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== Il Reverendo == [[File:Novelle Rusticane - 17.jpg|thumb|right|Illustrazione d'epoca per le ''Novelle rusticane'' (1885)]] [[File:Novelle rusticane - 34.jpg|thumb|right|Illustrazione d'epoca a conclusione di una novella delle ''Novelle rusticane'' (1891)]] La novella Il Reverendo occupa una posizione significativa all’interno della raccolta Novelle rusticane di Giovanni Verga, di cui costituisce il racconto di apertura nell’edizione del 1883. Tale collocazione non è casuale, poiché il testo riflette in modo esemplare la fase matura della poetica verista dell’autore, fondata sull’impersonalità narrativa e sulla rappresentazione oggettiva dei conflitti sociali e morali. La novella appare per la prima volta il 9 ottobre del 1881 in «La Rassegna settimanale di politica, scienze, lettere ed arti». Successivamente, Il Reverendo venne inclusa in modo definitivo nella prima edizione delle Novelle rusticane, pubblicata dall’editore Casanova tra il 1882 e il 1883 a Torino. <ref>G.Verga,''Tutte le novelle'', Meridiani Mondadori, Milano, 2001,Note ai testi, p.1026.</ref> ==<big>Trama</big>== Il Reverendo apre la raccolta Novelle rusticane di Giovanni Verga e costituisce un chiaro esempio della poetica verista, poiché illustra come ingiustizia, prepotenza e interesse personale possano resistere ai mutamenti sociali. La novella racconta la vicenda di un giovane che entra in convento non per vera vocazione, ma per opportunismo, mosso dal desiderio di sottrarsi alla vita contadina e assicurarsi un futuro agiato. Grazie alla sua abilità negli affari e nella gestione economica, il protagonista ottiene l’ordinazione e assume il titolo di “Reverendo”. Fin da subito sfrutta la propria posizione per accumulare beni, controllare i conti dei mezzadri e manipolare i fedeli, anche attraverso la confessione, arrivando a piegare la religione alle esigenze del profitto. L’azione del Reverendo è favorita dalla complicità della madre paralitica e della nipote, che ne agevolano la scalata sociale e l’acquisizione di terre e ricchezze. Nonostante il notevole patrimonio e la vita mondana, il personaggio celebra la messa solo la domenica e spesso con trascuratezza, confermando come il suo vero interesse sia la “roba”, ossia la ricchezza materiale. Con l’avvento dei cambiamenti post-unitari del 1860, il Reverendo si trova a fronteggiare nuove difficoltà: l’aumento delle tasse e le minacce dei villani mettono alla prova la sua capacità di conservare i beni. Per tutelare il proprio patrimonio arriva persino a negare un antidoto contro il colera a una zia, pur di non rivelare i segreti custoditi nella confessione. Nonostante gli scontri con la giustizia e con i potenti, il protagonista dimostra una tenace resistenza, confermando che la sua sete di ricchezza e potere supera ogni principio morale. ==<big>Personaggi</big>== Ogni personaggio di questa novella, rende il racconto la chiave del ragionamento verista, che rispecchia perfettamente i temi della raccolta. • '''Il Reverendo:''' È il protagonista, un “religioso” che non rinuncia ai piaceri ed alle ricchezze terrene. Rappresenta la crisi morale della chiesa, che non mantiene i suoi ideali ma si fa sopraffare dai cambiamenti. • '''Nipote:''' giovane donna che non avrebbe mai trovato marito, accolta sotto il tetto dello zio. Opportunista e superficiale, rappresenta una fede di facciata, usata come strumento di vantaggio, in un contesto segnato dalla corruzione generale. • '''Madre:''' È l’incarnazione della sofferenza e della miseria umana, passivamente segnata dal dolore della propria condizione (paralitica), opposta alla malizia e all’opportunismo degli altri personaggi. • '''Fra Carmelo, Vescovo, Padre Gianmaria:''' personaggi secondari che mettono in luce le tensioni tra i diversi strati della società. ==<big>Significato</big>== Il Reverendo evidenzia l’incapacità della società rurale di evolversi, in cui ingiustizia e prepotenza persistono. Verga, attraverso