Berecche e la guerra
Berecche e la guerra è un racconto in otto capitoli pubblicato per la prima volta nel 1915 su Rassegna contemporanea. Nel 1934, il testo divenne parte integrante delle Novelle per un anno, pubblicate in XV volumi dal 1922 al 1937.
Temi centrali della novella sono la crisi delle certezze, il conflitto tra ideali e realtà, l'impatto psicologico della guerra.[1]
| Berecche e la guerra |
|---|
| Autore: Luigi Pirandello |
| Prima pubblicazione: 1915 |
| Genere: racconto |
| Ambientazione: Roma, 1914 |
Premessa dell'Autore a N14 (Bemporad, 1934)
[edit]«Raccolgo in questo XIV volume delle mie Novelle per un anno il racconto in otto capitoli Berecche e la guerra, scritto nei mesi che precedettero la nostra entrata nella guerra mondiale. Vi è rispecchiato il caso a cui assistetti, con meraviglia in principio e quasi con riso, poi von compassione, d'un uomo di studio educato, come tanti allora, alla tedesca, specialmente nelle discipline storiche e filologiche. La Germania, durante il lungo periodo dell'alleanza, era diventata per questi tali, non solo spiritualmente ma anche sentimentalmente, nell'intimità della loro vita, la patria ideale. Nella imminenza del nostro intervento contro di essa, promosso dalla parte più viva e sana del popolo italiano e poi seguito da tutta intera la Nazione, costoro si trovarono perciò come sperduti; e, costretti alla fine dalla forza stessa degli eventi a riaccogliere in sé la vera patria, patirono un dramma che mi parve, sotto quest'aspetto, degno d'essere rappresentato.»
Storia editoriale
[edit]Come accennato, Pirandello scrisse la novella nei mesi che precedettero l'entrata dell'Italia nella Prima guerra mondiale. Il testo fu pubblicato per la prima volta nel sulla rivista Il Marzocco (numero del 7 novembre 1915).

Successivamente, ancora nel 1917, l'Autore lo incluse nella raccolta E domani, lunedì... dell'editore Treves.
Nel 1919 il racconto fu pubblicato in volume autonomo presso l'editore Facchi di Milano.
L'edizione che fece la fortuna del testo è quella che fu pubblicata da Bemporad nel 1934 all'interno del XIV volume delle Novelle per un anno.
La versione definitiva del racconto è stata pubblicata nel 1975 nella collana I Meridiani di Mondadori, a cura di Giovanni Macchia che ne stilò l'apparato critico. [2]
Trama
[edit]SCENA I - La birreria
Il testo si apre con la descrizione luminosa di Roma a mezzogiorno. L'atmosfera della città, che brulica di vita e di colori, cozza con la descrizione dell’interno di una birreria. Il proprietario del locale, di origine tedesca, si mostra turbato dall'idea della guerra che incombe.
Federico Berecche, il protagonista, è un frequentatore abituale della birreria. Orgoglioso delle sue presunte origini tedesca, Berecche ha sempre esaltato le virtù germaniche e si mostra, in disaccordo con gli altri intellettuali presenti, assai offeso dalla scelta di neutralità adottata dal governo italiano. Sconfitto dalle argomentazioni dei compagni, l'uomo si licenzia bruscamente dalla compagnia per fare ritorno a casa.
SCENA II - Di sera, per via
Federico Berecche vive in una traversa isolata di via Nomentana, in una zona semirurale e silenziosa. La strada è poco illuminata, ma una Madonnina accesa ogni sera da tre zitelle dona alle strade un barlume di luce. La guerra incombente spinge Berecche a riflettere non solo sul futuro incerto degli equilibri globali, ma anche sul destino della propria famiglia. I grandi alberi lungo la via, immobili e insensibili, gli ricordano che ci sono cose che il conflitto non potrà comunque cambiare. Le certezze di Berecche iniziano a cedere, a confondersi: qualunque sia l’esito della guerra, nulla lenirà il rancore della moglie né il dolore che lui stesso prova nell'osservare la figlioletta cieca. Il fidanzato della maggiore tra le sue figlie è pronto a combattere per l’Italia, anche se questo significa andare contro i suoi fratelli arruolati per l’Austria. Berecche teme che anche il figlio Faustino si arruoli volontario e, per amore, si sente pronto a seguirlo, ma il pensiero lo spaventa. Davanti alla Madonnina, si scopre il capo e prega in silenzio.
