Jump to content
Main menu
Main menu
move to sidebar
hide
Navigation
Main page
Recent changes
Random page
Help about MediaWiki
Special pages
WikiVerismo
Search
Search
Appearance
Create account
Log in
Personal tools
Create account
Log in
Pages for logged out editors
learn more
Contributions
Talk
Editing
Adorata
(section)
Page
Discussion
English
Read
Edit
View history
Tools
Tools
move to sidebar
hide
Actions
Read
Edit
View history
General
What links here
Related changes
Page information
Appearance
move to sidebar
hide
Warning:
You are not logged in. Your IP address will be publicly visible if you make any edits. If you
log in
or
create an account
, your edits will be attributed to your username, along with other benefits.
Anti-spam check. Do
not
fill this in!
==Analisi== La novella Adorata rappresenta una forma di patologia della passione basata non sull’eccesso di sentimento reciproco, ma sull’assenza di reciprocità. L’amore non si configura come scambio, ma come culto unilaterale, che degenera progressivamente in [https://w.wiki/HRn5 ossessione]. Capuana costruisce la narrazione attorno a una coppia asimmetrica: Cristina è fredda, altero e impenetrabile, mentre Enrico si consuma interiormente, travolto da desiderio, frustrazione e rovina materiale. Fin dalle prime pagine Cristina appare come una figura che si offre allo sguardo senza mai concedersi davvero. Mentre si prepara davanti allo specchio, è descritta “seria, attenta, quasi studiasse i gesti e le mosse per una rappresentazione teatrale”, come se la sua identità fosse costruita per essere vista, non condivisa. Enrico tenta un gesto di intimità, ma viene respinto: «Vuoi brancicarmi il vestito?».<ref> L. Capuana, ''Le Appassionate'', Giannotta, Catania, 1893, cit. p. 330.</ref> La bellezza di Cristina, fissata nei tratti “degli occhi nerissimi” e delle “labbra tumide e sanguigne”, non è promessa di calore, ma affermazione di distanza. La psicopatologia passionale emerge chiaramente nella trasformazione dell’amore di Enrico in adorazione: egli “più che amarla, egli l’adorava”.<ref>Ivi, p. 330.</ref> L’adorazione implica una gerarchia e un rapporto di sudditanza, in cui il rifiuto rafforza il desiderio. Capuana descrive la contraddizione di Enrico: “Tale possesso, che non era possesso, gliela rendeva più cara”. L’intimità coniugale non produce fusione, ma frustrazione, perché Cristina “si concedeva superbamente incurante, perchè non poteva farne a meno, perchè doveva essere così”. Per ottenere una risposta affettiva, Enrico ricorre a regali e sacrifici materiali; la donna rimane perlopiù fredda, ma ogni piccolo segno di attenzione alimenta la speranza e rinforza la dipendenza emotiva del marito: “ad ogni incalzante regalo di un paio di buccole, d’un anello, d’un braccialetto, usciva così a un tratto, sebbene per poco, da quel suo contegno d’altiera riserva”.<ref>Ivi, p. 335.</ref> Cristina resta priva di una vera interiorità narrata; il suo mondo interno affiora solo in forma di capriccio o vaga insoddisfazione. La donna appare come una “statua vivente”, il cui potere deriva proprio dall’indecifrabilità del suo comportamento. Enrico giustifica questa condizione con la frase: «È fatta a questo modo: bisogna amarla qual è!».<ref>Ivi, p. 340.</ref> Capuana utilizza la ripetizione e [https://w.wiki/HRn9 l’iterazione] per rappresentare l’ossessione di Enrico; espressioni come “Sempre così!” riflettono il circolo vizioso dei suoi pensieri. La [https://w.wiki/HRHB focalizzazione] è quasi interamente su di lui: il lettore segue ansie, calcoli e autoinganni, mentre Cristina resta osservata dall’esterno. Le scene notturne mostrano il punto più alto della nevrosi: Enrico, incapace di dormire, ascolta il respiro della moglie e verifica ossessivamente la presenza del cuore: «Non batte un cuore dentro quel seno?».<ref>Ibidem</ref> Questo desiderio di certezza diventa impulso distruttivo, arrestato solo all’inizio dell’azione. Nel finale, Cristina resta fredda di fronte alla malattia del marito e mostra preoccupazione solo per la possibile perdita dei beni materiali: «Che posso fare?».<ref>Ivi, p. 349.</ref> Enrico muore cercando ancora con lo sguardo la figura adorata, senza pronunciare il suo nome. La novella chiude senza attribuire la rovina a fattori sociali; l’adorazione viene presentata come forma estrema dell’amore, patologia che consuma chi la pratica e lascia intatto l’oggetto del culto.
Summary:
Please note that all contributions to WikiVerismo may be edited, altered, or removed by other contributors. If you do not want your writing to be edited mercilessly, then do not submit it here.
You are also promising us that you wrote this yourself, or copied it from a public domain or similar free resource (see
WikiVerismo:Copyrights
for details).
Do not submit copyrighted work without permission!
Cancel
Editing help
(opens in new window)
Search
Search
Editing
Adorata
(section)
Add topic