l’impersonalità narrativa e una prospettiva popolare, mostra come la “roba” domini le azioni dei personaggi, modellando i rapporti sociali. La critica si estende alle istituzioni, inclusa la Chiesa, corrotte dal materialismo e complici delle disuguaglianze. In tal modo, la novella si configura come un’apertura amara, confermando il pessimismo verghiano sulla possibilità di redenzione in una società guidata dal possesso e dall’ingiustizia strutturale. ==<big>La schiavitù del possesso: Dalla Roba al Reverendo</big>== La lettura e lo studio di questa novella conducono direttamente all’individuazione di un evidente parallelismo, caratterizzato da analogie ma anche da significative differenze, con un’altra novella della raccolta Novelle rusticane, ovvero La roba, incentrata sulla figura di Mazzarò. Il protagonista de La Roba, e il Reverendo, condividono l’ossessione per la ricchezza materiale, ma la vivono in modi profondamente diversi. Mazzarò incarna l’accumulatore totale: la sua vita è interamente dedicata alla conquista e all’espansione dei possedimenti, fino a sacrificare affetti e piaceri personali. La sua ricchezza gli conferisce un senso di potere quasi sovrumano, ma la sua passione estrema lo conduce inevitabilmente alla rovina, incapace di portare con sé ciò che ha accumulato. Il Reverendo, al contrario, rappresenta una forma più concreta e quotidiana di attaccamento al denaro: il suo interesse non è crescere all’infinito, ma proteggere ciò che già possiede. La sua condotta riflette la resistenza dei ceti conservatori ai cambiamenti sociali, legata a opportunismo e paura di perdere status e privilegi. Mentre Mazzarò appare come un’eroica e tragica figura mitica del possesso, il Reverendo è la versione ordinaria e pragmatica della stessa logica materialistica, dominata dalla meschinità e dall’inerzia piuttosto che dall’epicità. ==<big>Storia editoriale</big>== {| class="wikitable sortable" ! Testimonianza / Edizione ! Data ! Luogo / Supporto ! Titolo ! Posizione / Stato del testo ! Note filologiche |- | Stesura A | ante 1882 | Manoscritto / prima redazione | ''Il reverendo'' | Stesura primitiva | Prima redazione del testo; successivamente ampliata e rielaborata. Base delle varianti. |- | Stesura A′ | 1882 | Manoscritto rielaborato | ''Il reverendo'' | Seconda stesura | Alla stesura A Verga aggiunge dapprima i brani corrispondenti ai nn. 46–63 e 117–124; in seguito inserisce ulteriori ampliamenti (nn. 136–160 e 183–189). |- | Prima pubblicazione a stampa | 1882 | Rivista «La Rassegna settimanale» | ''Il reverendo'' | Prima uscita | Testo derivato dalla stesura A′; non ancora inserito in raccolta. |- | Edizione in volume | 1883 | Raccolta ''Novelle rusticane'' | ''Il reverendo'' | Inserimento in raccolta | Inserito nella raccolta con assetto testuale definito; riorganizzazione del materiale narrativo e consolidamento delle aggiunte precedenti. |- | Ristampe successive | dal 1883 in poi | Edizioni in volume | ''Il reverendo'' | Testo stabilizzato | Riproduzione del testo delle ''Novelle rusticane'', con minime varianti formali. |}<ref>G. Verga, Novelle rusticane, edizione critica a cura di Giorgio Forni - edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Novara, Interlinea, 2016, pp. 3-15.</ref> ==<big>Bibliografia</big>== * A. Casadei, M. Santagata, ''Manuale di letteratura italiana medievale e moderna'', Bari - Roma, Laterza, 2007. * G.Alfieri, ''Verga'', Roma, Salerno editrice, 2016. * G.Alfieri, ''Scrittura lenticolare e stile reticolare: cosa rivela l'Edizione Nazionale di Giovanni Verga'', in <<Oblio>>, X (2020), N.40. * G. Verga, ''Novelle rusticane'', a cura e con un saggio introduttivo di Luigi Russo, Firenze, Vallecchi editore, 1924. * G. Verga, ''Novelle rusticane'', edizione critica a cura di Giorgio Forni - edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Novara, Interlinea, 2016. * G. Verga, ''Tutte le novelle'', Meridiani Mondadori, Milano, 2001. ==<big>Note</big>==
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