Jump to content
Main menu
Main menu
move to sidebar
hide
Navigation
Main page
Recent changes
Random page
Help about MediaWiki
Special pages
WikiVerismo
Search
Search
Appearance
Create account
Log in
Personal tools
Create account
Log in
Pages for logged out editors
learn more
Contributions
Talk
Editing
I vecchi e i giovani
Page
Discussion
English
Read
Edit
View history
Tools
Tools
move to sidebar
hide
Actions
Read
Edit
View history
General
What links here
Related changes
Page information
Appearance
move to sidebar
hide
Warning:
You are not logged in. Your IP address will be publicly visible if you make any edits. If you
log in
or
create an account
, your edits will be attributed to your username, along with other benefits.
Anti-spam check. Do
not
fill this in!
<div style="width: 250px; float: right; margin-left: 1em; border: 1px solid #ccc; padding: 5px; background: #f9f9f9;"> {| style="width: 100%; margin-bottom: 5px; border-collapse: collapse;" |- ! style="background-color: #8B4513; color: white; text-align: center; padding: 5px;" | I vecchi e i giovani |} [[File:Images.jpg|240px|center|Copertina del manoscritto de ''I vecchi e i giovani'']] <div style="text-align: center; font-size: 0.9em; margin-bottom: 10px;">Copertina dell'originale de I vecchi e i giovani</div> {| class="wikitable" style="width: 100%; margin: 0;" |- ! style="width: 50%;" | Autore | style="width: 50%;" | Luigi Pirandello |- ! Data di pubblicazione | 1931 |- ! Genere | Romanzo storico |- ! Lingua | Italiano |- ! Ambientazione | Sicilia, 1893 |- ! Personaggi | * Caterina Lauretano; * Luca Lizio; * Nocio Pigna; * Mauro Mortara; * Marco Preola; * Aurelio Costa; * Nicoletta Spoto-Capolino; * Ignazio Capolino |} </div> '''''I vecchi e i giovani''''' è un romanzo scritto da Luigi Pirandello e pubblicato nel 1931.<br> Nella prima redazione dell'opera il romanzo non si presenta come un racconto delle vicende accadute nel 1893 e che hanno coinvolto Roma, Agrigento o la famiglia Laurentano, piuttosto esso offre un'interpretazione del Risorgimento che viene attuata da svariati personaggi e le conseguenze delle scelte compiute nel passato e quelle che potrebbero compiere nel futuro. I fatti che accadono vengono riferiti da personaggi che non vi hanno preso parte direttamente ma li hanno appresi tramite il racconto di altri. Tutto ciò costringe il lettore a ricostruire autonomamente il senso dell'opera il quale può tradursi in un non-senso o in un flusso di riflessioni ed eventi'''.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, Avellino, Edizioni Sinestesie 2020, pp. 28-29.</ref> ==La pubblicazione== Sebbene l'opera fosse stata annunciata molto tempo prima e l'idea del romanzo risalisse a un periodo compreso tra il 1894 e il 1896, essa fu pubblicata solo nel 1913 senza suscitare interesse né da parte del pubblico né da parte della critica. Riguardo i primi furono disinteressati a causa dell'ampiezza del romanzo e di conseguenza per la trama dispersiva che attaccava la borghesia, ovvero la maggior parte dei lettori, invece i secondi mostrarono una forte disattenzione per la difficoltà nel classificare l'opera, poiché la stessa risultava sia distante dalla produzione siciliana sia dai lavori riconducibili al filone 'pirandelliano'.<ref> Ivi, p. 7.</ref> Ad eccezione di Vincenzo Picardi il quale vedeva ''I vecchi e i giovani'' come romanzo corale capace di rappresentare la dolorosa realtà<ref>Cfr. V. Picardi, ''«I vecchi e i giovani» di Luigi Pirandello'', «Rassegna contemporanea», 1914, 1.</ref> invece Ettore Janni ne criticava la mancanza di un protagonista e la narrazione, frammentata in sequenze novellistiche.<ref>Cfr. E. Janni, ''In cerca del simbolo'', «Corriere della sera», 16 febbraio 1914.</ref> Il romanzo, infatti, deluse molto le aspettative di Pirandello il quale intendeva affidare a quest'opera la sua fama<ref>Cfr. P. M. Rosso Di San Secondo, ''Conversazioni letterarie. L’opera nuova di un umorista siciliano'', in ''Interviste a Pirandello. «Parole da dire, uomo, agli altri uomini»'', a cura di I. Pupo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002, pp. 99-106.</ref> ed inserirvi la sua visione storico-politica insieme ai ricordi familiari riguardanti il Risorgimento.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 7.</ref> <br> == La struttura del romanzo == Ciò che sicuramente colpisce di più del romanzo è la sua grandezza e al tempo stesso la sua ricercata simmetria strutturale: due parti di otto capitoli ciascuna, ambedue di estensione analoga. I capitoli sono divisi in paragrafi titolati: trentatré nella prima parte e trenta nella seconda. La mole e la struttura richiamano quella de '' I Viceré'' (tre parti di nove capitoli ciascuna, con la prima parte più ampia rispetto la seconda e la terza parte).