SCENA III – La guerra sulla carta
Berecche, ormai anziano, osserva una carta geografica piena di bandierine colorate che rappresentano i paesi coinvolti nella Prima guerra mondiale. Questo gli fa riaffiorare un ricordo d’infanzia: quarant’anni prima, da bambino di nove anni, guardava suo padre e i suoi amici discutere animatamente della guerra franco-prussiana del 1870, segnando sulla carta le mosse degli eserciti con bandierine francesi e prussiane. Quel gioco di guerra, allora innocente e affascinante per il bambino, ora gli appare nella sua crudele realtà.
Berecche si rende conto, con stupore e amarezza, che i tedeschi — popolo che lui aveva ammirato per il rigore, la disciplina e il metodo — hanno davvero creduto di poter condurre la guerra come un gioco di bandierine, invadendo il Belgio e marciando sulla Francia con presunzione e brutalità.
La sua fede nella Germania “maestra di metodo e civiltà” crolla: ciò che egli aveva sempre ammirato come ordine e intelligenza si rivela ora bestialità e arroganza militare. Sconvolto, Berecche si sente tradito nei suoi ideali: ha costruito tutta la propria vita e il proprio pensiero sul modello tedesco, ma ora quella Germania “gigante” si rivela un mostro ottuso, un “bestione” che vuole schiacciare l’Europa. Il suo stupore si riassume in una parola ripetuta più volte:
“Incredibile! Incredibile!”
SCENA IV – La guerra in famiglia
Nel frattempo, la guerra entra tragicamente anche nella sua casa. Dalla sala da pranzo provengono urla e pianti: Berecche scopre che il fidanzato della figlia Carlotta, Gino Viesi, trentino (quindi suddito austriaco), ha ricevuto una lettera con la notizia che uno dei suoi fratelli è morto in Galizia e l’altro è disperso: entrambi richiamati dall’Austria a combattere.
Gino, disperato, accusa Berecche e tutti gli italiani di non capire il dramma dei trentini e triestini costretti a combattere per l’Austria, nemica dell’Italia. Rimprovera la neutralità italiana: mentre l’Italia resta a guardare, loro vengono mandati “al macello”. Berecche tenta di rispondergli con argomenti legali (“finché siete sotto l’Austria, essa ha diritto di richiamarvi”), ma il giovane lo travolge, accusandolo di giustificare il padrone che frusta gli schiavi.
Il conflitto si accende anche in famiglia: Berecche scopre che il figlio Faustino è andato per le strade di Roma con i dimostranti che gridano “Viva la Francia! Viva il Belgio!”; la moglie lo tratta come se fosse lui il responsabile di tutti i mali, solo perché tedescofilo.
Berecche, umiliato e sconvolto, si chiude nel suo studio: deve fingere ancora di credere nella Germania per conservare un po’ di autorità in casa, ma dentro è distrutto. La Germania, che per lui era stata un ideale di civiltà e metodo, ora gli appare infame e traditrice, responsabile non solo della guerra, ma anche della sua rovina morale e familiare. Nella sua impotenza, vorrebbe “tempestare di colpi di spillo” la Germania sulla carta geografica, simbolo della rabbia impotente di chi ha visto crollare ogni fede.
SCENA V - La guerra nel mondo
La narrazione si apre in un’atmosfera crepuscolare, segnata dal contrasto tra la quiete domestica e il turbamento interiore del personaggio. Berecche, rimasto solo nel suo studio, osserva dalla finestra la moglie e la figlia Margherita — cieca ma pura nella fede — recarsi alla novena per la morte imminente di papa Pio X. In questo gesto semplice e devoto, l’uomo avverte il conflitto tra la fede cieca della bambina e la propria ragione disincantata, incapace di abbandonarsi al sentimento religioso. Il dolore per la guerra che sconvolge l’Europa si intreccia al cordoglio per la morte del pontefice, simbolo della purezza spirituale ormai perduta. Berecche condanna la blasfemia di coloro che invocano Dio a giustificazione dei massacri, rivelando la propria crisi morale e intellettuale: la “ragione maledetta” lo separa dalla fede, impedendogli la consolazione del credere.
La tensione familiare si acuisce con il ritorno del figlio Faustino, arrestato durante una manifestazione contro la guerra e ora deciso a partire volontario per il fronte, spinto più dall’orgoglio ferito che da ideali patriottici. Il padre, sopraffatto dall’ira e dall’amarezza, rifiuta di incontrarlo, ma nel silenzio della notte, contemplando il cielo stellato, ritrova il distacco lucido del pensatore. Dalla prospettiva cosmica egli relativizza l’intera vicenda umana: la Terra è un “granellino infimo” nell’universo, e la guerra, pur immane, non sarà che una riga nella storia futura.
