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I vecchi e i giovani
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== La trama == L'opera ha inizio con una specifica descrizione della campagna agrigentina scossa da vento gelido e incessante pioggia.<ref> Cfr. C. Bronowski, Il caso-Sicilia nel romanzo storico-sociale I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello, in «Studia Romantica Posnaniensia», 49 (3), 2022, p. 67.</ref><br> <small>La pioggia, caduta a diluvio durante la notte scorsa, aveva reso impraticabile il lungo stradone, tutto a volte e risvolte, quasi in cerca di men faticose erte, di pendìi meno rapidi. [...] Piovigginava ancora a scosse, nell’alba livida, tra il vento che spirava gelido a raffiche da ponente. [...] dalle fosche ombre umide della notte tempestosa, pareva scorresse un lungo brivido, dalla città, fitta di case gialligne, alta e velata sul colle [....] fino al mar laggiù, torbido e rabbuffato. Pioggia e vento parevano un’ostinata crudeltà del cielo sopra la desolazione di quelle piagge estreme della Sicilia, su le quali Girgenti, nei resti miserabili della sua antichissima vita raccolti lassù, si levava silenziosa e attonita superstite nel vuoto d'un tempo senza vicende, nell'abbandono di una miseria senza riparo.</small><ref>M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., pp. 91-92.</ref><br> Il paesaggio viene personificato nella miseria degli abitanti di questa terra, è infatti il motivo per la quale viene maledetta dai contadini che vivono in Sicilia solo per necessità. Segue difatti un’attenta descrizione delle condizioni lavorative delle masse contadine, sottomesse all’autorità assoluta e incontrastata dei mezzadri di don Ippolito Laurentano, i quali si appropriano interamente del raccolto. Il narratore descrive la situazione dei lavoratori dello zolfo di Porto Empedocle che vengono trattati da schiavi a pesare e trasportare lo zolfo dalla mattina alla sera. Pertanto, la campagna non viene più percepita come luogo da lavorare e custodire, piuttosto da sfruttare e distruggere, rispecchiando il quadro feroce delle condizioni di vita, la miseria degli operai nelle miniere di zolfo e il problema della crisi economica dell’industria mineraria sicula.<ref>Cfr. R. Scrivano,“''I vecchi e i giovani”'' ''e la crisi delle ideologie,'' Milano: Mursia, 1992, pp. 41-66.</ref> L'unica della sua famiglia rimasta fedele agli ideali risorgimentali e non accettando l’unificazione nazionale è la figura di Caterina Laurentano, la quale prova a descrivere la complessa realtà del Sud Italia, segnata da miseria e ingiustizie, adottando un punto di vista originale e alternativo, che non si limita a denunciare la sofferenza ma che accenna in modo critico e consapevole alla più ampia questione meridionale, mettendo in luce le dinamiche storiche, sociali ed economiche che hanno contribuito a generare tale condizione:<ref>Cfr. V. Masiello, La ''mosca nella bottiglia. Introduzione alla lettura del Fu Mattia Pascal'', in ''Lo strappo nel cielo di ca''rta, a cura di N. Borsellino, Roma, Bulzoni 1988, pp. 72-82. </ref> <small>Povera isola, trattata come terra di conquista! Poveri isolani, trattati come barbari, che bisognava incivilire! Ed eran calati i ''Continentali'' a incivilirli: calate le soldatesche nuove, quella colonna infame comandata da un rinnegato, l’ungherese colonnello Eberhardt [...]; calati tutti gli scarti della burocrazia; e liti e duelli e scene selvagge; e la Prefettura del Medici, e i tribunali militari, e i furti, gli assassinii, le grassazioni, orditi ed eseguiti dalla nuova polizia [...]; e usurpazioni e truffe e concussioni e favori scandalosi e scandaloso sperpero del denaro pubblico; [...], e clientele spudorate e brogli elettorali;</small><ref> M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., pp. 188-189.</ref> La dura realtà ambientale e sociale si manifesta attraverso le vicende di vari personaggi, tra cui spiccano per rilievo Luca Lizio e Nocio Pigna, i due capi dei Fasci siciliani, chiamati propaganda e compagnia, i quali provano a convincere i lavoratori dello zolfo ad associarsi al fascio di lavoratori tremanti di freddo che si vedono simili agli alberi gocciolanti che si affacciano dai muri. Da questo punto di vista, il loro riconoscersi nel paesaggio, in particolare negli alberi e nella luce cupa, li conduce a una consapevolezza profonda della vanità delle loro fatiche.<ref>Cfr. R. Cavalluzzi, Pirandello: ''la'' ''soglia del nulla.'' Bari: Dedalo 2003, p. 17.