<ref>Cfr. L. Pirandello, | Romanzi | 3 | ''I vecchi e i giovani,'' a cura di Aldo Maria Morace, Milano, Mondadori 2021. p. LXII.</ref> Infatti, in entrambi i romanzi vengono rappresentate tre generazioni di una famiglia aristocratica, in Pirandello però essa vive fuori dalla Storia e dal Potere.<ref>Cfr. A. M. Morace, ''Protostoria dei «Viceré», «Studi e problemi di critica testuale»,'' 101, dicembre 2020, pp. 67-113.</ref> Ciò che viene meno in Pirandello è l’impiego contemplativo o meramente decorativo del paesaggio: esso non mira a favorire l’immedesimazione ma piuttosto a generare uno straniamento conoscitivo, costituendo il nucleo da cui si sviluppano azione e personaggi. In contrasto con la rappresentazione mimetica e automatica dei realisti, la sobrietà espressiva di Pirandello e la funzione rarefatta e simbolica delle descrizioni segnano un rapporto inedito tra paesaggio e personaggio, elemento centrale della sua visione del reale, della sua poetica dello sguardo e del suo impulso sperimentale. Con un processo di trasformazione continua, il paesaggio diventa parte integrante della sua visione e della tecnica umoristica, fungendo da scena per un dramma simbolico.<ref> Cfr. L. Pirandello, | Romanzi | 3 | ''I vecchi e i giovani,'' cit., p. LXII.</ref> == La trama == L'opera ha inizio con una specifica descrizione della campagna agrigentina scossa da vento gelido e incessante pioggia.<ref> Cfr. C. Bronowski, Il caso-Sicilia nel romanzo storico-sociale I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello, in «Studia Romantica Posnaniensia», 49 (3), 2022, p. 67.</ref><br> <small>La pioggia, caduta a diluvio durante la notte scorsa, aveva reso impraticabile il lungo stradone, tutto a volte e risvolte, quasi in cerca di men faticose erte, di pendìi meno rapidi. [...] Piovigginava ancora a scosse, nell’alba livida, tra il vento che spirava gelido a raffiche da ponente. [...] dalle fosche ombre umide della notte tempestosa, pareva scorresse un lungo brivido, dalla città, fitta di case gialligne, alta e velata sul colle [....] fino al mar laggiù, torbido e rabbuffato. Pioggia e vento parevano un’ostinata crudeltà del cielo sopra la desolazione di quelle piagge estreme della Sicilia, su le quali Girgenti, nei resti miserabili della sua antichissima vita raccolti lassù, si levava silenziosa e attonita superstite nel vuoto d'un tempo senza vicende, nell'abbandono di una miseria senza riparo.</small><ref>M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., pp. 91-92.</ref><br> Il paesaggio viene personificato nella miseria degli abitanti di questa terra, è infatti il motivo per la quale viene maledetta dai contadini che vivono in Sicilia solo per necessità. Segue difatti un’attenta descrizione delle condizioni lavorative delle masse contadine, sottomesse all’autorità assoluta e incontrastata dei mezzadri di don Ippolito Laurentano, i quali si appropriano interamente del raccolto. Il narratore descrive la situazione dei lavoratori dello zolfo di Porto Empedocle che vengono trattati da schiavi a pesare e trasportare lo zolfo dalla mattina alla sera. Pertanto, la campagna non viene più percepita come luogo da lavorare e custodire, piuttosto da sfruttare e distruggere, rispecchiando il quadro feroce delle condizioni di vita, la miseria degli operai nelle miniere di zolfo e il problema della crisi economica dell’industria mineraria sicula.<ref>Cfr. R. Scrivano,“''I vecchi e i giovani”'' ''e la crisi delle ideologie,'' Milano: Mursia, 1992, pp. 41-66.</ref> L'unica della sua famiglia rimasta fedele agli ideali risorgimentali e non accettando l’unificazione nazionale è la figura di Caterina Laurentano, la quale prova a descrivere la complessa realtà del Sud Italia, segnata da miseria e ingiustizie, adottando un punto di vista originale e alternativo, che non si limita a denunciare la sofferenza ma che accenna in modo critico e consapevole alla più ampia questione meridionale, mettendo in luce le dinamiche storiche, sociali ed economiche che hanno contribuito a generare tale condizione:<ref>Cfr. V. Masiello, La ''mosca nella bottiglia. Introduzione alla lettura del Fu Mattia Pascal'', in ''Lo strappo nel cielo di ca''rta, a cura di N. Borsellino, Roma, Bulzoni 1988, pp. 72-82. </ref> <small>Povera isola, trattata come terra di conquista! Poveri isolani, trattati come barbari, che bisognava incivilire! Ed eran calati i ''Continentali'' a incivilirli: calate le soldatesche nuove, quella colonna infame comandata da un rinnegato, l’ungherese colonnello Eberhardt [...]; calati tutti gli scarti della burocrazia; e liti e duelli e scene selvagge; e la Prefettura del Medici, e i tribunali militari, e i furti, gli assassinii, le grassazioni, orditi ed eseguiti dalla nuova polizia [...]; e usurpazioni e truffe e concussioni e favori scandalosi e scandaloso sperpero del denaro pubblico; [...], e clientele spudorate e brogli elettorali;</small><ref> M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., pp. 188-189.