Nel finale, Berecche visita in silenzio la stanza del figlio addormentato e, con un’espressione ironica ma carica di commossa ambiguità (“Viva il Belgio… viva la Francia…”), suggella la propria rassegnata partecipazione al dramma collettivo.
SCENA VI - Il signor Livo Truppel
La narrazione si apre con la descrizione di Teutoma (Tonia), primogenita del professor Berecche, sposata da tre anni con Livo Truppel, un orologiaio svizzero-tedesco residente a Roma. Il signor Truppel, uomo pacifico e mite, è descritto come un individuo privo di passioni politiche e profondamente distaccato dalle identità nazionali. La sua vita si svolge serenamente tra il banco di lavoro e l’osservazione contemplativa del cielo, simbolo di un’armonia universale e atemporale.
La serenità dell’orologiaio è improvvisamente turbata da un episodio violento: durante una manifestazione patriottica, la sua bottega viene devastata da una folla inferocita che, confondendo il suo cognome tedesco con una presunta appartenenza al nemico, lo aggredisce simbolicamente. Truppel, attonito e impaurito, tenta invano di spiegare la propria estraneità ai fatti bellici e la sua lunga permanenza in Italia.
Il vero dramma nasce tuttavia dalla reazione del fratello di Livo, uomo impulsivo e collerico, che riconosce tra i dimostranti Faustino, il giovane cognato, e pretende da Livo un gesto di totale rottura con la famiglia della moglie, spingendolo addirittura a promettere che, qualora incontrasse il suocero, dopo averlo salutato, dovrà sputare in terra come segno di disprezzo. Livo, uomo buono e remissivo, acconsente per placare l’ira del fratello, ma resta intimamente angosciato da quel gesto che ripugna alla sua natura. Quando decide di recarsi segretamente in casa del suocero per evitare ulteriori conflitti, trova però la famiglia già sconvolta da un nuovo, inatteso motivo di turbamento, e preferisce allontanarsi senza farsi vedere.
SCENA VII - Berecche ragiona
Il capitolo si apre con la disperazione domestica nella casa dei Berecche, dopo la misteriosa scomparsa di Faustino e del suo amico Gino Viesi, avvenuta da sei giorni. La madre e la sorella Carlotta, travolte dal dolore, si abbandonano a scene di follia e di pianto, mentre il padre, pur profondamente scosso, mantiene un atteggiamento di apparente freddezza razionale. L’ambiente domestico, descritto con vivida intensità e realismo, riflette lo scompiglio emotivo dei personaggi: il dolore familiare si trasforma in spettacolo pubblico, osservato dai curiosi e banalizzato dai commenti del vicinato.
Berecche, ormai invecchiato di vent’anni in pochi giorni, si rifugia nel ragionamento come unica forma di difesa dal dolore. Egli proclama di “ragionare perfettamente”, persuaso che la lucidità intellettuale equivalga al controllo delle passioni. In un lungo monologo rivolto al medico Fongi, personaggio secondario e interlocutore silenzioso, Berecche elabora una giustificazione teorica della propria posizione morale e politica.
Si dichiara fautore della disciplina della vita, principio che identifica con la razionalità e il dominio della ragione sulla natura e sui sentimenti. In un primo momento, confessa di aver provato un moto di lealtà verso la Germania, nazione simbolo per lui di ordine e rigore morale; successivamente, afferma di aver soffocato anche tale sentimento, riconoscendo l’errore tedesco e l’esigenza per l’Italia di mantenersi neutrale. Tuttavia, il conflitto tra il “padre” e l’“uomo della ragione” permane: la fuga del figlio, interpretata come ribellione alla disciplina paterna, mina la sua costruzione intellettuale e lo conduce a una contraddizione insanabile.
Il dramma raggiunge il culmine quando Fongi annuncia di aver ricevuto una lettera da Faustino, scritta da Nizza. Nella missiva, il giovane spiega le ragioni della sua partenza: non combatte per la Francia, ma per dimostrare che in Italia esiste ancora una gioventù capace di agire per ideali e non per calcolo o prudenza. Attraverso la metafora dell’“Italia come una vecchia serva decaduta”, Faustino denuncia l’inerzia morale e politica del Paese e contrappone alla mediocrità del presente la generosità e la purezza del sacrificio.
