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== Don Licciu Papa == [[File:Novelle rusticane - 53.jpg|Novelle_rusticane_-_53]] La novella Don Licciu Papa appartiene alla piena stagione verista di Giovanni Verga e rientra nel nucleo centrale delle Novelle rusticane. Fu pubblicata per la prima volta nel 1882 in rivista (la «Rassegna settimanale di politica, scienze, lettere ed arti»), per poi confluire, l’anno successivo, nella raccolta Novelle rusticane del 1883. All’interno del volume, composto da dodici racconti, Don Licciu Papa è la terza novella della raccolta, contribuendo in modo significativo allo sviluppo dei temi della giustizia, del potere e del rapporto conflittuale tra classi subalterne e istituzioni, che attraversano l’intera opera . ==<big>Trama</big>== La novella è ambientata in un paese rurale siciliano e presenta una serie di episodi apparentemente autonomi ma uniti da un filo comune: la presenza di don Licciu Papa, sbirro e rappresentante della legge, che interviene ogni volta in nome della “Giustizia”. Il racconto si apre con l’episodio dell’acchiappaporci zio Masi, incaricato dal municipio di multare chi lascia animali liberi per strada. La cattura della porcellina di comare Santa scatena una reazione collettiva delle donne del vicinato, sedata solo dall’intervento autoritario di don Licciu Papa. La legge colpisce i poveri, mentre la protezione del barone consente di evitare conseguenze più gravi. Segue la vicenda di massaro Vito, contadino indebitato che, dopo una causa persa per la mezzeria, subisce il pignoramento della mula, unico strumento di lavoro. Anche qui la giustizia agisce formalmente corretta, ma sostanzialmente favorevole al ricco creditore. Il nucleo più drammatico riguarda curatolo Arcangelo, pastore poverissimo, costretto a cedere la propria casa al Reverendo e al barone dopo una lunga causa legale, logorato dalle spese e dall’impotenza. La figlia Nina resta nel paese per amore del “signorino”; il padre, disperato, lo aggredisce e viene condannato a cinque anni di carcere. La novella si chiude con una situazione di apparente ordine: i potenti ottengono ciò che vogliono, la giustizia ha “funzionato”, ma i deboli sono stati definitivamente sconfitti. ==<big>Personaggi</big>== '''• Don Licciu Papa''': È lo sbirro, incarnazione concreta della legge. Non è un individuo malvagio, ma un esecutore cieco e meccanico dell’autorità. Ripete ossessivamente “Largo alla Giustizia!”, formula vuota che sottolinea l’impersonalità e l’ingiustizia del sistema. '''• Zio Masi (l’acchiappaporci)''': Figura ambigua: povero come le vittime che colpisce, ma costretto a perseguitarle per sopravvivere. Rappresenta chi, pur appartenendo agli ultimi, diventa strumento dell’oppressione. ''' • Comare Santa''': Simbolo della miseria popolare: la porcellina è il suo unico capitale. La sua disperazione mette in luce la sproporzione tra la colpa e la pena. ''' • Massaro Vito''': Emblema del contadino onesto schiacciato dai debiti. Perde la mula e con essa la possibilità di lavorare, entrando in un circolo di miseria senza uscita. '''• Curatolo Arcangelo''': Personaggio tragico: incarna la resistenza inutile del povero contro i potenti. La sua ostinazione non è arroganza, ma disperato attaccamento alle proprie radici. ''' • Il barone e il Reverendo''': Rappresentano il potere economico e quello ecclesiastico, alleati nella sopraffazione. Usano la legge come strumento per legittimare i propri interessi. ''' • Nina''': Vittima silenziosa delle dinamiche sociali: il suo amore per il “signorino” non è romantico, ma segnato dalla dipendenza e dalla disuguaglianza. ==<big>Significato</big>== Don Licciu Papa si configura come una dura e lucida denuncia della giustizia di classe. Attraverso la vicenda narrata, Verga mostra come la legge, pur presentandosi formalmente uguale per tutti, finisca in realtà per tutelare sistematicamente i ricchi e i potenti, mentre per i poveri si traduce esclusivamente in uno strumento di repressione e di controllo. La giustizia non appare mai come un’istanza imparziale o morale, ma come un meccanismo distante, burocratico e ostile, che colpisce chi non possiede denaro, relazioni o protezioni. In questo senso, l’insegnamento della novella non è edificante né consolatorio, ma profondamente realistico e pessimista: chi appartiene agli strati più bassi della società è destinato a soccombere, e ogni tentativo di ribellione individuale non solo risulta inutile, ma spesso conduce a conseguenze ancora più gravi. Il racconto riflette pienamente la visione verghiana del mondo come una lotta incessante per la sopravvivenza, regolata da rapporti di forza immodificabili, in cui i più deboli vengono inevitabilmente schiacciati. Non vi è spazio per la giustizia ideale o per il riscatto morale: ciò che resta è la constatazione amara di un ordine sociale che si perpetua nella disuguaglianza e nell’ingiustizia. ==<big>Storia editoriale</big>== {| class="wikitable sortable" ! Testimonianza / Edizione ! Data ! Luogo / Supporto ! Titolo ! Posizione / Stato del testo ! Note filologiche |- | Stesura A | ante 1883 | Manoscritto | ''Don Licciu Papa'' | Prima redazione | Redazione originaria del racconto; base delle varianti registrate nell’apparato. |- | Prima pubblicazione a stampa | 1883 | Rivista «La Rassegna settimanale» | ''Don Licciu Papa'' | Prima uscita | Pubblicazione in rivista (Riv.); testo ancora non inserito in raccolta. |- | Edizione in volume | 1883 | Raccolta ''Novelle rusticane'' | ''Don Licciu Papa'' | Inserimento in raccolta | Inserito nella raccolta con assetto testuale stabilizzato; recepisce la lezione della stampa. |- | Ristampe successive | dal 1883 in poi | Edizioni in volume | ''Don Licciu Papa'' | Testo stabilizzato | Riproduzione del testo delle ''Novelle rusticane'', con minime varianti formali. |}<ref>G. Verga, Novelle rusticane, edizione critica a cura di Giorgio Forni - edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Novara, Interlinea, 2016, pp. 29-38.</ref> ==<big>Bibliografia</big>== * A. Casadei, M. Santagata, ''Manuale di letteratura italiana medievale e moderna'', Bari - Roma, Laterza, 2007. * G.Alfieri, ''Verga'', Roma, Salerno editrice, 2016. * G.Alfieri, ''Scrittura lenticolare e stile reticolare: cosa rivela l'Edizione Nazionale di Giovanni Verga'', in <<Oblio>>, X (2020), N.40. * G. Verga, ''Novelle rusticane'', a cura e con un saggio introduttivo di Luigi Russo, Firenze, Vallecchi editore, 1924. * G. Verga, ''Novelle rusticane'', edizione critica a cura di Giorgio Forni - edizione nazionale delle opere di Giovanni Verga, Novara, Interlinea, 2016. * G. Verga, ''Tutte le novelle'', Meridiani Mondadori, Milano, 2001. ==<big>Note</big>==
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