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==Tradizione testuale== ===Genesi dell'opera=== [[File : Il turno, 1902, Giannotta.jpg |thumb|170px|left|Frontespizio de ''Il Turno'', Giannotta, 1902]] La '''prima edizione''' del romanzo venne pubblicata a Catania nel [https://it.wikipedia.org/wiki/1902 1902] e venne inserita dall’editore '''Giannotta''' nella collana «Semprevivi. Biblioteca popolare contemporanea»<ref>L. Pirandello, ''Il Turno'',a cura di A. Di Silvestro, Mondadori, 2020, p.3</ref> . Il testo della princeps è preceduto dalla dedica alla moglie Maria Antonietta Portulano: «Buona siesta, Nietta mia!», non presente già a partire dall’edizione del [https://it.wikipedia.org/wiki/1915 1915], pubblicata dalla casa editrice '''Madella di Sesto San Giovanni'''. [[File : Il turno, 1929, Bemporad.png |thumb|175px|Frontespizio de ''Il Turno'', Bemporad, 1929]] Il testo a stampa prende come riferimento la lezione del 1902, senza emendare gli errori commessi da Giannotta<ref>''Ibidem''</ref>. [[File : Il turno, 1915, Fratelli Treves.jpg|thumb|180px|left|Frontespizio de ''Il Turno'', Fratelli Treves, 1915]] Nella '''terza edizione''', pubblicata nello stesso anno, ''Il Turno'' è affiancato dalla novella Lontano. L'editore [https://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Treves Treves] ha scelto di inserire una premessa al posto della precedente dedica alla moglie, in cui l'autore, presentando le due opere, sottolinea come, nonostante le loro differenze tematiche, esista una certa concordanza dal punto di vista spaziale e cronologico, aggiungendo di non aver voluto modificare i due racconti. L'autore conclude la premessa interrogandosi se, pur essendo legate alla sua produzione giovanile, queste opere possano in futuro acquisire una maggiore considerazione rispetto ai suoi lavori più maturi<ref>L.Pirandello, Il Turno. ''Lontano. Novelle di Luigi Pirandello'', Milano, Treves, 1915</ref>. Anche la '''quarta edizione''', pubblicata da '''Quattrini''' nel [https://it.wikipedia.org/wiki/1920 1920], presenta il testo nella forma originale, senza alcun tipo di correzione o indagine sull’evoluzione linguistica dalla princeps alla ne varietur, per cui la sua utilità è piuttosto limitata<ref>L. Pirandello, ''Il Turno'', a cura di A. Di Silvestro, Mondadori, 2020, p.4</ref>. Un primo tracciato linguistico viene riportato nell’edizione [https://it.wikipedia.org/wiki/R._Bemporad_%26_figlio Bemporad] del [https://it.wikipedia.org/wiki/1929 1929] che mostra in forma inedita le coordinate cronotopiche, seppur aleatorie, relative alla stesura del romanzo: «Roma, 1895». Si tratta di un indizio contenuto in una lettera di Pirandello, datata nel 1895 e indirizzata alla famiglia, in cui afferma di essere vicino alla conclusione del romanzo. È importante sottolineare il ritrovamento di numerosi spunti e materiali avantestuali, a cui l’autore ha attinto in fase di revisione, concentrandosi, principalmente, sull’aspetto linguistico<ref>Ivi, p.4-5</ref> . ===Uno sguardo filologico=== Il [https://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo romanzo] viene tramandato attraverso una tradizione d’autore che si articola in tre testimoni principali: '''G''' ([https://it.wikipedia.org/wiki/Editio_princeps princeps], cioè la prima stesura), '''T''' (redazione intermedia che rappresenta una fase di transizione del testo) e '''B''' (detta ''[https://it.wikipedia.org/wiki/Ne_varietur ne varietur]'' poiché indica l’ultima volontà dell’autore). Dal punto di vista filologico, B costituisce il testimone di riferimento, mentre G e T sono i testimoni generici utili a ricostruire il processo creativo, la poetica e le scelte di censura o maturazione. La tradizione testuale de ''Il Turno'' è di particolare rilievo poichè rientra nell'ambito della filologia d'autore: Pirandello, infatti, riscrive più volte lo stesso testo, intervenendo con soppressioni, aggiunte, riscritture e spostamenti semantici e stilistici<ref>Ivi, p.5-7</ref>. {| class="wikitable" !|Testimone!!|Status filologico!!