Il Mistero
Quarta novella della raccolta Novelle rusticane di Giovanni Verga.
Trama
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La narrazione si svolge nel cuore di un villaggio siciliano, dove la religiosità popolare si intreccia alla cruda logica dell'interesse e della passione umana. Ci troviamo in un clima di fervore e ipocrisia, in occasione dell'allestimento del "Sacro Mistero" della Fuga in Egitto nella piazza della chiesa.
Nonostante il pretesto religioso, tutta la vicenda ruota intorno al denaro e al tornaconto: il parroco, Don Angelino, è un uomo avido interessato solo al riscuotere elemosine e legna, approfittandosi della buona fede del popolo. Le lamentele dei contadini, a causa dell'approvvigionamento di legname per le scenografie dell'allestimento, vengono zittite dalle false promesse di una buona annata di raccolto. La rappresentazione diventa un momento di mimesi alla quale partecipano gli stessi abitanti del villaggio. Gli attori, infatti, sono dei dilettanti del paese. Tra questi, vi è Nanni che interpreta il ruolo della Madonna e Mastro Cola, che rappresenta uno dei ladri: la loro presenza contribuisce ad eliminare la separazione tra finzione e realtà. La folla si innalza contro i "ladri" sul palco, mentre la vedova comare Filippa piange lacrime vere, rivedendo nella figura di San Giuseppe la drammatica cattura di suo marito da parte dei Gendarmi. Il dolore e l'ingiustizia sono reali, mentre la religione corrisponde a un velo cinico. Infatti, le azioni di Don Angelino, che si è arricchito espropriando i poveri, conferma che in quel modo la "roba" e il proprio tornaconto contino più di qualsiasi altro precetto sacro.
Un anno dopo, il dramma si sposta dalla finzione alla tragedia più brutale, proprio nello stesso luogo. Nanni, consumato dalla gelosia, sospetta che la moglie, comare Venera, lo tradisca con Mastro Cola, suo ex compagno di scena. Nanni si apposta nel buio e, quando Cola si presenta alla porta della donna, gli spara a sangue freddo. A questo punto, la comunità torna a chiudersi nel suo cinismo e nella sua paura: nessuno vede né sente nulla, solo l'anziana disperata madre di Cola corre in soccorso del figlio morente. La sua fede è totalitaria, prega i Santi e la Madonna con muta disperazione, convinta che il cotone benedetto possa compiere il miracolo, ma i miracoli non avvengono e Cola muore. Mentre il paese si affolla per "strologare i numeri"' da giocare al lotto basandosi sul delitto, la giustizia infierisce sui vinti: Mastro Cola muore dove un anno prima aveva recitato la parte del ladro e Nanni viene catturato e portato in galera per essere condannato allo stesso destino di comare Filippa. La novella si chiude con l'amara constatazione che tutta la tragedia è scaturita da una passione cieca e dal destino, ironicamente legato a un costume teatrale. L'istinto, la religione e l'economia si mescolano qui per sigillare il destino di sventura dei personaggi [1]
Personaggi
[edit]- Compare Nanni: uomo di bassa statura, marito di comare Venera. Geloso e vendicativo. Nel Mistero interpreta il ruolo della Maria Santissima. Egli è il protagonista della tragedia finale, ovvero l'omicidio di Mastro Cola per gelosia. Viene arrestato e portato "di là dal mare".
- Mastro Cola: uno dei due "ladri" del Mistero. Si innamora di comare Venera. Ha la madre a carico. Sarà vittima dell'omicidio da parte di Nanni, la sua morte corrisponde al culmine della tragedia.
- Gnà Venera: moglie di Nanni all'inizio e poi amante di Cola. La sua gonnella verrà utilizzata per il costume di Maria. Lei sarà la causa involontaria del conflitto e dell'omicidio. Vince al lotto (simbolo di fortuna immorale), ma viene definita come "la scomunicata" e sarà costretta a fuggire.
- Don Angelino: il parroco del paese, rappresenta l'autorità religiosa avida, interessata al profitto (legna e offerte) e persino all'espropriazione, in netto contrasto con la carità cristiana.
- La madre di Cola: anziana donna che dipende dal figlio, simbolo del dolore e della disperazione assoluta. Il suo pianto nel giorno del Venerdì Santo, mentre gli altri sono felici per il buon raccolto, evidenzia l'isolamento della sua tragedia.
- Zio Giovanni: viene definito dal narratore come colui che si commuove nel ricordare la storia. Egli ha la funzione di testimone e custode emotivo della memoria degli eventi.
- Compare Janu: uno dei due "ladri" del Mistero insieme a Cola. Esemplifica la scelta "azzeccata" dei ladri da parte del prete per il loro cuore di sasso, mescolando realtà e finzione teatrale.
- San Giuseppe (attore): attore che interpreta San Giuseppe. Ha una barba di bambagia. La sua comparsa scatena la reazione più forte ed emotiva della folla, che lo difende dai "sbirri" (i ladri).
