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== <big>Ricezione</big> == Nel 1879, secondo le previsioni di [https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Verga Giovanni Verga], ''Giacinta'' scatena uno scandalo letterario, fa «rumore e indiavolato». Il 25 giugno all’autore de La Nana, Emanuele Navarro della Miraglia, Capuana scrive: «vi mando la Giacinta. Se foste qui a sentire il coro d’indegnazione che essa ha sollevato fra i moralisti di professione, avreste pietà di me. Non mi raccapezzo più. O io ho perduto quel che si chiama il senso morale, o essi hanno torto. Io intanto continuo a credere ingenuamente d’aver fatto un libro morale! Che ne dite voi? Oggi o domani il Filippi mi crocifiggerà nella “Perseveranza”; domenica il Treves mi scomunicherà colla scomunica lata sententia nella [https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Illustrazione_Italiana “Ilustrazione italiana”]. Il [https://it.wikipedia.org/wiki/Federigo_Verdinois Verdinois] mi ha già scomunicato nel “Corriere del Mattino” di Napoli. Non lo crederete, eppure è vero, c’è stata gente a Torino che ha persuaso il Casanova, l’editore della Messalina, a levar della vetrina il mio volume perché licenzio! […] Non mi reta altro che vedere dei buoni intenzionati far bruciare il mio volume in piazza, per le mani del boia, e metter sotto processo il suo autore per attentato ai pubblici costumi». Se [https://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Treves Emilio Treves] definisce ''Giacinta'' «libro immondo», Giovanni Verga vuole sacrificata «la verità dell’analisi all’effetto drammatico», Emanuele Navarro della Miraglia rimprovera qualche frase «un po’ troppo sensuale» anzi «brutale», [https://it.wikipedia.org/wiki/Gerolamo_Rovetta Gerolamo Rovetta] osserva che «un po’ di morale non guaste né l’arte né il vero», [https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Arcoleo| Giorgio Arcoleo] avanza riserve «Giacinta non è volgare…ha un male di origine nell’idea fissa di resistere alla società», [https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Torre Andrea Torre] lo ritiene «il migliore dei romanzi contemporanei», Federico De Roberto parla di «derivazione», non «imitazione», dai narratori francesi, [https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pirandello Luigi Pirandello] lo giudica il «primo saggio di romanzo contemporaneo italiano».<ref>Introduzione a cura di Sarah Zappulla Muscarà in L. Capuana, ''Giacinta'', Mursia Tascabili, Milano, 1980, pp. 5-6.</ref> Ma le critiche non furono soltanto negative. Il più importante promotore di letteratura italiana in Germania, [https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Johann_Ludwig_Heyse Paul Heyse], giudicò positivamente ''Giacinta''<ref>A.Antonazzo, La copia di Paul Heyse della ''Giacinta'' di Capuana, pp.111-121</ref>. Il rapporto tra Heyse e lo scrittore era nato nel 77 quando egli, il più importante promotore di letteratura italiana in Germania, aveva letto alcuni racconti di Capuana e lo aveva invitato ad allontanarsi dai temi e dalle tendenze di Verga e accostarsi invece a Farina e Barilli abbandonando “la sfera di un’opprimente sensualità” in favore di “aria fresca”<ref>Ivi,p.113</ref>. Due anni dopo, in una lettera del 2 luglio 1879, Heyse ringrazia Capuana per avergli fatto recapitare una copia di Giacinta e, nel leggere l’opera, gli sembra che Capuana avesse seguito la via da lui indicata, cioè della vera bellezza che nasce dal connubio di poesia e morale<ref>Ivi,p.111</ref>. Nonostante avesse da obiettare per l’epilogo culminante con il suicidio della protagonista, Heyse elogia la scelta di staccarsi dagli scrittori mondani della [https://it.wikipedia.org/wiki/Scapigliatura Scapigliatura] per abbracciare una più ampia prospettiva culturale ed etica<ref>Ivi,p.114</ref>. Soddisfatto dalla reazione di Heyse, Capuana non fece alcuna precisazione al suo giudizio, anche perché aveva trovato una persona forte che lo avrebbe difeso dagli attacchi che stava ricevendo in Italia per lo scandalo provocato dal romanzo, al punto da chiedere subito al corrispondente il permesso di stampare la lettera in un opuscolo apologetico cui intendeva mettere mano ma che non vide mai la luce<ref>Ivi,p.114</ref>. Influenzato dal clima letterario dell’epoca umbertina, ''Giacinta'' – sulla scia delle [https://it.wikipedia.org/wiki/Darwinismo teorie darwiniste] e naturaliste – è incentrato sul caso fisio-patologico della protagonista, vittima delle convenzioni pseudo-morali e dei pettegolezzi. Romanzo caro a Luigi Capuana, fra la sua multiforme produzione, si pone come precursore dei romanzi moderni. ''Giacinta'' anticipa quindi le moderne figure femminili, incomprese, solitarie e, di conseguenza, escluse.
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