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== <big>Varianti d'autore</big> == Il lavoro di revisione di Capuana fu, dunque, lungo e complesso. Gli interventi, nel corso degli anni, furono numerosi così come si evince dalla tabella che segue: {| class="wikitable" style="float:center; margin: 0 0 1em 1em;" |- | style="text-align:center;" colspan ="3" | |- ! '''Fase''' | '''Periodo''' | '''Caratteristiche''' |- ! '''B (Prima ed.)''' | 1879 |Romanzo-manifesto, scientifico, denso di spiegazioni mediche |- ! '''B<sup>1<sup>''' | 1880 | Revisione immediata su copia a stampa, con note marginali (anche di amici) |- ! '''B<sup>2<sup>''' | 1881-82 | Grande travaglio: tagli drastici e riscrittura dei dialoghi |- ! '''B<sup>3<sup>''' | 1883-84 |Divisione in 3 parti. Il finale viene cambiato (Giacinta inizialmente sopravvive) |- ! '''B<sup>4<sup>'''/ G |1884-86 |Versione definitiva per Giannotta. Ritorno al suicidio. Stile asciutto e "verghiano" |- |} I cambiamenti tra l’edizione milanese di Brigola (B) del 1879 e l’edizione catanese di Giannotta (G) del 1886 – di cui si ha testimonianza dalla ''Confessione a Neera'' premessa alla terza edizione dell’89 e da alcune lettere che vanno dal ’79 all’86 agli amici [https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Alfredo_Cesareo Cesareo], Gianformaggio, [https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89douard_Rod Rod] e [https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_De_Roberto De Roberto] –sono stati analizzati da Matteo Durante nel suo saggio intitolato Tra prima e la seconda ''Giacinta'' di Capuana<ref>Tra la prima e la seconda ''Giacinta'' di Capuana pp.119-263</ref>. Si tratta di 234 fogli di vario formato, per lo più su una sola facciata e non sempre di facile lettura – a causa dei continui ripensamenti dello scrittore – a cui si aggiunge una copia dell’edizione Brigola, importante perché vi si registrano una serie di correzioni a mano di Capuana. Matteo Durante ha ricostruito il lavoro di revisione di Brigola dividendolo in 4 grandi fasi (B1, B2, B3 e B4) che ebbero una storia complicata testimoniata da lettere grazie alle quali si può tentare anche una datazione<ref>Ivi,p.200</ref>. '''B1''' è una copia di B con correzioni marginali e interlineari, con aggiunte ma anche eliminazioni di interi periodi o pagine che sono cassati tramite segni marcati di penna. Gli interventi più importanti – di lessico, sintassi e struttura del romanzo - sono inerenti ai cap. I-VI e X-XI quasi totalmente rielaborati; minori sono invece quelli dei cap. VII-VIII e rari nel caso dei capitoli IX e XII.<ref>Ivi,p.201-202</ref> [[File:B1.png|thumb|Revisione dei capitoli in B', Matteo Durante]] Su B1, molto probabilmente Capuana lavorò dall’estate 1879 a buona parte dell’81. Ciò si evince da uno scambio epistolare iniziato il 1° agosto del 79 con Gianformaggio, in cui Capuana comunicava l’ormai prossima “ristampa con correzioni e una prefazione” dell’opera. Da una lettera del Barone de Luca, si evince che sicuramente prima della fine dell’anno il lavoro doveva essere giunto alla prima compiuta definizione. Il Barone de Luca era stato il fautore dell’idea del romanzo grazie al racconto di un [https://it.wikipedia.org/wiki/Aneddoto aneddoto] mondano del 1875: proprio per questo motivo, in una lettera a Capuana del 13 gennaio 1880, dopo averlo ringraziato per avergli fatto leggere in anteprima quella che definisce “seconda edizione” – da un’analisi di Durante, sembra essere il testo di B1 – contesta alcune scelte narrative che si discostavano molto dall’aneddoto da lui