</ref> La dura realtà ambientale e sociale si manifesta attraverso le vicende di vari personaggi, tra cui spiccano per rilievo Luca Lizio e Nocio Pigna, i due capi dei Fasci siciliani, chiamati propaganda e compagnia, i quali provano a convincere i lavoratori dello zolfo ad associarsi al fascio di lavoratori tremanti di freddo che si vedono simili agli alberi gocciolanti che si affacciano dai muri. Da questo punto di vista, il loro riconoscersi nel paesaggio, in particolare negli alberi e nella luce cupa, li conduce a una consapevolezza profonda della vanità delle loro fatiche.<ref>Cfr. R. Cavalluzzi, Pirandello: ''la'' ''soglia del nulla.'' Bari: Dedalo 2003, p. 17.</ref> Con una simmetrica corrispondenza strutturale si apre la seconda parte del romanzo pirandelliano il quale fa riferimento alla descrizione dell’ambiente romano che, immergendosi nel mondo politico della capitale d’Italia, diventa corrotto, confuso e alterato da diversi scandali finanziari. La doppia interpretazione dell’espressione metaforica che indica la pioggia di fango o il fango e il vento identifica la catastrofe come principio di caduta del governo, di distruzione totale della civiltà e del suo annullamento. Simbolico diventa anche il fango nel quale cade morto per sbaglio il vecchio ex garibaldino Mauro Mortara, il quale incarna gli ideali del passato e rappresenta la generazione dei vecchi. Difatti la sua morte, che avviene in circostanze singolari, rivela il brutto epilogo dell’Italia unita, sognata per tanti secoli dai patrioti di tre guerre di indipendenza. Un altro significato metaforico è dato dalla presentazione di Marco Prèola che incarna la violenza e la corruzione. Egli perde la sua connotazione umana e viene rappresentato come porco cretaceo infatti non a caso la sua figura emerge dal fango:<ref> Cfr. C. Bronowski, Il caso-Sicilia nel romanzo storico-sociale I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello, cit., p. 70.</ref> «che spesso vagava di notte come un cane randagio e spariva per due o tre giorni, finché non lo ritrovavano come una bestia morta, con la faccia per terra e la bava alla bocca».<ref> M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 106.</ref> Gli stessi ambienti diventano protagonisti indiscussi dell’opera pirandelliana nei quali si muovono tutte le vicende dei personaggi che iniziano a guardare dentro sé stessi e a intuire la vanità delle proprie illusioni, mettendo in dubbio il vero senso della vita in tono specificatamente umoristico. Lo stesso principe don Ippolito Laurentano, che in seguito all'unificazione del Regno d’Italia, rifiutando il presente si è rinchiuso nella sua villa, vivendo nel culto delle memorie luttuose, quelle del Regno borbonico e dell’antica Grecia.<ref>Cfr. V. Masiello, ''La mosca nella bottiglia,'' cit. pp. 76-82.</ref> Animati dallo stesso senso di sconforto e smarrimento, anche altri personaggi si lasciano attrarre dal richiamo della natura-madre, che li accoglie come in un abbraccio consolatorio. Tra questi vi è l’ingegnere Aurelio Costa, giovane trentenne, figlio di un umile solfataro, che dopo aver completato gli studi a Palermo e a Parigi, fa ritorno in Sicilia per assumere la direzione delle zolfare del Salvo, situate ad Aragona.<ref>Cfr. C. Bronowski, ''Il caso-Sicilia'' nel romanzo storico-sociale ''I vecchi e i giovani'' di Luigi Pirandello, cit., p. 71.</ref> Egli incontra, tuttavia, Nicoletta Spoto-Capolino, una donna ansiosa e avida. Il pensiero di trovare insieme a Nicoletta la sua terra promessa spinge Aurelio a fuggire con lei, nel desiderio di dare inizio a una nuova fase della vita, per sperimentare un’esistenza più autentica con una donna al proprio fianco. Tuttavia, l’amore tra Costa e Nicoletta, già moglie di un deputato del partito clericale, Ignazio Capolino, si trasformerà lentamente in un’amara esperienza. Infatti la sua situazione personale cambia, quando viene a Roma e presenta al Ministero un progetto di consorzio tra gli zolfatari siciliani scioperanti e lo Stato: si assiste ad una farsa tragica del destino umano, e allo stesso tempo a un lungo processo di