili mettono in evidenza una forma di comicità malinconica, capace di suscitare nel lettore riso e pietà. Don Diego è il simbolo della solitudine dell’uomo di fronte al tempo, che Pirandello usa per riflettere sui limiti della volontà umana e sulla fragilità delle illusioni. [https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Sciascia Leonardo Sciascia] si propone di descrivere il personaggio all'interno '''''dell'Alfabeto pirandelliano''''', evidenziando l'importanza dell'onomastica: {| class="wikitable" style="width:100%;" |- | ''<small>«ALCOZÈR. Don Diego Alcozèr: il vecchietto esile e tossicoloso, ma di spirito epicureo ed oraziano, che ha seppellito quattro mogli, ne prende una quinta giovanissima, se ne scioglie per sposarne altra non meno giovane. Sereno ragionatore, ma notturna preda dei fantasmi delle quattro mogli. [...] ma ora vogliamo solo fermarci al nome - Alcozèr - come a campione dell'onomastica pirandelliana, con non minor cura trascelta di quella manzoniana: a dar senso del tempo e del luogo, a riverberarvi carattere e condizione dei personaggi. E Alcozèr si ha dapprima l'impressione sia nome trovato, nel ricordo di quel Giovanni Alcozèr, poeta siciliano di cui si hanno vaghe notizie, a dare qualche riflesso di don giovannismo a, personaggio (e gli si accompagna il Diego per ispanizzante suggestione); impressione che si allontana, ma non svanisce, se sfogliamo l'elenco telefonico di Agrigento, e dove di Alcozèr ne troviamo cinque, e uno che addirittura abita in un palazzo chiamato Mendola: nome di altro personaggio del Turno, donna Carmela Mendola: quella che si erge a teste d'accusa contro il Ravì, colpevole di avere imposto alla figlia Stellina il matrimonio con don Diego e poi pronta ad offrirgli, per le seste nozze, la propria figlia, coetanea ed amica di Stellina. Nell'elenco telefonico di Agrigento e provincia è possibile, insomma, spigolare la maggior parte dei nomi che Pirandello dà ai suoi personaggi: nomi, come si è detto, che quasi sempre hanno una sottile ragione»<ref>L. Sciascia, ''Alfabeto pirandelliano, in Opere 1984-1989, III'', a cura di C. Ambroise, Bompiani, Milano, 1989, pp. 470-471</ref></small>'' |} *'''Stellina Ravì''' È una giovane donna di diciott’anni bella, semplice e genuina, con i capelli biondi, il collo alto, il viso leggiadro e gli occhi azzurri; è minuta, delicata e innocente. La descrizione fisica della ragazza contribuisce ad evidenziare la differenza d’età con il marito, Diego, accentuando il divario tra i due e sottolineando il dualismo tra apparenza e realtà, vecchiaia e vigore, esperienza e ingenuità. Stellina è curiosa, non ha malizia e agisce secondo i suoi desideri, entrando, spesso, in conflitto con il padre. Non vorrebbe accettare Don Diego come marito, ma alla fine deve sottomettersi al volere di Marcantonio, continuando, però, a mostrare il suo malcontento. La giovane donna è al centro della trama matrimoniale del “turno” e il suo matrimonio con Don Diego è una pura convenzione sociale, utile a mettere in luce le differenze dei due sposi e, di conseguenza, i temi pirandelliani: il tempo, la vanità, l’inganno delle apparenze, il desiderio di perpetuare la vita e i piaceri giovanili. *'''Pepè Alletto''' È un giovane nobile, ma ormai in povertà, a cui piace Stellina, ma non è nella condizione di potersi sposare. Vive solo con la madre perché il padre, in pochi anni, dopo aver dissipato tutto il patrimonio, morì di crepacuore. Pepè è un giovane vigoroso, sano ed attraente: passava diverse ore davanti allo specchio a sistemarsi la barba, i capelli, scegliendo i vestiti più appropriati e cercando di apparire più ricco di quanto, in realtà, fosse. La sua passione era la musica; egli aveva un talento che lo portava a suonare semplicemente andando “ad orecchio”, semplicemente ascoltando e provando a replicare il suono in maniera corretta. La presenza di questo personaggio è funzionale alla contrapposizione con Don Diego: il giovane, infatti, incarna l’energia, la vitalità, il desiderio, apparendo giovane ed in forze, a differenza del vecchio marito, descritto come fragile e in decadenza. Pepè è passionale, sincero e impulsivo, ma è il vero “perdente” della storia e rappresenta la forza dei giovani di fronte alle decisioni degli adulti: il giovane subisce la logica del “turno”, sacrificando i suoi desideri giovanili, in favore degli accordi presi tra le famiglie. Pirandello, tramite questo personaggio, riesce a mostrare apertamente la tensione tra amore autentico ed interesse sociale, creando una tragedia comica in cui la gioventù si scontra con la vanità delle illusioni degli anziani. *'''Ciro Coppa''' [[File : Il Turno, Personaggi.jpeg |thumb|300px| Scena tratta dal film ''Il Turno'', ispirato al romanzo di Pirandello, 1981]] È il cognato di Pepè