- Comare Filippa: donna il cui marito è in galera per omicidio. La sua commozione durante il Mistero collega direttamente la sacra rappresentazione (San Giuseppe inseguito) con la tragedia della giustizia umana (il marito ammanettato come Gesù).
- Zio Memmu: uomo che si lamenta con il sagrestano per il taglio dei suoi ulivi per l'allestimento del Mistero. Rappresenta il popolo che subisce le decisioni del clero, placato dalla speranza in un miracolo (la buona annata).
Analisi
[edit]La novella si inserisce appieno nella produzione verista di Verga, offrendo uno sguardo lucido e disincantato sulla vita dei ceti popolari siciliani. L'opera è un distillato dei temi costanti dell'autore: la mentalità arcaica delle comunità rurali, l'inestricabile commistione tra sacro e profano, le dinamiche di potere che si nascondono dietro a fede e religione, e l'inevitabile abbattimento del destino sugli individui. In questa Sicilia arcaica, governata da credenze ataviche e ritualità collettive, Verga indossa le vesti del cronista impassibile, lasciando che siano i fatti stessi a parlare guidando il lettore verso un'amara verità.
La narrazione è costruita in due tempi: la rappresentazione del Mistero, un momento di festa popolare, quasi "giocoso", in cui la comunità si riunisce per la messa in scena della Fuga in Egitto; il delitto avvenuto un anno dopo, tragica e sanguinosa replica in carne e ossa della rappresentazione, dove gli uomini comuni diventano doppio dei ruoli dei santi, ladri e vittime. Il passaggio è studiato per mostrare come il teatro sacro funzioni da prefigurazione simbolica e inconsapevole del destino reale. Nella cultura popolare la vita imita il rito e, il rito a sua volta, imita la vita ricolma di colpe, violenza, gelosia e miseria. La fede in Verga viene spesso celata o affrontata in maniera "sotterranea" e anti istituzionale. Qui, quest'ultima non si esprime attraverso toni retorici o elevati, bensì tramite il linguaggio stesso del popolo, quello che viene definito l'humus dell'opera. Verga riesce a fondere la parola biblico-evangelica con metafore, proverbi e similitudini del mondo contadino, riconoscendo la dignità e la "valenza salvifica" del linguaggio usato dagli attori/plebei del suo dramma modesto e ignoto. Quest'operazione è una vera e propria "transcodificazione": la tematica religiosa viene elevata dal dominio esteriore a un piano di autenticità interiore e popolare, dove la fede si mescola con la superstizione e la dimensione materiale/economica della vita.
Nella novella il Mistero non è un semplice fondo folcloristico, ma serve da prefigurazione di un dramma reale. Verga attinge alla tradizione siciliana di drammatizzazioni pasquali, spesso mal condotte, e ne fa un elemento narrativo fondamentale. L'episodio della Fuga in Egitto viene riscritto dall'autore sfruttando il momento propiziatorio della festa per introdurre elementi profani. Personaggi popolari che si vestono da figure sacre, aggiungono un elemento di ambiguità e profanazione, riflettendo il lato popolare e quasi carnevalesco dell'evento, dove il coinvolgimento degli spettatori è talmente attivo da essere quasi metateatrale. I riti e le feste diventano il mezzo attraverso cui si manifestano le passioni umane, culminando in una profanazione del sacro. Verga opera una complessa mediazione tra la tradizione colta e la religiosità popolare, egli trasforma gli elementi folkloristici in veicoli di una profonda, ma laicizzata, solidarietà antropologica e drammatica, svelando come il sacro in Sicilia sia inseparabile dalla vita materiale e dal destino di sofferenza dei "vinti" [2].
Tradizione testuale
[edit]La tradizione manoscritta e a stampa de Il Mistero è complessa e testimonia un intenso lavoro di riscrittura da parte di Verga. I materiali superstiti permettono di ricostruire non solo la redazione definitiva, ma anche passaggi della prima stesura che presenta varianti narrative e significative [3].