|Funzione |- | '''G''' || Princeps/ prima stesura || Documenti della fase espansiva e sperimentale |- | '''T''' || Redazione intermedia || Testo di transizione che corrisponde all'edizione pubblicata da Treves |- | '''B''' || ''Ne varietur'' || Edizione Bemporad che indica l'ultima volontà dell'autore |} Lo studio comparativo delle diverse edizioni de ''Il Turno'' mette in evidenza una dinamica testuale caratterizzata da alcune tensioni interne: le '''aggiunte''' infatti risultano già operanti nell’edizione [https://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Treves Treves], mentre le '''soppressioni''' vengono attuate solo nella versione definitiva. I risultati prodotti dall’analisi, però, appaiono in evidente conflitto con le affermazioni fatte dall’autore all’interno della nota all’edizione Treves, in cui dichiarava: ''«[…] Non ho voluto affatto ritoccare questi racconti per non sciupare quello che m’è sembrato il loro pregio più vivo: la schietta vivacità della rappresentazione, al tutto aliena d’ogni iniziazione letteraria. […]»<ref>Ivi, p.3</ref>'' * Nella '''prima versione''' del romanzo, '''G''', il linguaggio appare più letterario, ricco di arcaismi, toscanismi e forme dialettali mentre, dal punto di vista narrativo, l'impiego del discorso indiretto libero, del monologo interiore di commenti del narratore, contribuiscono a restituire al romanzo una densità espressiva e introspettiva. * La '''versione intermedia''', '''T''', rappresenta un vero e proprio laboratorio correttorio; in essa sono contenute le soluzioni adottate nella princeps, corrette o attenuate sul piano lessicale e morfosintattico. * L''''ultima versione''' autorizzata dall'autore, la ''ne varietur'' ('''B''') rappresenta il punto di arrivo del processo revisionale; in essa emerge la linea dominante seguita da Pirandello: semplificazione e chiarificazione. L'enfasi letteraria viene ridotta in favore di una prosa stilisticamente neutra e un registro medio. La gerarchia filologica generalmente condivisa dalla critica è la seguente: '''B>T>G'''<ref>Ivi, p.9-13</ref> Un esame puntuale mostra che le integrazioni più importanti riguardano il personaggio di '''donna Bettina''', con l’obiettivo di conferirle una maggiore centralità narrativa; gli altri interventi aggiuntivi, invece, svolgono una funzione esplicativa, manifestando apertamente i pensieri e le emozioni dei personaggi, talvolta, però, con il rischio di appiattirne la complessità psicologica. Gli interventi che caratterizzano l’edizione definitiva appaiono legati ad un '''rinnovamento linguistico''': vengono diminuiti gli [https://it.wikipedia.org/wiki/Arcaismo arcaismi] e le [https://it.wikipedia.org/wiki/Ridondanza_(linguistica) ridondanze] di matrice letteraria, vengono eliminati i tratti regionali e dialettali, restituendo alla prosa una vicinanza all’uso comune. Pirandello, infatti, sembra cercare una sintesi tra tradizione locale e lingua letteraria, evitando tanto l’eccesso di colore quanto la contaminazione artificiosa delle forme<ref>Ivi, p.25-26</ref>. Nella revisione finale del romanzo, avvenuta alla fine degli anni Venti, l’autore decide di ridurre le riflessioni interiori dei personaggi, cancellando alcune descrizioni fisiognomiche e psicosomatiche, muovendosi in direzione opposta rispetto a quella del [https://it.wikipedia.org/wiki/1915 1915]. Questo “cambio di rotta” riflette da una parte, come osserva '''Sichera''', la maggiore incisività del testo della [https://it.wikipedia.org/wiki/Editio_princeps princeps], dall’altro, però, evidenzia la necessità di arrivare ad una più stretta corrispondenza tra parola e realtà, in cui il linguaggio assume un vero e proprio valore simbolico. Pirandello, infatti, è alla costante ricerca di un equilibrio che non rappresenta soltanto una scelta stilistica o filologica, ma riguarda, soprattutto, la volontà dell’autore di esprimere il suo messaggio con chiarezza e fruibilità. Come afferma [https://it.wikipedia.org/wiki/Giustino_Ferri Giustino Ferri], nonostante i mutamenti testuali avvenuti nel processo di stesura e revisione dell’opera, il romanzo conserva un’identità stilistica inconfondibile, capace di distanziarsi dai modelli veristi siciliani e di orientarsi verso una distesa osservazione della quotidianità<ref>''Ibidem''</ref>.
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