raccontato; in modo specifico, De Luca critica aspramente la scena del personaggio Mochi "dentro e fuori il Veglione", sostenendo che tale scena "non à esistito" e che egli trova esteticamente "brutta" così come, aggiunge, “lo dice pure una nota in matita da me letta in margine”. Infatti, a pagina 337 di B1 (dove è descritta la scena) si leggono scritte a matita - sul margine destro la scritta “brutta” e, più sotto, “impossibile” (Il Barone contestava anche l'aver attribuito a Beppe la colpa dell'onta di Giacinta - invece che a Marulli padre - e riteneva inverosimile qualsiasi "barlume finale di resipiscenza o rimorso" nel dottor Gerace) – da una mano diversa da quella dello scrittore: probabilmente si trattava di un lettore che aveva letto prima di De Luca quella copia e ne aveva scritto tale commento. Ciò fa pensare che Capuana avesse fatto circolare il volume in una ristretta cerchia d’amici – sicuramente tra questi vi era Verga che in una lettera del 79 aveva definito quella scena “dura, dura, dura” – prima di pubblicare la nuova versione. A fine 1880, la Giacinta non era ancora stata ristampata; anzi, Capuana inserì altri interventi e modifiche a quel testo già rielaborato perché voleva maggiore coerenza ai canoni di poetica naturalista su cui rifletteva in quel periodo con Verga. Un nuovo e più grosso intervento si ha poi tra fine 80 e primo 81: sono eliminati molti brani di B in precedenza accolti in B1 e inseriti dei nuovi. '''B2.''' A fine 1881 Capuana comunica a Gianformaggio di aver “rifatto da cima a fondo” il romanzo aggiungendo, insieme alla lettera, alcuni fogli contenenti le “Osservazioni linguistiche” sulla Giacinta fatte dall’amico. Di B2 sono pervenuti 61 fogli (strisce di carta grigio chiaro) non legati tra loro, di mm. 285x105 (alcuni hanno altro formato a causa di ritagli e incollature di Capuana) e scritti, tranne tre, su entrambe le facciate. La numerazione è irregolare e indipendente sul [https://it.wikipedia.org/wiki/Recto_e_verso recto e sul verso], perché indipendenti sono i brani che si leggono sulle due facciate dei singoli fogli<ref>Ivi, p.205</ref>. Questi fogli documentano una nuova stesura del romanzo ripresa da testo base B1 con interventi non sempre facili da decifrare. Sono pervenuti solo 23 capitoli di cui alcuni incompleti. Da Durante si riprende la tavola dei capitoli superstiti<ref>Ivi,p.206</ref>: quelli segnalati tra parentesi tonda sono stati ricopiati interamente o, almeno, in parte ripresi nella [https://it.wikipedia.org/wiki/Struttura_narrativa struttura narrativa]. [[File:Capitoli B2.png|thumb|Revisione dei capitoli in B2, Matteo Durante]] Solo 32 fogli esibiscono sia su retro che su verso brani definitivi di B2 appartenenti però a capitoli diversi: la spiegazione sta nel fatto che Capuana scriveva un capitolo sul davanti e poi tempo dopo considerava quella parte "superata" o da rifare, ma invece di buttare il foglio, lo girava e scriveva un capitolo diverso sul dietro. Spesso il lato anteriore, infatti, è cassato, e cambia la numerazione dei capitoli (da numeri romani continui come XXXII a numeri bassi come III, IV, V). Questo ci dice che mentre scriveva sul retro, Capuana aveva deciso di dividere il romanzo in "Parti" (Prima Parte, Seconda Parte, ecc.), cosa che non aveva previsto quando aveva scritto sul davanti. In altri 23 fogli i brani di B2 sono posti solo sul verso, mentre il recto accoglie uno stadio testuale anteriore: 4 fogli (detti a1) ci tramandano frammenti di capitoli la cui stesura è successiva a B1 ma precede B2 e hanno numerazione diversa da quella degli stessi