- Prima edizione autografa (A): Il nucleo principale della redazione d'autore è costituito da 3 carte autografe, scritte solo sul recto e conservate all'interno di un doppio foglio protocollo che reca al centro, in inchiostro di seppia, il titolo Il Mistero. A questo si aggiungono altre sette facciate autografe in inchiostro viola, numerate dall'autore stesso da 1 a 6, benché le ultime due riportino entrambe il numero 6. La numerazione (talvolta posta a destra, talvolta posta a sinistra) lascia intendere che alcune pagine siano scritte sul verso di fogli precedenti (ad esempio la pagina 5 sarebbe sul verso della pagina 4). Aspetto filologicamente interessante è la presenza della carta 2, inserita da Verga in un secondo momento. Questa contenente l'episodio di comare Filippa, assente nella prima stesura, e infatti la numerazione successiva risulta corretta e sovrascritta. La precedente carta 2 diventa la carta 3, ma si apre con un intero brano cassato e poi riscritto nella nuova carta 2 con poche varianti. Verga inoltre riutilizza materiale di una stesura precedente: nella parte inferiore della pagina 5 è incollato mezzo foglio proveniente da un abbozzo differente, che proseguiva nelle pagine successive e che viene ora adattato al nuovo assetto narrativo. alcune pagine di questa stesura primitiva sono state rinumerate riutilizzate con ampie cancellature. Sulla base di questi elementi la filologia ricostruisce la prima stesura della novella fino alla carta 5, sebbene manchi la metà superiore della carta 4.Le prime tre carte dell'abbozzo originario coincidono quasi del tutto con A, tranne che per l'assenza degli episodi di zio Mimmo e di comare Filippa.Per questo motivo, nell'Appendice I delle edizioni critiche viene presentato solo il tratto finale della prima redazione, che diverge maggiormente dal testo definitivo. Il titolo Il Mistero comprare anche sulla carta 1 di A, questa volta scritto in inchiostro viola.
- Prima pubblicazione (Riv): La prima pubblicazione avvenne su La nuova Rivista, Torino, 12 febbraio 1882. Il confronto tra la redazione autografa e questa prima stampa rivela alcuni errori introdotti in Riv, che passarono poi anche nella tradizione successiva e che saranno corretti solo più tardi:
- Alcuni cambi di nome non corretti: Misciu > Calogero; Calogero > Nunzio, con conseguenti oscillazioni nella denominazione di Nanni, che in un punto diventa Nunzio e in un altro Janu;
- il presente verbale "facciamo", laddove il contesto richiederebbe l'imperfetto.
Questi fenomeni mostrano la difficoltà del passaggio dal manoscritto autografo alle prime stampe.
- Copia manoscritta non autografata (Ms): Una fase ulteriore è documentata da un manoscritto non autografo in undici pagine, che riproduce integralmente il testo a stampa e presenta correzioni autografe di Verga, per lo più in inchiostro rosso. Il documento fu probabilmente preparatorio come base per le successive revisioni.
- Prime dattiloscritture (Ds): La tradizione prosegue con una serie di dattiloscritti, tutti derivati da Ms e tutti corredati da correzioni autografe in inchiostro blu. Il primo dattiloscritto (13 pagine) è quello inviato in tipografia, come attestano alcuni segni a matita che corrispondono alla futura impaginazione in colonne. Un secondo dattiloscritto, identico al precedente ma con le pagine 4-6 mancanti, testimonia un'ulteriore fase di lavoro. Un terzo dattiloscritto, anch'esso fedele al primo ma completo, rappresenta un'altra copia di controllo usata da Verga.
- Bozze di Stampa (Bz): L'ultima fase del processo redazionale è rappresentata da tre bozze di stampa in colonna, numerate dall'autore da 1 a 5, sebbene manchino i fogli 1 e 2. Le bozze furono poi numerate 17, 19 e 21, secondo le esigenze della redazione. In inchiostro nero compaiono sia le correzioni di Verga sia gli interventi del correttore Zanibioni, come accade anche per altre novelle del ciclo.
Note
[edit]- ↑ G. Verga, Tutte le novelle, a cura di G. Carnazzi, Milano, Rizzoli-Bur, 2008.
- ↑ A. Di Silvestro, Riscritture della sacra rappresentazione nell'opera di Giovanni Verga: Analisi e storia testuale del Mistero, IN Otto/Novecento: due punti di vista quadrimestrale di critica letteraria, XXXVIII, 3, 2014, Edizioni Otto/Novecento, 2014.
- ↑ G. Verga, Novelle rusticane, ed. critica a cura di G. Forni, Novara, Fondazione Verga/Interlinea, 2016.
Bibliografia
[edit]- A. Di Silvestro, Riscritture della sacra rappresentazione nell'opera di Giovanni Verga: Analisi e storia testuale del Mistero, IN Otto/Novecento: due punti di vista quadrimestrale di critica letteraria, XXXVIII, 3, 2014, Edizioni Otto/Novecento, 2014.
- G. Baldi, S. Giusso, M. Razzetti, G. Zaccaria, I classici nostri contemporanei vol. 5,2: Dall'età postunitaria fino al Novecento, Milano-Torino, Pearson Italia, 2019.
- A. Casadei, M. Santagata, Manuale di letteratura italiana medievale e moderna, Bari, Gius. Laterza & Figli, 2007.
- Comitato per l'edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, I tempi e le opere di Giovanni Verga: Contributi per l'edizione nazionale, Firenze, Felice Le Monnier S.p.a, 1986.
- G. Verga, Novelle rusticane, ed. critica a cura di G. Forni, Novara, Fondazione Verga/Interlinea, 2016.
- G. Verga, Tutte le novelle, a cura di G. Carnazzi, Milano, Rizzoli-Bur, 2008.