La lettera provoca una catarsi collettiva: la famiglia, fino a quel momento lacerata da urla e accuse, si ritrova unita nel pianto. Perfino Berecche, che aveva cercato rifugio nella ragione, cede finalmente all’emozione, abbraccia la moglie e si abbandona al dolore autentico. Il capitolo si chiude con la commozione generale e con l’esclamazione di Fongi, che definisce la lettera “nobilissima”, suggellando la riconciliazione tra il sentimento e la ragione.
SCENA VIII - Al bujo
All’inizio del brano, Berecche, in segreto e con fare misterioso, incarica il guardiano della villetta di procurargli un cavallo da sella. L’uomo, serio e stimato, agisce con circospezione per evitare che la sua famiglia o i conoscenti vengano a sapere della sua decisione. Rientrato nello studio, prepara una domanda indirizzata al Ministero della Guerra, intenzionato ad arruolarsi come volontario, nonostante l’età avanzata (cinquantatré anni) e la salute precaria. La decisione nasce da un impulso irrazionale e idealistico: Berecche, sconvolto dalla partecipazione del figlio Faustino alla guerra e dal crollo delle sue certezze intellettuali, vuole anche lui “andare in guerra”, riscattando così la propria impotenza morale e il proprio isolamento.
La sua preparazione al servizio militare assume tratti grotteschi e patetici. Si dedica con fervore autodidattico allo studio dell’equitazione, consultando un manuale Hoepli, e il giorno successivo si presenta in una cavallerizza per un “corso accelerato”. Qui il contrasto tra l’entusiasmo visionario di Berecche e la realtà fisica della sua età e inesperienza produce una scena fortemente ironica: l’uomo, goffo e ostinato, tenta di cavalcare “all’inglese”, cade rovinosamente e si ferisce gravemente alla testa.
Trasportato al Policlinico e poi ricondotto a casa, Berecche, con la fronte fasciata e gli occhi bendati, giustifica l’accaduto come una semplice “caduta”, evitando di rivelare la verità alla moglie e alle figlie. L’immagine finale, in cui egli stringe al petto la piccola Margheritina – cieca e silenziosa – assume una forte valenza simbolica: il buio della figlia diventa metafora della condizione umana e del proprio stesso destino. Nel buio della coscienza e dell’esistenza, tutto perde senso; la guerra, la storia, la ragione si dissolvono nell’assurdità e nella sofferenza universale.
La conclusione, con l’amara invocazione “E di questo, figliuola mia, di tutto questo, siano rese grazie alla Germania!”, riassume l’ironia tragica del racconto. Berecche, che all’inizio del ciclo era difensore della cultura tedesca e della razionalità, riconosce ora nell’orrore della guerra e nella cecità del mondo la sconfitta definitiva della ragione.
Varianti e apparato critico
[edit]Per uno studio approfondito delle varianti, si rimanda all'edizione Mondadori delle Novelle per un anno a cura di M. Lo Vecchio-Musti (I Meridiani, 1986), che riporta le differenze fra la versione apparsa su Il Marzocco, quella del 1917 e quella definitiva del 1934.
Consigliati sono anche il manuali: - S. Zappulla Muscarà (a cura di), Pirandello. Novelle per un anno. Edizione critica, Salvatore Sciascia Editore, 1993. -L. Baldacci, Le novelle di Pirandello, Sansoni, 1974.
Lingua e stile
[edit]Il testo presenta un italiano medio e colloquiale, atto a imitare il linguaggio parlato in linea coi principi promossi dal Realismo.
La struttura dominante è quella di una narrazione discorsiva, spesso incentrata sul principio dialogico della conversazione.
Pirandello sembra nutrire una certa fiducia sia nell'uso critico del linguaggio che nella sua assunzione argomentativa, messa in campo per sostenere una tesi di parte che viene via via smontata nelle sezioni successive alla prima.
Costante strutturale è di fatto la varietà e la mobilità dei punti di vista adottati: la stesura mira a mettere in rilievo l'apertura, la problematicità e l'aspetto processuale di una ricerca in corso.
I personaggi sono individuabili a partire dalla loro accettazione di una comune visione del mondo. L'autore rivela un'estrema attenzione nel rendere fedelmente i segni di una comunità, i modi e la mimica con cui si riconoscere il corpo sociale romano.
L'atmosfera, soprattutto nella seconda parte del racconto, è onirica, a tratti straniante. Una malinconia di fondo avvolge l'intera narrazione.