brani posti in B2; altri 19 fogli (detti a2) ci tramandano una brutta copia sul davanti e lo stesso testo scritto in bella sul retro. '''B3.''' Di B3 sono giunti 160 fogli compatti di qualità e dimensioni diverse, che documentano una nuova rielaborazione di B2. Sono eliminati gli ultimi capitoli della terza parte e vi sono molti ripensamenti e correzioni che evidenziano il continuo ritorno al testo dell’autore con la sua profonda incertezza stilistica. Le carte sono distinte in 3 gruppi: Il '''primo gruppo''' riguarda 34 fogli bianchi non rigati di carta dura (una falsa pergamena) di mm.267x189 sul cui margine destro sono incollate strisce di carta colorata identiche a quelle di a1, a2 e B2; di questi fogli, 30 sono incollati a due a due sul verso bianco e numerati da 2 a 31, 3 sono singoli uno è invece numerato 32 e mentre due di sono di dimensioni più piccole; infine un foglio è numerato 1 sul verso in cui ne è incollato un altro numerato anche 1 (appartengono però ad una redazione estranea a B3). Da questo gruppo di fogli si evince che Capuana lasciava il margine sinistro dei fogli bianchi libero per avere spazio per le correzioni dell'ultimo minuto. I primi capitoli sono quelli che lo hanno fatto soffrire di più. In alcuni fogli la vecchia versione è totalmente cancellata e riscritta da zero sul margine bianco, segno di insoddisfazione cronica. Il '''secondo gruppo''' comprende 120 fogli ed è il blocco più consistente inerente a capitoli I-XXIX. Ci mostra che il romanzo ha cambiato "scheletro" a metà dell’opera. Manca la pagina 91, ma il testo scorre bene. Questo ci dice che Capuana, nella fretta di numerare le pagine, ha saltato un numero. Capuana decide di dividere un capitolo in due creando un effetto domino: deve cambiare manualmente numero di tutti i capitoli successivi (il II diventa III, il XII diventa XIII…). Inoltre, in questo gruppo avviene il '''cambiamento strutturale definitivo'''. Capuana smette di numerare i capitoli in modo continuo e decide di dividere il libro in '''Tre Parti''': ad esempio i capitoli dal XV al XXIX sono rinumerati come "Capitolo I della Seconda Parte", e così via. È la struttura che leggiamo noi oggi. Il '''terzo gruppo''' riguarda 6 fogli protocollo diversi dagli altri. Capuana scrive su due colonne per foglio, metodo tipico di chi sta confrontando due versioni diverse o sta cercando di comprimere molto testo in poco spazio per revisionarlo meglio. Durante sostiene che questi fogli sono più vecchi rispetto al secondo gruppo, perché qui i capitoli XI e XII hanno ancora la numerazione originale, prima di essere "slittati" a causa dello sdoppiamento. L’esame di questo ricco materiale fa avanzare due ipotesi<ref>Ivi,p.208-210</ref>: # '''La fusione dei manoscritti''': la versione finale è nata solo da un'unione di B3 e i primi 37 fogli di B2 contenenti i capitoli I-IX che però non abbiamo perché B2 ci è giunto dal cap.X. L’ipotesi non viene messa in crisi dall’irregolarità della numerazione che si riscontra in B3 dopo i primi 32 fogli, anzi grazie ad essa acquista credito: un foglio di B3 porta il numero 28 che, secondo Durante, è un vecchio numero che apparteneva a B2. Ciò dimostra che Capuana ha riutilizzato pezzi di B2 dentro B3 dopo aver fatto una revisione "spietata" sui primi capitoli. # '''Il lavoro "a catena"'''. Il lavoro di Capuana è proceduto per gruppi di capitoli: da B1 (1ªedizione) passava a B2 (1ª revisione) e poi a B3 (revisione finale). La prova sta nel fatto che Capuana correggeva la divisione in "Parti" contemporaneamente su tutti i manoscritti che aveva sul tavolo, e