Alletto, avvocato, descritto come un uomo massiccio e di corporatura tozza, con le spalle ed il petto grandi, tali da farlo sembrare più basso di quanto sia realmente, e il collo robusto che rafforza l’immagine primitiva dell’uomo. Il volto è scuro, energico e deciso e la barba, riccia e folta accentua maggiormente il carattere virile ed aggressivo del personaggio; gli occhi neri trasmettono la costante tensione interiore e la fronte, ampliata da calvizie iniziale, suggerisce l’età adulta di Ciro. Era solito camminare tenendo una mano in tasca e con l’altra, teneva un frustino, simbolo del dominio e dell’autorità che voleva accentuare agli occhi degli altri. Pirandello si concentra attivamente sulla descrizione fisica dei suoi personaggi, in modo da anticiparne la personalità e guidare il lettore nello svolgimento della storia. Ciro Coppa è un personaggio attivo, con un temperamento energico e istintivo; è sicuro di sé, incline al comando e, spesso, prepotente. Il frustino che impugna è un simbolo del dominio che rivela un atteggiamento, quasi sadico, di esercitare la propria autorità, soprattutto nei rapporti familiari. Già dall’iniziale descrizione, l’autore lascia trasparire una profonda inquietudine che lacera l’animo di Ciro, timoroso del trascorrere del tempo. Ciro Coppa è una figura importante nel romanzo perché rappresenta il “padre-padrone”, l’autorità oppressiva che crede di poter dominare la vita, ma che, in realtà, ne rimane imprigionato. *'''Donna Bettina''' È la madre di Pepè Alletto che Pirandello descrive in modo molto dettagliato. Viene presentata sulla scena mentre svolge le faccende domestiche, ormai consapevole della degradazione della sua condizione; è minuta, con una grande treccia finta posta sul capo e intrecciata con i suoi capelli color nocciola che, uniti ai pochi fili argentei posti intorno alla fronte, vengono tenuti da un pizzo nero ricamato. Le sue mani sono piccole, bianche, protette da guanti senza dita, che evidenziano il passato aristocratico così come lo scialle di seta nera. Il volto ormai evidenzia gli anni trascorsi e cela la bellezza di un tempo in cui la sua vita era totalmente diversa: gli occhiali con montatura d’oro ricordano l’identità nobile che la donna si rifiuta di abbandonare. Un tempo si era invaghito di lei Diego Alcozèr, ma lei si sposò, giovanissima, con don Gerardo Aletto e rimasero insieme per trent’anni, separati, nonostante le varie umiliazioni subite, soltanto dalla morte dell’uomo. Donna Bettina incarna la dignità stoica, ormai vista come strategia di sopravvivenza, subendo la povertà e la solitudine; il suo comportamento rivela un attaccamento alla maschera sociale dell’aristocrazia infatti continua a difendere l’identità passata. La donna, a differenza di Ciro Coppa, non domina, ma sopporta, resiste; rappresenta una nobiltà svuotata, permettendo a Pirandello di mostrare come la maschera sociale, a volte, possa diventare l’unico rifugio contro il caos della vita. *'''Mauro Salvo''' È il “rivale in amore” di Pepè, innamorato segretamente di Stellina, un giovane che non mostra caratteristiche fisiche particolari. Le sue azioni, o meglio, il suo adattamento, mettono in luce una personalità vuota, che non entra in conflitto con la realtà. A differenza di Pepè, costretto a subire il meccanismo del “turno”, Mauro Salvo è un personaggio che occupa lo spazio che gli viene concesso, senza mai spezzarsi. *'''Filomena Alletto''' È la moglie di Ciro Coppa e la sorella di Pepè. La sua presenza è molto discreta e silenziosa; è una donna abituata ad obbedire, a subire e non impone la sua volontà, trovandosi, quindi, tra due forze opposte: l’autorità del marito e la debolezza del fratello. Pirandello, tramite la rappresentazione di Filomena, evidenzia la condizione della donna che, all’interno del contesto sociale, viene ridotta ad oggetto di scambio e possesso. La passività del personaggio persiste anche nella descrizione della sua morte; Pirandello non costruisce attorno alla figura della donna una morte drammatica o spettacolare, ma si limita a collocarla nella sua continuità: la sua scomparsa avviene nel silenzio e nella discrezione, così com’era stata la sua vita<ref>L. Pirandello, ''Tutti i romanzi volume primo'', Milano, Arnoldo Mondadori Editore, maggio 1949</ref>.
Summary:
Please note that all contributions to WikiVerismo may be edited, altered, or removed by other contributors. If you do not want your writing to be edited mercilessly, then do not submit it here.
You are also promising us that you wrote this yourself, or copied it from a public domain or similar free resource (see
WikiVerismo:Copyrights
for details).
Do not submit copyrighted work without permission!
Cancel
Editing help
(opens in new window)
Search
Search
Editing
Il Turno
(section)
Add topic