</ref> Con una simmetrica corrispondenza strutturale si apre la seconda parte del romanzo pirandelliano il quale fa riferimento alla descrizione dell’ambiente romano che, immergendosi nel mondo politico della capitale d’Italia, diventa corrotto, confuso e alterato da diversi scandali finanziari. La doppia interpretazione dell’espressione metaforica che indica la pioggia di fango o il fango e il vento identifica la catastrofe come principio di caduta del governo, di distruzione totale della civiltà e del suo annullamento. Simbolico diventa anche il fango nel quale cade morto per sbaglio il vecchio ex garibaldino Mauro Mortara, il quale incarna gli ideali del passato e rappresenta la generazione dei vecchi. Difatti la sua morte, che avviene in circostanze singolari, rivela il brutto epilogo dell’Italia unita, sognata per tanti secoli dai patrioti di tre guerre di indipendenza. Un altro significato metaforico è dato dalla presentazione di Marco Prèola che incarna la violenza e la corruzione. Egli perde la sua connotazione umana e viene rappresentato come porco cretaceo infatti non a caso la sua figura emerge dal fango:<ref> Cfr. C. Bronowski, Il caso-Sicilia nel romanzo storico-sociale I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello, cit., p. 70.</ref> «che spesso vagava di notte come un cane randagio e spariva per due o tre giorni, finché non lo ritrovavano come una bestia morta, con la faccia per terra e la bava alla bocca».<ref> M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 106.</ref> Gli stessi ambienti diventano protagonisti indiscussi dell’opera pirandelliana nei quali si muovono tutte le vicende dei personaggi che iniziano a guardare dentro sé stessi e a intuire la vanità delle proprie illusioni, mettendo in dubbio il vero senso della vita in tono specificatamente umoristico. Lo stesso principe don Ippolito Laurentano, che in seguito all'unificazione del Regno d’Italia, rifiutando il presente si è rinchiuso nella sua villa, vivendo nel culto delle memorie luttuose, quelle del Regno borbonico e dell’antica Grecia.<ref>Cfr. V. Masiello, ''La mosca nella bottiglia,'' cit. pp. 76-82.</ref> Animati dallo stesso senso di sconforto e smarrimento, anche altri personaggi si lasciano attrarre dal richiamo della natura-madre, che li accoglie come in un abbraccio consolatorio. Tra questi vi è l’ingegnere Aurelio Costa, giovane trentenne, figlio di un umile solfataro, che dopo aver completato gli studi a Palermo e a Parigi, fa ritorno in Sicilia per assumere la direzione delle zolfare del Salvo, situate ad Aragona.<ref>Cfr. C. Bronowski, ''Il caso-Sicilia'' nel romanzo storico-sociale ''I vecchi e i giovani'' di Luigi Pirandello, cit., p. 71.</ref> Egli incontra, tuttavia, Nicoletta Spoto-Capolino, una donna ansiosa e avida. Il pensiero di trovare insieme a Nicoletta la sua terra promessa spinge Aurelio a fuggire con lei, nel desiderio di dare inizio a una nuova fase della vita, per sperimentare un’esistenza più autentica con una donna al proprio fianco. Tuttavia, l’amore tra Costa e Nicoletta, già moglie di un deputato del partito clericale, Ignazio Capolino, si trasformerà lentamente in un’amara esperienza. Infatti la sua situazione personale cambia, quando viene a Roma e presenta al Ministero un progetto di consorzio tra gli zolfatari siciliani scioperanti e lo Stato: si assiste ad una farsa tragica del destino umano, e allo stesso tempo a un lungo processo di scomposizione di questo personaggio che si disgrega; si corrompe il bello e il sublime con il ridicolo e il grottesco che si immedesima in Costa attraverso dei tormenti e dei travagli della coscienza che lo divorano. Un momento di massima tensione drammatica all’interno della rivolta dei Fasci siciliani si manifesta nel momento in cui Aurelio intraprende una vera e propria indagine esistenziale: abbandonato da ogni appoggio istituzionale e ignorato dal Sottosegretario del ministro, decide di rientrare a Girgenti con l’intento di mediare pacificamente tra la popolazione in agitazione. Tuttavia, nel tentativo di raggiungere Aragona per dialogare con gli operai, viene assalito da questi ultimi che, in preda alla furia, uccidono lui e la sua compagna, arrivando persino a bruciarne i corpi. In tale contesto, giustizia e libertà si rivelano valori estranei alla cultura dell’isola, soprattutto nei momenti in cui il popolo, sopraffatto dalla miseria e dalla delusione, si solleva in rivolta. L’episodio assume i contorni di un rito tragico e grottesco che simboleggia il lungo e complesso processo di riconciliazione e di ricerca di libertà tra le masse in sciopero e lo Stato. Aurelio, intrappolato tra i rigidi meccanismi economici dell’epoca e l’esasperazione del popolo siciliano, fallisce nella sua missione, pagando con la vita. Il romanzo si addentra nelle storie individuali dei personaggi, impregnate di elementi sociopolitici e toni umoristici, che contribuiscono alla loro trasformazione da semplici figure letterarie a vere e proprie identità narrative. Si delinea così la volontà di Pirandello di denunciare le ingiustizie sociali imposte dalle strutture della nuova Italia postunitaria degli ultimi decenni dell’Ottocento. In quest’opera, lo scrittore rovescia il tradizionale topos del locus amoenus, contrapponendogli un paesaggio siculo-romano raffigurato come ostile, selvaggio e inquietante, incarnazione del contrasto insanabile tra la natura e la condizione umana.<ref>Cfr. G. Petrone, ''Locus amoenus/locus horridus: due modi di pensare il bosco'', in «Aufidus», 5, 1988, pp. 3-18.</ref>
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