Al veglione
Al veglione è una novella di Giovanni Verga pubblicata per la prima volta nel 1883 all’interno della raccolta Per le vie. Essa rappresenta un esempio significativo della ricerca verista dell’autore, orientata alla registrazione oggettiva della vita quotidiana e delle disuguaglianze sociali.
La narrazione si svolge durante un veglione di Carnevale a teatro e segue le vicende di Pinella, un cameriere povero che, mentre porta delle bottiglie di champagne nel palco di una contessa, osserva dall’esterno la vivace e sfavillante festa dei ricchi. Attraverso lo sguardo di Pinella, Verga offre un ritratto critico della società urbana di fine Ottocento, mettendo in evidenza il contrasto tra lo spreco di denaro dei benestanti e le condizioni di miseria e stenti in cui vivono i meno abbienti: l’ansia di Pinella di recuperare qualche avanzo per sfamare la propria famiglia genera un effetto di pietà e riflessione nel lettore.
Storia del testo
[edit]La novella Al veglione è l’unica della raccolta ad essere stata pubblicata per la prima volta in volume; forse è proprio questa novella quella inedita promessa da Verga in una lettera a Emilio Treves del 24 marzo 1882:
- «[...] piuttosto scriverò apposta per la vostra Illustrazione [popolare] una novella, se volete, e l’avrete inedita» [1]
Ci è pervenuto un solo manoscritto A, chiamato “catanese” (B.U.C., Ms. U. 239.270). Quest’ultimo è costituito da un doppio foglio protocollo a righe (formato cm. 21x31), che è contenuto all’interno di un doppio foglio protocollo a righe di formato più piccolo (circa cm. 21x28,5): sulla prima pagina al centro è vergata la scritta Al veglione, non autografa; le quattro facciate sono numerate da 1 a 4 e si presentano caratterizzate dal solito inchiostro viola utilizzato da Verga. Il manoscritto ci è pervenuto mutilo dell’ultima parte, per questa ragione la novella sembra interrompersi bruscamente. Solo dopo la prima apparizione in volume (Tr) la novella è stata pubblicata in rivista il 24 febbraio 1884 ("Illustrazione popolare"). «La stampa in rivista discende direttamente da Tr, da cui differisce solo per pochi accidentali. Mancano elementi che indichino se essa fu rivista personalmente da Verga»[2]
Trama
[edit]La novella è narrata attraverso il punto di vista di Pinella, un cameriere che presta servizio in un teatro durante il veglione di Carnevale. Fin dalle prime pagine, Verga insiste sul netto contrasto sociale che domina la scena: da un lato l’opulenza dei nobili e dei borghesi sistemati nei palchi e in platea, intenti a divertirsi, a bere champagne e a consumare cibo in abbondanza, spesso sprecandolo o mostrando persino noia, dall’altro la condizione di estrema precarietà dei camerieri, che rappresentano il mondo dei poveri costretti a osservare quella ricchezza solo dall’esterno.
- «Verga è troppo attratto dallo spettacolo del mondo elegante e cede egli stesso alla tentazione di osservarlo da vicino, proprio come Pinella. Solo che egli non è Pinella, e non può parlare col suo linguaggio, così, dopo qualche tentativo di entrare nella pelle del suo personaggio, si mette a guardare per conto suo e non si cura neanche più di mascherare la sua accesa curiosità» [3]
La vicenda prende avvio proprio con la decisione di Pinella di attendere che il palco da lui servito si svuoti, nella speranza di poter recuperare qualche avanzo delle numerose bottiglie di champagne ordinate e non consumate. La sua convinzione nasce dalla consapevolezza della miseria in cui versa la sua famiglia: il salario non è più sufficiente e nemmeno il contributo economico della figlia, costretta a vendere paralumi, basta a garantire la sopravvivenza quotidiana. A rendere la situazione ancora più drammatica interviene la malattia della moglie, aggravata dal freddo patito mentre vendeva caffè nella galleria del teatro. Attraverso lo sguardo di Pinella, Verga costruisce così un quadro realistico e impietoso della società urbana ottocentesca, in cui lo sfarzo e l’indifferenza dei ceti privilegiati convivono con la fame e la sofferenza dei più deboli, senza possibilità di comunicazione o riscatto. La novella presenta inoltre una struttura aperta e apparentemente inconclusa: il racconto si interrompe senza una vera risoluzione narrativa, lasciando il destino di Pinella sospeso. Questa sensazione di incompiutezza è dovuta al fatto che il manoscritto risulta mutilo, e il testo giunto fino a noi è privo della parte finale. L’assenza di una conclusione rafforza tuttavia l’effetto realistico della narrazione, poiché rispecchia l’immutabilità della condizione di miseria del protagonista, destinata a protrarsi senza catarsi né riscatto, in piena coerenza con la poetica verista di Verga.
Personaggi
[edit]Verga non presenta dei personaggi con biografie e nomi completi: molti di loro sono tratteggiati rapidamente o emergono come presenze fugaci all’interno della folla del veglione. Questa scelta risponde pienamente alla poetica verista, orientata a una rappresentazione impersonale e oggettiva della realtà sociale, in cui l’individuo tende a dissolversi nel quadro corale dell’ambiente urbano.
- Pinella: protagonista e narratore in prima persona, cameriere che lavora al teatro durante il veglione e spera di poter portare a casa qualche avanzo di champagne per la sua famiglia;
- Luisina: la moglie di Pinella, malata e provata dal freddo perché costretta a vendere caffè sotto la galleria del teatro per qualche spicciolo;
- Carlotta: la figlia di Pinella, giovane donna che vende paralumi per aiutare la famiglia; è spesso richiamata nei pensieri di Pinella;
- Servitori nel teatro (col “faccione da prete” e altri): colleghi di Pinella, anch’essi in livrea, che appaiono mentre si spargono fuori e dentro il palco;
- La contessa: nobildonna nel palco a cui Pinella porta le bottiglie di champagne;
- Donne e signori nel palco: vari personaggi benestanti che si divertono oppure si annoiano durante la festa;
- La ragazza vivace sul parapetto e il giovane con la “sposa” in seconda fila: comparse che contribuiscono alla vivacità caotica della festa.
Bibliografia
[edit]G. Verga, Per le vie, edizione critica a cura di R. Morabito, Firenze, Le Monnier, 2003
F. Ferrucci, I racconti milanesi del Verga in “Italica”, vol. 44, no.2, 1997