scomposizione di questo personaggio che si disgrega; si corrompe il bello e il sublime con il ridicolo e il grottesco che si immedesima in Costa attraverso dei tormenti e dei travagli della coscienza che lo divorano. Un momento di massima tensione drammatica all’interno della rivolta dei Fasci siciliani si manifesta nel momento in cui Aurelio intraprende una vera e propria indagine esistenziale: abbandonato da ogni appoggio istituzionale e ignorato dal Sottosegretario del ministro, decide di rientrare a Girgenti con l’intento di mediare pacificamente tra la popolazione in agitazione. Tuttavia, nel tentativo di raggiungere Aragona per dialogare con gli operai, viene assalito da questi ultimi che, in preda alla furia, uccidono lui e la sua compagna, arrivando persino a bruciarne i corpi. In tale contesto, giustizia e libertà si rivelano valori estranei alla cultura dell’isola, soprattutto nei momenti in cui il popolo, sopraffatto dalla miseria e dalla delusione, si solleva in rivolta. L’episodio assume i contorni di un rito tragico e grottesco che simboleggia il lungo e complesso processo di riconciliazione e di ricerca di libertà tra le masse in sciopero e lo Stato. Aurelio, intrappolato tra i rigidi meccanismi economici dell’epoca e l’esasperazione del popolo siciliano, fallisce nella sua missione, pagando con la vita. Il romanzo si addentra nelle storie individuali dei personaggi, impregnate di elementi sociopolitici e toni umoristici, che contribuiscono alla loro trasformazione da semplici figure letterarie a vere e proprie identità narrative. Si delinea così la volontà di Pirandello di denunciare le ingiustizie sociali imposte dalle strutture della nuova Italia postunitaria degli ultimi decenni dell’Ottocento. In quest’opera, lo scrittore rovescia il tradizionale topos del locus amoenus, contrapponendogli un paesaggio siculo-romano raffigurato come ostile, selvaggio e inquietante, incarnazione del contrasto insanabile tra la natura e la condizione umana.<ref>Cfr. G. Petrone, ''Locus amoenus/locus horridus: due modi di pensare il bosco'', in «Aufidus», 5, 1988, pp. 3-18.</ref> ==Il realismo== Come aveva notato Benedetto Croce, l'elemento chiave per una corretta lettura e interpretazione del romanzo si fonda sull'adesione ai principi del realismo, poiché il critico riconosceva, all'interno del romanzo stesso, lo schema diffuso da Zola<ref> Cfr. B. Croce, ''La letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1940, vol. IV, p. 316.</ref> e il paragone operato con ''I Viceré'', opera di De Roberto. Anche se, Pirandello, a differenza di quanto riteneva Croce, non si limita a riprodurre lo schema zoliano ma contribuisce all'innovazione del romanzo.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 8.</ref> Di fatto, per comprendere la spinta creativa dello stesso è importante soffermarsi sul rapporto di Pirandello con il realismo italiano e francese e in particolar modo con lo scrittore, critico letterario e giornalista, Luigi Capuana.<ref>Cfr. P. M. Sipala, ''Capuana e Pirandello: storia e testi di una relazione letteraria'', Bonanno, Catania 1974.</ref> Per quanto concerne il realismo risulta significativa l'osservazione di Rapazzo, secondo cui: «il superamento del realismo sembra completo. Ma il paradosso sta nel fatto che esso rimane nella classica cornice, quella della narrazione in terza persona al tempo perfetto, quella del ritratto a tutto tondo che viene, tuttavia, scomposto e demolito nell’atto stesso della sua esposizione».<ref> F. Rapazzo, ''Delega narrativa (e oltranza linguistica) in ''I vecchi e i giovani di Pirandello, in ''Rappresentazioni narrative'', atti del convegno internazionale, Catania 4-7 ottobre 2020, Euno, Leonforte 2020 (in corso di stampa).</ref> In merito al rapporto tra Pirandello e Capuana, esso ebbe inizio nel 1894, quando dopo il soggiorno di studi a Bonn, Pirandello fece ritorno in Italia stabilendosi a Roma. Fu proprio nei salotti letterari della capitale che instaurò legami significativi con Ugo Fleres e, soprattutto, con Luigi Capuana. In maniera particolare, Capuana lo spronerà ad accantonare la poesia per dedicarsi alla prosa<ref>Cfr. P. M. Sipala, ''Capuana e Pirandello: storia e testi di una relazione letteraria'', cit. </ref> ed inoltre la frequentazione con lo scrittore mineolo porterà Pirandello ad avvicinarsi ai testi del naturalismo e ad una profonda riflessione sui problemi riconducibili alla teoria del romanzo.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 8.