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==Il realismo== Come aveva notato Benedetto Croce, l'elemento chiave per una corretta lettura e interpretazione del romanzo si fonda sull'adesione ai principi del realismo, poiché il critico riconosceva, all'interno del romanzo stesso, lo schema diffuso da Zola<ref> Cfr. B. Croce, ''La letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1940, vol. IV, p. 316.</ref> e il paragone operato con ''I Viceré'', opera di De Roberto. Anche se, Pirandello, a differenza di quanto riteneva Croce, non si limita a riprodurre lo schema zoliano ma contribuisce all'innovazione del romanzo.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 8.</ref> Di fatto, per comprendere la spinta creativa dello stesso è importante soffermarsi sul rapporto di Pirandello con il realismo italiano e francese e in particolar modo con lo scrittore, critico letterario e giornalista, Luigi Capuana.<ref>Cfr. P. M. Sipala, ''Capuana e Pirandello: storia e testi di una relazione letteraria'', Bonanno, Catania 1974.</ref> Per quanto concerne il realismo risulta significativa l'osservazione di Rapazzo, secondo cui: «il superamento del realismo sembra completo. Ma il paradosso sta nel fatto che esso rimane nella classica cornice, quella della narrazione in terza persona al tempo perfetto, quella del ritratto a tutto tondo che viene, tuttavia, scomposto e demolito nell’atto stesso della sua esposizione».<ref> F. Rapazzo, ''Delega narrativa (e oltranza linguistica) in ''I vecchi e i giovani di Pirandello, in ''Rappresentazioni narrative'', atti del convegno internazionale, Catania 4-7 ottobre 2020, Euno, Leonforte 2020 (in corso di stampa).</ref> In merito al rapporto tra Pirandello e Capuana, esso ebbe inizio nel 1894, quando dopo il soggiorno di studi a Bonn, Pirandello fece ritorno in Italia stabilendosi a Roma. Fu proprio nei salotti letterari della capitale che instaurò legami significativi con Ugo Fleres e, soprattutto, con Luigi Capuana. In maniera particolare, Capuana lo spronerà ad accantonare la poesia per dedicarsi alla prosa<ref>Cfr. P. M. Sipala, ''Capuana e Pirandello: storia e testi di una relazione letteraria'', cit. </ref> ed inoltre la frequentazione con lo scrittore mineolo porterà Pirandello ad avvicinarsi ai testi del naturalismo e ad una profonda riflessione sui problemi riconducibili alla teoria del romanzo.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 8.</ref> Rilevante è menzionare un saggio intitolato ''Arte e coscienza d'oggi'' che fu pubblicato su «La Nazione letteraria» nel 1893. Il saggio nasce come risposta ad un discorso sul diventare buoni e risulta essere un indizio della riflessione del ruolo dei vecchi e dei giovani alla base dell'omonimo romanzo e di altre opere. All'interno del saggio, infatti, emergono molte tematiche, tra cui la critica di carattere mistico adottata da vecchi autori, che sottintende la critica nei confronti della svolta simbolista di figure letterarie di rilievo, e la critica per l'inefficacia dei giovani privati dell'azione a causa dell'eroismo dei padri autorevoli.<ref>Ivi, p.10.</ref> Inoltre Pirandello metterà in luce i limiti del metodo naturalista<ref>Ivi, p.11.</ref> ed in particolare, in questo romanzo avviene la fusione tra tale metodo e quello psicologico.<ref>Ivi, p.14.</ref> D'altronde Giovanni Verga, in un'intervista rilasciata a Ugo Ojetti nel 1894, sottolineava la validità di entrambi i metodi, rimarcando come gli stessi potevano fondersi.<ref>Ivi, pp. 13-14.</ref> La presenza della tradizione naturalista emerge nella scelta attuata da Pirandello nel non inserire nel romanzo alcuna polemica nei confronti della manipolazione della verità operata dalla comunicazione di massa ma affronta il problema del rapporto tra la realtà e le sue possibilità di rappresentazione.<ref>Ivi, pp. 28-29.</ref>
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