Con Berecche emergono nella letteratura italiana alcuni dei caratteri fondamentali della ricerca dell'avanguardia europea del primo Novecento: la crisi delle ideologie e il conseguente relativismo, la tendenza alla scomposizione e la deformazione grottesca ed espressionistica.
Collegamenti letterari
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Punti di contatto si riscontrano tra La coscienza di Zeno di Italo Svevo e la vicenda di Berecche narrata da Pirandello: entrambi i racconti alludono alla crisi dell'identità intellettuale e alla conseguente incapacità di scegliere e di agire. L'ironia tragica dei personaggi resta una costante.
In antitesi, le opere di Gabriele D’Annunzio esaltano l’identità nazionale e la guerra intesa come atto eroico. Il Superuomo dannunziano non soffre incertezze, tentennamenti e contrasti, ragion per cui risulta per contrasto paragonabile sia a Berecche che a Zeno.
Con l'Eugenio Montale degli Ossi di seppia, Berecche condivide il senso di vuoto (che Montale definisce “male di vivere”) e la disillusione verso l’ordine del mondo.
Edizioni consigliate
[edit]Novelle per un anno, opera integrale:
- L. Pirandello, Novelle per un anno, a cura di Mario Costanzo, Prefazione di Giovanni Macchia, I Meridiani 2
volumi, Arnoldo Mondadori, Milano, 1987, ISBN 88-04-21192-X - L. Pirandello, Novelle per un anno, a cura di S. Campailla, Newton Compton, Grandi tascabili economici. I mammut, Roma 2011 ISBN 9788854136601
- L. Pirandello, Tutte le novelle, vol. I, II, III, a cura di Lucio Lugnani, Rizzoli, Classici moderni BUR, Milano 2007.
- L. Pirandello, Novelle per un anno, vol. I, II, III, a cura di Pietro Gibellini, Scholé, Brescia, 2024 ISBN 9788828406419
Berecche e la guerra, racconto autonomo: - L. Pirandello, Berecche e la guerra, Oscar Mondadori 1981.
Bibliografia
[edit]- A. Gianni, M. Balestreri, A. Pasquali. Antologia della letteratura italiana III. Casa editrice G. D'Anna, 1964.
- Enciclopedia Motta. Volume XI. Federico Motta editore, 1968.
- N. Sapegno. Disegno storico della letteratura italiana. La Nuova Italia, 1975.
- Giovanni Macchia, Premessa a Novelle per un anno di Luigi Pirandello, a cura di Mario Costanzo, Collana I meridiani di Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1985.
- S. Guglielmino. Guida al Novecento: profilo letterario e antologia. Principato Editore Milano, 1986.
Sitografia
[edit]- Edizione Nazionale dell'Opera Omnia di Luigi Pirandello: https://www.pirandellonazionale.it/ (consultato il 12/01/2026).
- Edizione Digitale dell'Opera Omnia di Luigi Pirandello: https://projects.dharc.unibo.it/knot/view-pirandello-opera-project (consultato il 12/01/2026).
- PirandelloWeb: https://www.pirandelloweb.com/ (consultato il 12/01/2026); Berecche e la guerra: https://www.pirandelloweb.com/berecche-e-la-guerra/ (consultato il 12/01/2026)
Collegamenti esterni
[edit]Audiolettura: https://youtu.be/i6_2OEabFSY Edizione digitale dell'Opera omnia di Luigi Pirandello: http://www.pirandellonazionale.it/ P. Sichera, Pirandello Nazionale: per un nuovo modello di edizione digitale, collaborativa e integrata: https://iris.cnr.it/handle/20.500.14243/536122 (consultato il 12/01/2026).
Note
[edit]- ↑ Enciclopedia Motta. Volume XI. Federico Motta editore, 1968.
- ↑ P. Sichera, Pirandello Nazionale: per un nuovo modello di edizione digitale, collaborativa e integrata: https://iris.cnr.it/handle/20.500.14243/536122 (consultato il 09/11/2025).
- ↑ Quanto riportato nel paragrafo in questione si deve non alla consultazione diretta dei manuali ma al gentile suggerimento dell'amministratore della pagina Facebook PirandelloWeb (www.pirandelloweb.com). Segue il link per accedere al post di riferimento: https://www.facebook.com/share/p/17Ys4fmSRA/ (link consultato il 12/12/2025).
- ↑ Giovanni Macchia, Premessa a Novelle per un anno di Luigi Pirandello, a cura di Mario Costanzo, Collana I meridiani di Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1985.