</ref> Rilevante è menzionare un saggio intitolato ''Arte e coscienza d'oggi'' che fu pubblicato su «La Nazione letteraria» nel 1893. Il saggio nasce come risposta ad un discorso sul diventare buoni e risulta essere un indizio della riflessione del ruolo dei vecchi e dei giovani alla base dell'omonimo romanzo e di altre opere. All'interno del saggio, infatti, emergono molte tematiche, tra cui la critica di carattere mistico adottata da vecchi autori, che sottintende la critica nei confronti della svolta simbolista di figure letterarie di rilievo, e la critica per l'inefficacia dei giovani privati dell'azione a causa dell'eroismo dei padri autorevoli.<ref>Ivi, p.10.</ref> Inoltre Pirandello metterà in luce i limiti del metodo naturalista<ref>Ivi, p.11.</ref> ed in particolare, in questo romanzo avviene la fusione tra tale metodo e quello psicologico.<ref>Ivi, p.14.</ref> D'altronde Giovanni Verga, in un'intervista rilasciata a Ugo Ojetti nel 1894, sottolineava la validità di entrambi i metodi, rimarcando come gli stessi potevano fondersi.<ref>Ivi, pp. 13-14.</ref> La presenza della tradizione naturalista emerge nella scelta attuata da Pirandello nel non inserire nel romanzo alcuna polemica nei confronti della manipolazione della verità operata dalla comunicazione di massa ma affronta il problema del rapporto tra la realtà e le sue possibilità di rappresentazione.<ref>Ivi, pp. 28-29.</ref> ==Procedimenti dostoevskijani== Pirandello adotta molteplici procedimenti che si allineano con la narrativa di Dostoevskij in cui le tesi e le idee dei personaggi vengono esposte tramite vicende romanzesche.<ref>Ivi, p. 27.</ref> Tra questi vi sono i momenti epifanici, presenti nel racconto, i quali rientrano nelle diverse forme di rappresentazione della coscienza, sperimentate da Pirandello, con l'obiettivo di mostrare la complessità del quotidiano. Essi si verificano nel corso di azioni insignificanti e sono percepite solo dal personaggio coinvolto, il quale generalmente non condivide con gli altri i propri accadimenti e pensieri. Ad esempio, nell'edizione Treves possiamo notare la presenza di un momento epifanico operata da Luca Lizio, un personaggio secondario, ed uno degli agitatori del fascio di Girgenti, del quale veniamo a conoscenza grazie all'esplicitazione del flusso del pensiero:<ref>Ivi, p. 25.</ref> <br> <small>Poc’anzi, tra quel fantoccio fuggito di là su la giumenta bianca e il Préola fermo più su ad aspettare con un ghigno rassegato su le labbra, aveva avuto lui stesso un’improvvisa e strana impressione di sé, che gli era penetrata fino a toccare e sommuovere dal fondo del suo essere un sentimento finora sconosciuto, quasi di stupore per tutti i suoi sdegni, per tutte le sue furie ardenti, che a un tratto gli s’erano scoperti, come da lontano, folli e vani, là in mezzo a quella scena di tanto squallore e di tanta desolazione. Nella magrezza miserabile del suo corpo tremante di freddo, e pur madido di un sudorino vischioso, si era veduto simile a quegli alberi, che s’affacciavano dalle muricce, stecchiti e gocciolanti. Gocciolavano anche a lui per il freddo la punta del naso e gli occhi, biavi, miopi dietro le lenti. Si era ristretto in sé; e, quasi quell’impressione, toccato il fondo del suo essere e vanita in quello stupore, gli si fosse ora serrata attorno, com’irta angustia, si era sentito tutto dolere: doler le tempie schiacciate, le aguzze sporgenze delle terga, su le quali la stoffa della giacchettina d’estate aveva preso il lustro, e i polsi scoperti dalle maniche troppo corte, e i piedi bagnati entro le scarpe rotte. E tutto ora gli pareva un di più, una soperchieria crudele: ogni nuova pettata di quello stradone divenuto una fiumara di creta; la cruda luce dell’alba che, non ostante la cupezza di quelle nuvole, si rifletteva su la motriglia e lo abbagliava; ma sopratutto la compagnia di quel tristo, da capo a piedi imbrattato di fango, fango fuori, fango dentro, che stuzzicava il Pigna a parlare. Egli, avvezzo ormai da tanti anni a star muto, provava uno stordimento a mano a mano più confuso per quel suo silenzio che, all’insaputa di tutti, si nutriva e s’accresceva dentro di lui di certe stravaganti impressioni, come quella di poc’anzi, ch’egli non avrebbe potuto esprimere neppure a sé stesso, se non a costo di togliere ogni credito e ogni fiducia all’opera sua.</small><ref>Ivi, pp. 114-115.</ref> <br> Di conseguenza, però, la scelta di non dare continuità alle epifanie condusse a ciò che Auerbach definisce<ref>Ivi, p. 27.