usava il verso bianco dei fogli di B2 solo dopo che aveva già copiato il testo in B3. '''B4.''' Si giunge, dunque, a B4, cioè l’edizione Giannotta iniziata tra ottobre e novembre 84, dopo aver trovato finalmente l'accordo con l'editore. I primi 4 fogli di questa fase mostrano un inizio di capitolo scritto in bella copia per l’editore, che però diventa subito pieno di correzioni e ripensamenti. Capuana definisce questo lavoro il "quarto rimaneggiamento" che annulla i precedenti ed è incerto se inserire una nuova [https://it.wikipedia.org/wiki/Prefazione prefazione]. Ne scrive una (datata 8 novembre 1884) – che è un’integrazione tra quella vecchia del 79 e un resoconto del lungo lavoro di revisione – che non verrà mai stampata nella seconda edizione (G) restando come traccia manoscritta in B4. Anche la dedica a [https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89mile_Zola Émile Zola] è riscritta e modificata più volte, segno che il legame col maestro del Naturalismo francese era ancora forte, ma mediato da nuova consapevolezza. Il lavoro di ricopiatura si conclude a fine 1885. Durante sottolinea come la revisione formale sia stata influenzata dal "modello verghiano". Capuana abbandona lo stile descrittivo alla [https://it.wikipedia.org/wiki/Honor%C3%A9_de_Balzac Balzac] (troppo pesante e superficiale) per una narrazione più schiva, essenziale e coerente con la [https://it.wikipedia.org/wiki/Verismo poetica verista]<ref>Ivi,p.217</ref>. Quando, finalmente, esce terza edizione nell’89, la "tormentata storia" del romanzo si chiude ufficialmente: Capuana, infatti, non torna più sul testo<ref>Ivi, p.220</ref>. Capuana ha cambiato idea più volte anche sulla conclusione: nella prima fase, del 1879, Giacinta si suicida, ponendo dunque un finale melodrammatico forzato; nella seconda fase del febbraio 1884, Capuana scrive a Cesareo che aveva deciso di non far morire più Giacinta perché riteneva che così il personaggio fosse “più logico e più vero”. Infine nella fase tre del febbraio 1885, Capuana cambia nuovamente idea e scrive a Rod che alla fine "Giacinta non resiste al dolore e si avvelena". Torna quindi al suicidio, ma con una motivazione psicologica più profonda e meno "romanzesca" rispetto alla prima edizione<ref>Ivi, p.215-216</ref>. === La datazione del lavoro di revisione === Tramite le lettere e i giornali dell’epoca, Durante è riuscito a datare il lavoro di revisione dell’autore. A marzo 1881, Capuana inizia a riscrivere i primi 8 capitoli di B2, mentre per il resto del libro continua ad utilizzare l’edizione del 79, cioè B1, su cui inserisce le correzioni a penna. Tra 1881 e 1882 Capuana effettua delle correzioni su B2, dopo alcuni suggerimenti di natura linguistica di Gianformaggio. A Gennaio 1884, Capuana scrive a Cesareo e De Roberto che il manoscritto è “pronto da più di due anni” – quindi già nell’82 B3 era stato terminato – ma che continuava a effettuare delle modifiche. Tra 1884-85 vengono infine pubblicati in anteprima su riviste come "Preludio" e [https://it.wikipedia.org/wiki/La_Tribuna "La Tribuna"] alcuni capitoli quasi identici a B3. Anche quando il testo sembrava pronto, Capuana non resisteva alla tentazione di cambiare: Durante nota che i capitoli IX e X della Seconda Parte sono stati invertiti all'ultimo momento. I fogli (86-93), infatti, mostrano segni di incollature e ritagli. Persino tra la versione mandata ai giornali (1885) e il libro stampato (1886), ci sono piccole modifiche, segno del "continuo tornare" dello scrittore sul suo testo.
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