</ref> «rappresentazione della coscienza pluripersonale»<ref>E. Auerbach, ''Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale'', Einaudi, Torino 2000, vol. II, p. 320. </ref>. Anche se, a differenza dei grandi romanzi del modernismo europeo, tale forma di rappresentazione rimane circoscritta, poiché coesiste con la rappresentazione delle relazioni tra i personaggi e dei rapporti che questi hanno con la realtà storica. A questo proposito, è bene sottolineare, come le azioni dei personaggi siano determinate dai rapporti e dagli eventi in cui sono coinvolti che li conducono a prendere posizioni indesiderate.<ref> Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 27.</ref> Infine, un altro tratto tipico dell’universo dostoevskijano è la monomania, presente in tutte le edizioni ma particolarmente evidente in Treves per la presenza dei flussi di coscienza, la quale viene descritta da Dolgorukij, protagonista del romanzo di Dostoevskij intitolato ''L'adoloscente'', nel seguente modo:<ref>Ivi, p. 32.</ref><br> <small>avendo nella mente qualcosa d’immobile, di abituale, di forte, di cui si è terribilmente occupati, pare quasi che ciò stesso ti allontani da tutto il mondo portandoti in un deserto, sicché tutto quel che accade passa solo di striscio, oltre l’essenziale. Persino le impressioni si ricevono erroneamente. E, inoltre, l’essenziale sta nel fatto che hai sempre una scusa. […] «Eh, io ho l’“idea”, e tutto il resto sono inezie»: ecco quello che sembrava mi dicessi. Anche se offendevano me, magari dolorosamente, me ne andavo offeso, poi a un tratto mi dicevo: «Eh, sono vile, ma ho pur tuttavia l’“idea”, e loro non lo sanno». L’“idea” mi consolava nell’onta e nella nullità, ma anche tutte le mie turpitudini parevano nascondersi sotto l’idea; essa, per così dire, alleviava tutto, ma offuscava tutto dinanzi a me.</small><ref>F. Dostoevskij, ''L’adolescente'', Rizzoli, Milano 2011, p. 152.</ref><br> Questo carattere si riscontra nella maggior parte dei personaggi de ''I vecchi e i giovani'' come ad esempio in Ippolito che cerca di non farsi influenzare dagli avvenimenti esterni ma viene comunque raggiunto dagli stessi attraverso i racconti degli ospiti, Donna Caterina vive invece come se fosse in un convento ed anche Don Cosmo vive distante. Tale carattere, però, emerge maggiormente nei personaggi che conducono esperimenti su sé stessi o sugli altri, al fine di mettere alla prova le proprie capacità e approfondire la conoscenza di sé stessi.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., pp. 32-33.</ref> In definitiva, il lascito più significativo dell'opera di Dostoevskij sulla poetica pirandelliana riguarda la riflessione sulla narrazione strutturata in maniera multifocale, la quale è in linea con la definizione proposta da Bachtin che ha l'obiettivo di intendere la polifonia come pluralità di voci. Pirandello, infatti, sperimenterà tale metodo nelle novelle del Novecento, tentando poi di applicarlo ne ''I vecchi e i giovani''.<ref>Ivi, p. 20.</ref> =La genesi del romanzo= Pirandello concepisce ''I vecchi e i giovani'' nel 1894 e a ridosso degli eventi storici che lo avevano ispirato, probabilmente per il desiderio dello stesso di comporre un trittico siciliano che includesse anche altre sue opere, quali ''L'esclusa'' e ''Il turno'', e tra il 1899 e il 1901 si protrae una fase di ideazione.<ref>Cfr. L. Pirandello, | Romanzi | 3 | ''I vecchi e i giovani'', cit., p. XIII.</ref> La prima pubblicazione del romanzo avvenne sulla rivista «Rassegna contemporanea» nel 1909. I materiali preparatori che la precedono mostrano una trama esile e lineare, distante dal risultato finale, in cui assumono un ruolo centrale lo scontro tra le generazioni e il fallimento degli ideali risorgimentali e socialisti. Tra questi materiali va osservato ''Traccia di lavoro'' databili tra il 1896 e il 1899 e conservati alla Houghton Library, in cui compaiono i protagonisti Mauro Mortara e Landino Laurentano, presentati in posizione antitetica: Mauro è rappresentato come custode del mito del Risorgimento, mentre Landino si pone come suo opposto, poiché è infervorato dalla causa socialista con la quale contamina le menti dei cittadini.<ref>Cfr. O. Frau, ''Per un manoscritto de I vecchi e i giovani'', in «Ariel. Quadrimestrale di drammaturgia dell'Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo», XVIII, gennaio-aprile 2003, pp. 123-151. </ref> Alla fine di questo materiale preparatorio Mauro e Landino vengono sconfitti dalle truppe nazionali poiché Mauro, identificato come plebeo durante un comizio a Favara, viene ucciso dalle stesse mentre Landino assiste impotente al fallimento della rivolta, promossa da lui medesimo. Analogamente si assiste anche alla morte di Ippolito, avvenuta dopo che egli stesso si era riappacificato con Don Francesco, suo fratello, per mezzo dell'intercessione del vescovo. Pertanto in ''Traccia di lavoro'' si può notare come Pirandello non racconti una vicenda storica ma piuttosto il rovello del suo tempo.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 52.</ref> Un altro materiale preparatorio è il ''Taccuino di Harvard'', i cui abbozzi, databili tra il 1899 e il 1900, risultano particolarmente ricchi e delineano il percorso elaborativo dello scrittore. E' rilevante osservare, come in questa fase, Pirandello introduce nuove modalità di lavoro creando situazioni, personaggi ed espressioni che vengono spostati da un testo all'altro, talvolta per svilupparsi ulteriormente, talvolta per rimanere invariati.<ref>Cfr. G. Macchia, ''Introduzione'', in L. Pirandello, ''Tutti i romanzi'', Milano, Mondadori, 1973, pp. XIII-XIV. </ref> Inoltre, una novità del ''Taccuino di Harvard'' è l'introduzione di Flaminio Salvo, la cui vicenda è delineata già negli appunti preparatori: egli era un proprietario delle zolfare ed un banchiere, la cui figlia è innamorata di un ingegnere. Quest'ultimo si rovina in seguito all'infatuazione per l'amante del capo.<ref>Cfr. L. Pirandello, ''Taccuino di Harvard'', a cura di O. Frau e C. Gragnani, Mondadori, Milano 2002, cc. 62r-v., pp. 118-119.</ref> In riferimento a ciò, è importante precisare che le vicende di Flaminio Salvo e dei personaggi non sono legati agli eventi narrati in ''Traccia di lavoro'' ma contribuiscono ad ampliare il quadro complessivo senza, però, amalgamarsi con esso.<ref> Cfr. O. Frau, ''Per un manoscritto de I vecchi e i giovani'', cit., p. 147.</ref> Ciò si spiega, probabilmente, con la consapevolezza da parte di Pirandello dell'assenza della borghesia nell'affresco sociale da lui delineato.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 56.</ref> La fase di ricerca di equilibrio tra le componenti destinate a dare vita a ''I vecchi e i giovani'' si concluse nel 1903, dopo la pubblicazione della novella ''Pianto segreto'', molto vicina al romanzo, la quale viene inserita come primo capitolo della seconda parte.<ref>Ivi, p. 59.</ref> Sarà l'incontro di Pirandello con Verga ad imprimere una spinta alla ripresa della composizione del romanzo.<ref>''Ibidem.''</ref> Aldo Morace, infatti, scrive: <small>La congiunzione imprevista e imprevedibile dell’incontro con Verga ha sicuramente esercitato una spinta nella ripresa del lavoro su ''I Vecchi e i Giovani'', ideato e abbozzato anni prima, ma che ora aveva anche – per l’omologia dell’ambientazione nel mondo delle zolfare, per la crudezza dei prodromi della lotta di classe e della problematica sociale – l’avallo autorevole di Verga, ad attestare quanto fosse stata lungimirante e preconizzante la scelta pirandelliana di allora.<ref>A. Morace, ''Introduzione'', in L. Pirandello, ''I vecchi e i giovani (1913)'', Mondadori, Milano 2018, p. XVII. </ref></small> Così Pirandello lavorerà al romanzo dal 1905 al 1909, annunciandone la pubblicazione sulla «Nuova Antologia» per poi apparire in «Rassegna contemporanea» nel 1909.<ref> Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 60.</ref> L'edizione in volume è stata oggetto di una revisione tramite riscrittura ed era stata ampliata, includendo quattro capitoli nella seconda parte del romanzo ed integrando il quarto.<ref>Cfr. L. Pirandello, | Romanzi | 3 | ''I vecchi e i giovani'', cit., p. XIII.</ref> Nel 1913 apparirà in volume presso Treves e nel 1911 dopo la pubblicazione di ''Suo marito'', Pirandello tornerà su ''I vecchi e i giovani'' per rielaborare il finale ed attuare una revisione. Ne sono testimonianza le diciassette carte autografe che conservano la riscrittura del primo capitolo. Il passaggio da ''Rassegna contemporanea'' a ''Treves'' porterà a equilibrare la struttura del racconto infatti, completato il quarto capitolo, Pirandello ne scriverà altri tre per creare una simmetria tra le due parti del romanzo. In maniera mirata in ''Rassegna contemporanea'' emerge l'atteggiamento polemico di Pirandello il quale nota il fallimento di ogni proposito dei padri a causa della corruzione della classe dirigente. In ''Treves'', invece, Pirandello orienta la scrittura verso una duplice direzione: da un lato si concentra sull'irruzione delle masse nella vita politica, dall'altro lato, sul piano letterario, simbolizza spazi e lingua.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., pp. 60-61.</ref> Inoltre dal passaggio da ''Rassegna contemporanea'' a ''Treves'' Pirandello apporta molteplici correzioni ad esempio vengono soppressi o edulcorati i luoghi che risultano essere più polemici, eliminata l'opposizione nord-sud, presente nell'edizione del 1931, ed i passaggi colloquiali che non si conciliavano con il registro alto.<ref>Ivi, p. 70.</ref> Infatti procedendo nei capitoli si nota come il lessico venga trasformato in parlato colto, soprattutto quando interviene il narratore, il quale funge da portavoce degli eventi. Invece, quando parla un personaggio, Pirandello mira a marcare l'individualità. E' come se, durante le revisioni, l'autore avesse accentuato la scrittura polifonica tripartita dando voce sia al poeta, sia al romanziere sia al drammaturgo.<ref> Cfr. L. Molino, ''Il parlato postrisorgimentale ne I vecchi e i giovani'', in «Annali della Fondazione Verga», n.s. 3, 2010, pp. 259-274: 263.</ref> Sarà, infine, con l'edizione del 1931 che verrà eliminato il patetico, presente nelle precedenti redazioni, e accentuato l'effetto umoristico.<ref>Cfr. M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, cit., p. 72.</ref> Tuttavia, quest'edizione non suscitò interesse poiché l'attenzione era rivolta al teatro pirandelliano.<ref>Cfr. L. Pirandello, | Romanzi | 3 | ''I vecchi e i giovani'', cit., p. XVI.</ref> ==Collegamenti esterni== https://www.pirandelloweb.com/i-vecchi-e-i-giovani/#google_vignette<br> https://liberliber.it/autori/autori-p/luigi-pirandello/i-vecchi-e-i-giovani/<br> https://archive.org/details/ivecchieigiovani00pirauoft/page/n7/mode/2up == Bibliografia == * E. Auerbach, ''Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale'', Einaudi, Torino 2000, vol. II, p. 320. * C. Bronowski, ''Il caso-Sicilia'' nel romanzo storico-sociale ''I vecchi e i giovani'' di Luigi Pirandello, in «Studia Romantica Posnaniensia», 49 (3), 2022, pp. 63-74. * B. Croce, ''La letteratura della nuova Italia'', Laterza, Bari 1940, vol. IV, p. 316. * R. Cavalluzzi, ''Pirandello: la soglia del nulla.'' Bari, Dedalo 2003, p. 17. * F. Dostoevskij, ''L’adolescente'', Rizzoli, Milano 2011, p. 152. * O. Frau, ''Per un manoscritto de I vecchi e i giovani'', in «Ariel. Quadrimestrale di drammaturgia dell'Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo», XVIII, gennaio-aprile 2003, pp. 123-151. * M. Giuffrida, Pirandello e ''I vecchi e i giovani'': l'officina del romanzo, Avellino, Edizioni Sinestesie 2020, pp. 1-85, 91-92-106-114-115-159-188-189. * E. Janni, ''In cerca del simbolo'', «Corriere della sera», 16 febbraio 1914. * G. Macchia, ''Introduzione'', in L. Pirandello, ''Tutti i romanzi'', Milano, Mondadori, 1973, pp. XIII-XIV. * V. Masiello, ''La mosca nella bottiglia. Introduzione alla lettura del Fu Mattia Pascal,'' in ''Lo strappo nel cielo di carta'', a cura di N. Borsellino, Roma, Bulzoni 1988, pp. 72-82. * L. Molino, ''Il parlato postrisorgimentale ne I vecchi e i giovani'', in «Annali della Fondazione Verga», n.s. 3, 2010, pp. 259-274: 263. * A. Morace, ''Introduzione'', in L. Pirandello, ''I vecchi e i giovani (1913)'', Mondadori, Milano 2018, p. XVII. *A. M. Morace, ''Protostoria dei «Viceré», «Studi e problemi di critica testuale»'', 101, dicembre 2020, pp. 67-113. * G. Petrone, Locus amoenus/locus horridus: due modi di pensare il bosco, in «Aufidus», 5, 1988, pp. 3-18. * V. Picardi, ''«I vecchi e i giovani» di Luigi Pirandello'', «Rassegna contemporanea», 1914, 1. * L. Pirandello, | Romanzi | 3 | ''I vecchi e i giovani'', a cura di Aldo Maria Morace, Milano, Mondadori, 2021, pp. XI-CXXXIX. * L. Pirandello, ''Taccuino di Harvard'', a cura di O. Frau e C. Gragnani, Mondadori, Milano 2002, cc. 62r-v., pp. 118-119. * F. Rapazzo, ''Delega narrativa (e oltranza linguistica) in'' I vecchi e i giovani di Pirandello, in ''Rappresentazioni narrative'', atti del convegno internazionale, Catania 4-7 ottobre 2020, Euno, Leonforte 2020 (in corso di stampa). * P. M. Rosso Di San Secondo, ''Conversazioni letterarie. L’opera nuova di un umorista siciliano, in Interviste a Pirandello. «Parole da dire, uomo, agli altri uomini»'', a cura di I. Pupo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002, pp. 99-106. *R. Scrivano,“I vecchi e i giovani” e la crisi delle ideologie, Milano, Mursia 1992 , pp. 41-66. * P. M. Sipala, ''Capuana e Pirandello: storia e testi di una relazione letteraria'', Bonanno, Catania 1974. ==Note==
Summary:
Please note that all contributions to WikiVerismo may be edited, altered, or removed by other contributors. If you do not want your writing to be edited mercilessly, then do not submit it here.
You are also promising us that you wrote this yourself, or copied it from a public domain or similar free resource (see
WikiVerismo:Copyrights
for details).
Do not submit copyrighted work without permission!
Cancel
Editing help
(opens in new window)
Search
Search
Editing
I vecchi e i giovani
Add topic